Mancava di ritrovare la semplice idea più pura.
Era tutto così ovvio:
lo stridolio della corda di chitarra oltre la propia soglia del dolore,
la legge di Lorenz per i baci in un imbuto senza tregua.

Microsatelliti di sbadigli in tandem: li sentivamo.
Come un vecchio meticoloso si sarebbe accorto
dell'ora di cena spostata di un centimetro sul mobile immacolato,
noi ci saremmo accorti dello sbriciolamento di un punto lontano
e sentire fino a quel punto voleva dire solo una cosa:
eravamo ciechi.

Avevamo solo una nostra immagine mentale,
e ci bastava.
Eravamo più presenti di un peluche stretto nel sonno,
del respiro degli assiderati.
Era un fruscio il cercarsi delle mani
e un orgasmo gentile il riderci sopra.

Eravamo una delle tante definifizioni dell'amore,
e grazie a noi poteva propagarsi un suono
anche nel vuoto più imbecille dello spazio.
 
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Profilo Autore: Nicola Matteucci  

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Commenti  

Caterina Morabito*
+1 # Caterina Morabito* 14-02-2015 19:02
Il buio è sempre stato un ispiratore di bellissime riflessioni , complimenti
simone corrieri
+1 # simone corrieri 15-02-2015 17:04
Nicola , mi e' piaciuta tutta .
Come la chiudi poi e' veramente una chiusura eccellente .
nabrunindu
+1 # nabrunindu 15-02-2015 17:13
speciale, davvero speciale. bravissimo!

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