Sulle salive suadenti
splendono senza sapere
se silenzio serviva
sillabe senza senso.
Eccolo emergere esausto
enfatizzare emozioni esili
enunciando editti etilici
elusivo essere edonistico!
Medita miscele mentali
mediando miti, medaglie
medicine. Maniacale miseria!
Pubblicizzando patemi personali
primitivi precetti preferiscono
pulsanti peripezie predatorie.
Luce lascia languire
lamenti lontani. Leccami!
Luna liberami. Lapidalo!
Io! Io ! Io!
Imperterrito imprigiona idoli
incupendo ideali. Incenerire
catene celebrando contrarie
credenze certo conferisce
conferme! Che combinazione
imprigionarsi in identiche!
Immortalando ipocrite irriverenze,
imbestialito, indecentemente isterico
talvolta tesse trame
tentacolari temendo tempi
turgidi. Tremate tiranni,
tirapiedi, troverete tutto
arso. Arsenico, avvelenali!
Allineando anarchie apparenti
approderemo ad ardori
ancestrali. Attesi ancora.
splendono senza sapere
se silenzio serviva
sillabe senza senso.
Eccolo emergere esausto
enfatizzare emozioni esili
enunciando editti etilici
elusivo essere edonistico!
Medita miscele mentali
mediando miti, medaglie
medicine. Maniacale miseria!
Pubblicizzando patemi personali
primitivi precetti preferiscono
pulsanti peripezie predatorie.
Luce lascia languire
lamenti lontani. Leccami!
Luna liberami. Lapidalo!
Io! Io ! Io!
Imperterrito imprigiona idoli
incupendo ideali. Incenerire
catene celebrando contrarie
credenze certo conferisce
conferme! Che combinazione
imprigionarsi in identiche!
Immortalando ipocrite irriverenze,
imbestialito, indecentemente isterico
talvolta tesse trame
tentacolari temendo tempi
turgidi. Tremate tiranni,
tirapiedi, troverete tutto
arso. Arsenico, avvelenali!
Allineando anarchie apparenti
approderemo ad ardori
ancestrali. Attesi ancora.
18 commenti
Tampax
Perdite d’onnipotenza a flussi
grumi d’ovatta fra le labbra.
Altro che ali!
Crepa se sei muro
spera stasi se sei
crepa.
Banali esigenze
Anche stelo e spine sono rosa.
Perdo petali ed annuso le tue ossa.
Di Percezione
Qualità assopita suggestione essenziale
spendo l’immagine godendo sonnambulo
del più semplice dei movimenti, stimolo e mediazione.
Non è fantasia il profumo che si crea lontano dalla fonte.
Perdite d’onnipotenza a flussi
grumi d’ovatta fra le labbra.
Altro che ali!
Crepa se sei muro
spera stasi se sei
crepa.
Banali esigenze
Anche stelo e spine sono rosa.
Perdo petali ed annuso le tue ossa.
Di Percezione
Qualità assopita suggestione essenziale
spendo l’immagine godendo sonnambulo
del più semplice dei movimenti, stimolo e mediazione.
Non è fantasia il profumo che si crea lontano dalla fonte.
Guarirò intanto
t r a f u g a e s t a s i
s u d a m e t a s t a s i
tratteggi me
o d i o r i
conosci
coglioni fertili strizza
amplessi trattieni
sperma nel cuore.
Rivoluzionami
Gira e rigira gira e raggira gira
volta e rivolta stavolta, talvolta
stravolta straparli parli sussurri
discorri scorri corri rincorri
sparisci.
t r a f u g a e s t a s i
s u d a m e t a s t a s i
tratteggi me
o d i o r i
conosci
coglioni fertili strizza
amplessi trattieni
sperma nel cuore.
Rivoluzionami
Gira e rigira gira e raggira gira
volta e rivolta stavolta, talvolta
stravolta straparli parli sussurri
discorri scorri corri rincorri
sparisci.
Cantano gli uccelli
stranamente
dentro le campane, nei batacchi
altalenanti accenti. pioggia
L’ombrello color luce mi fa strada
rassicurante aquilone. aquila
nel cielo radente d’otto (più otto) ottobre
Poetizzo la prima nuvola che incontro
seducente veliero, mi fai saltare su…
no, la fiaba è già trasfigurata:
quale stilosa penna
ha sommerso d’inchiostro
l’isola…l’isola che non c’è…più
La spinta d’archimede, vuota speranza
è debole per sollevarmi
da un mare di verbi, all’infinito
Uccelli cantano dalle ferite
il cielo hanno trapunto
di saette, e sotto
foglie, cappelli, gonne
vanno ronzando insieme
E sotto, voglio un riparo. io fuggo
presto sarà freddo tremante. di più
notte fonda. di più
M’incuneo nello spleen. la mia poltrona
chiudetemi la porta
se tira troppo. il vento
stranamente
dentro le campane, nei batacchi
altalenanti accenti. pioggia
L’ombrello color luce mi fa strada
rassicurante aquilone. aquila
nel cielo radente d’otto (più otto) ottobre
Poetizzo la prima nuvola che incontro
seducente veliero, mi fai saltare su…
no, la fiaba è già trasfigurata:
quale stilosa penna
ha sommerso d’inchiostro
l’isola…l’isola che non c’è…più
La spinta d’archimede, vuota speranza
è debole per sollevarmi
da un mare di verbi, all’infinito
Uccelli cantano dalle ferite
il cielo hanno trapunto
di saette, e sotto
foglie, cappelli, gonne
vanno ronzando insieme
E sotto, voglio un riparo. io fuggo
presto sarà freddo tremante. di più
notte fonda. di più
M’incuneo nello spleen. la mia poltrona
chiudetemi la porta
se tira troppo. il vento
Per il ventre della tua danza
d’occhi smarriti in fraseggio l’inerzia smussata nel trucco
accecante onori la posa scodinzolando nel fianco paterno
unto come il muso di fronte cola il sudore e libera lo sputo
dai tempi andati in cadenza si sbracciano nervi ed autorità
in zuppa ormai i polmoni sono ceci triti all’odore di menta
e d’hashish s’inebriano i ritmi di Rabat ed il fragore
dalla corte baldoria s’eleva in controtempo fin sopra
i tetti ammirano vacillanti bacini e parabole
d’umanità polveriera soffocata sul sintetico
darbuka
e nessuno a sottrarre violenza al mutismo.
“Piange il montone atteso dentro nel petto
del sacrificio essenziale del taglio”, rivolta
verso la stanza macello un continuo mirare
la promessa bavosa aggirarsi tra uteri nuovi
le mie dita in assolo, il tuo giacere abissale.
***
Questi versi sono nati durante la mia permanenza in Marocco mentre suonavo al matrimonio di Malika, diciasettenne promessa sposa ad un vecchio facoltoso bastardo.
d’occhi smarriti in fraseggio l’inerzia smussata nel trucco
accecante onori la posa scodinzolando nel fianco paterno
unto come il muso di fronte cola il sudore e libera lo sputo
dai tempi andati in cadenza si sbracciano nervi ed autorità
in zuppa ormai i polmoni sono ceci triti all’odore di menta
e d’hashish s’inebriano i ritmi di Rabat ed il fragore
dalla corte baldoria s’eleva in controtempo fin sopra
i tetti ammirano vacillanti bacini e parabole
d’umanità polveriera soffocata sul sintetico
darbuka
e nessuno a sottrarre violenza al mutismo.
“Piange il montone atteso dentro nel petto
del sacrificio essenziale del taglio”, rivolta
verso la stanza macello un continuo mirare
la promessa bavosa aggirarsi tra uteri nuovi
le mie dita in assolo, il tuo giacere abissale.
***
Questi versi sono nati durante la mia permanenza in Marocco mentre suonavo al matrimonio di Malika, diciasettenne promessa sposa ad un vecchio facoltoso bastardo.
Il primo colpo
Stralcio d’aggressione spoglia
la tua pelle in corso d’opera.
E’ un massacro
Mutilazioni e stratagemmi vari al fine di un conveniente immobilismo
certo, non capisci, questo non stupisce, potessi almeno vedere giusto
di che gemi al non accorgerti, non c’è niente da ridere, eppure langui?
Di falsità
L’amore che mi spari addosso non rende
io mi alieno per te, ritrovarmi e ridonarmi
dalla breccia di un individualismo indotto
tutto ciò che non sei diventa odio. O dIO.
Il secondo colpo
Se il divenire ha qualche attinenza con l’esistere
tu desisti possibilmente da ogni trasformazione.
Costi d’attivazione servizio anticipati.
Rigenera
Siete figlie ed io vi porto nelle ossa
non divento etereo, eppure più leggero
di saggezza, non parlate ché svanisce appena
s’intravede, una via per l’equilibrio sgombra
la mente, ci rovina e crolla, da ogni traccia
nella pace più atroce, potrei dire di trovarmi.
Stralcio d’aggressione spoglia
la tua pelle in corso d’opera.
E’ un massacro
Mutilazioni e stratagemmi vari al fine di un conveniente immobilismo
certo, non capisci, questo non stupisce, potessi almeno vedere giusto
di che gemi al non accorgerti, non c’è niente da ridere, eppure langui?
Di falsità
L’amore che mi spari addosso non rende
io mi alieno per te, ritrovarmi e ridonarmi
dalla breccia di un individualismo indotto
tutto ciò che non sei diventa odio. O dIO.
Il secondo colpo
Se il divenire ha qualche attinenza con l’esistere
tu desisti possibilmente da ogni trasformazione.
Costi d’attivazione servizio anticipati.
Rigenera
Siete figlie ed io vi porto nelle ossa
non divento etereo, eppure più leggero
di saggezza, non parlate ché svanisce appena
s’intravede, una via per l’equilibrio sgombra
la mente, ci rovina e crolla, da ogni traccia
nella pace più atroce, potrei dire di trovarmi.
