E il messaggio è inciso sulla faccia chiara della luna,
filtrato da un raggio di luce, puoi recitarlo
come un verso perfetto con un soffio di voce
tra le coltri disfatte del letto. Di getto magari,
e ripeterlo dopo ogni bacio. “ E’ con te che voglio stare”
e restare nei giorni di sole, di pioggia e di nebbia,
amare ogni ruga, l’invecchiamento degli occhi,
gli specchi dell’anima a riflettere la gioia
che è questo stare insieme, corpi in simbiosi,
osmosi del respiro, giro nell’oasi dell’amore
al tempo delle catene. E questo raro languore
di piacere e malinconia e poi la narcosi
dopo il tramonto, forse stanchezza, mai noia,
il sonno che arriva a folate, il gioco dei tarocchi
con le carte truccate, sabbia nella gabbia
spalancata. L’ultima rincorsa per oltrepassare
il muro di nubi, già li vedi altari e acquari,
-immergersi nell’amore e pregare dinanzi alla croce.
Hai spento la luce- puoi vedere lo stesso- l’orlo
del copriletto, il colore dei sogni, l’ago e la sua cruna.

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