Quando ero un povero cacciatore raccoglitore,
nomade in un mondo di nomadi,
avevo solo te come amico.
E non era una questione di luce
saperti apprezzare per quello che eri,
vedere o non vedere l’essenza delle cose.
Era la sopravvivenza di una società arcaica,
erano i valori e le doti tipiche dell'età giovane:
l’audacia, la decisione, la forza, la resistenza alla fatica.
Ci capivano, tu ed io, e non eravamo mai soli,
tra gli uomini di un paleolitico al tramonto,
molto prima di Re Salomone ed il suo anello.
Ma ero comunque io, lo sai, il detentore esclusivo
dell'oggetto culturale per eccellenza, l'arma,
che sembrava comparsa per pormi il cruccio dell’inegualità.
Così, mentre io mi rovinavo, tu imparavi a trarre prestigio
dalla tua innata capacità di nutrire gli uomini,
non come me, con le frecce avvelenate, ma con la fedeltà.

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