La tua voce non la conosco.
Non rammento le tue mani così dure e decise.
E i tuoi occhi sono neri.
Io lì,
come marmo,
ti osservo e
inorridisco.
Non capisco. Odo parole confuse.
Ma ecco il mio volto sul vetro gelido e offuscato.
Un inopinato sapore di sangue
attraversa le labbra,
e una lancia trafigge la mia testa.
Incombe una pioggia di lacrime
incredule e rassegnate. Tu guardi lontano,
vittorioso carnefice che ostenta gloria,
fuggi il mio sguardo plumbeo e lucente.
Mi alzo e cammino,
trascinando il cadavere della mia anima.
Poi mi fermo.
é un frangente.
La mia incredulità
esplode
in un urlo angoscioso
e la mia mano è lì,
rossa e livida,
contro quel muro senza colpa.
Trema la terra sotto i miei piedi
e tutto in me crolla
innalzando una nube fatale.
Inutile è lo sforzo,
cercare di comprendere,
cercare pietà.
Io non ti conosco.