Occhi accecati dalla mia insonnia,
Tavolo di pino a secco che con le mie lacrime inzuppa la tua sete,
Carenze di planarità che mi arrossisce il viso con sberle nostalgiche,
pugni velenosi,
Vuoto che imperversa,
Maggese d'ansia, sagrato dove il mio corpo cessa le spoglie,
Dio che per niente ti credo e mi giri più forte di
non avermi sul conto,
Anima cavata, spirito del nulla, la mia anima:
Muffa, muffa i miei polmoni, mi tiene in vita.
Respiro della vita,
Quella degli uccelli e dei sogni lattati,
Respiro interrotto d' infarto
e nei tubi dell'ossigeno nelle vene,
La mia aorta,
Quella del fuoco fanciullesco dato pezzo di ghiaccio,
Sole fervido e traballante,
Luna povera,
Mondo che uccide,
Flauto senza fori che calpesta il suo destino,
scritto da non so che buon Dio.
Oh, dolore che nella Morte chiama le donne con sciarpe nere
e fa mettere i gemiti ad alta voce
e le loro pupille gonfiarsi dal pianto,
Spremono sangue dal corpo per gli occhi d'acqua e il sale,
Passando al delirio dal digiuno per giorni interi,
E sete per la morte che bacino sulle labbra congelate.
Molo, molo che con quello sguardo t'immerge nel peccato,
Molo brutto che la coscienza ti inzuppa,
Quel nulla con bocca muta, quel disumano
Quello per tutti un po' e nessuno per molti,
Il mio Buio, esso del tuo giorno pieno di Luce.
Tavolo di pino a secco che con le mie lacrime inzuppa la tua sete,
Carenze di planarità che mi arrossisce il viso con sberle nostalgiche,
pugni velenosi,
Vuoto che imperversa,
Maggese d'ansia, sagrato dove il mio corpo cessa le spoglie,
Dio che per niente ti credo e mi giri più forte di
non avermi sul conto,
Anima cavata, spirito del nulla, la mia anima:
Muffa, muffa i miei polmoni, mi tiene in vita.
Respiro della vita,
Quella degli uccelli e dei sogni lattati,
Respiro interrotto d' infarto
e nei tubi dell'ossigeno nelle vene,
La mia aorta,
Quella del fuoco fanciullesco dato pezzo di ghiaccio,
Sole fervido e traballante,
Luna povera,
Mondo che uccide,
Flauto senza fori che calpesta il suo destino,
scritto da non so che buon Dio.
Oh, dolore che nella Morte chiama le donne con sciarpe nere
e fa mettere i gemiti ad alta voce
e le loro pupille gonfiarsi dal pianto,
Spremono sangue dal corpo per gli occhi d'acqua e il sale,
Passando al delirio dal digiuno per giorni interi,
E sete per la morte che bacino sulle labbra congelate.
Molo, molo che con quello sguardo t'immerge nel peccato,
Molo brutto che la coscienza ti inzuppa,
Quel nulla con bocca muta, quel disumano
Quello per tutti un po' e nessuno per molti,
Il mio Buio, esso del tuo giorno pieno di Luce.

Commenti
Con affetto fraterno, aleksander.