Scale armoniche di timido flutto
Come il grano, timido, ardere al tramonto
Baciato da onde sottili di rondini e coccinelle
Polline di nave!
Viso di rame,
Distesa tra le profumate terre
In fondo a quel momento
Guardavo solo, storta, la bocca del firmamento.
Al capezzale di Ostriche & Champagne
Mentre siedo viola tra i santi
in un angolo ''La tua supplica''
(5 centesimi per accendere una candela e inginocchiarti)!
Da qui
Le nuvole appassiscono magre,
ed io non ho volto tra le stelle.
Lontano,
Sfiorisco,
Ancora flutto
Con mano rivolta in preghiera,
E' ancora, la morte!
Le allodole di cobalto
Hanno rughe profondissime
Conservano uno sguardo che non somiglia
E mentre precipitano dall'ossa
Frantumano inguainate pelle color d'avorio
Che accada pur quel pianto
Vapore d'angoscia di avvizzita stagione umana
Ma su un fianco di pupille larghe
Tempia contro tempia
Trasfonda la nostra febbre di tacito scrigno
Non piagarmi allora
Conosco allor bene quell'acre sabbia intorbidita
E mentre tramuto di cielo per accoglierti
Mi impegno a urlare una stella che cade,
Ma i miei occhi non mi somigliano
E tu
Sete vermiglia
Sei l'ombra di tutti i miei tramonti.
Immondo il cranio
Boicottando l'esistenza al limite della trascienza
L'esuberanza della morte agita la chiave
Il silenzio tra le zampe di uccello
gli steli delle piante.
Inganno il sorgere delle colline,
un frastuono d'anima monacale arde
verso il cielo scolorito delle rughe.
La vecchiaia ha la voce di un gatto
dal mare
Annegato.
I suoi zoccoli masticano la brezza
E nel puzzo di morte adagio le mie rose arenate.
L'arsura della fame
fredda come una febbre
E' midollo,
Una lastra di cemento armato
indigesto come il mondo!
Mi hai corteggiata come certi pipistrelli
e poi
Schiantata per un neo.
Entrai nella tua bibbia
Onorai le tue statue da Babbuino Sacro
Bevvi il fluido della leccornia, ma
Retrocedendo nel tempo
i punti tirano sai?
Un mare lontano lontano muore al mio orecchio
S'imbianca e inghiotte
Opache stelle senza vita!
La morte ferisce l'attenzione dei multipli
Pregna di esaltazioni petrolifere vedo sdoppiarsi due me _-
- una che sta li, con me
- _ una che sta qui, con te.
Ho partorito lo svantaggio di essere con te in te e senza di te
Nel gesso di quell'atroce
Ho creduto di essere immortale
E ora che ho perso
Sono stanca del peso di queste valigie
La mia è stata una vita sbattezzata alla morte, ma
Come diva al tramonto lei mi ha vinta
Ed è attivo il processo!
In una stanza senza porte nutro la decomposizione
La muffa in alto come spirale sul nulla
Voglio solo che la morte mi accordi come una corda
Freccia del non-esistere.
Di corrente d'aria
Gelata arriva alle ginocchia
Oh vacuità mortale!
Sanguisughe succhiano ingorde i miei alluci.
Adesso sono alga!
Adesso sono alga.
Galleggiare sopra il mare stanco stanco
In modo da poter vedere gli angoli della mia infanzia fare a botte con le luci della saggezza.
Annegare vorrei sulla terra ferma
Con gli occhi rovesci
Avendo l'agio di dedicarmi ai pensieri
Cammino allora sull'acqua strampalata dei ricordi
Schiava cardiaca di stelle!
Dissolvo con mano invernale
Come è solito fare un grande arrangiatore di pavida inquietudine, un umore ludico di flanella.
Imbottito sopra i falchi ruvidi di cristallo
Il paesaggio si è girato sul dorso, come in un sogno sopra i campi
Il ginocchio non è che un colle con rami e nervature d'albume,
Ma la neve fresca vale solo un soldo
E in belle curve l'agile fisica trova in volo la formula dell'amore cieco
Per voi, solo per voi, papà, tutta la notte ha nevicato!
Vado al camino allora
Vado ad accendere il freddo all'ombra degli ulivi.
Hai gettato via la dignità per due soldi.
Soldatino di te stesso chinasti il capo.
Chi era il capo? Domandai incuriosito...
Curiosa combinazione rivelò le trame.
Trame di colori invisibili s'intrecciarono in cielo.
“Cielo” gridai d'un tratto.
Trassi conclusioni nel giusto senso.
Un tale perse il senso della ragione.
Ragionai con un pupazzo.
“Pazzo” Dissi a quel tale.
Tale fu il paradosso che scrissi una falsa farsa.
“Dobbiamo far sì che emerga la verità”
Veramente furono solo presi alcuni vocaboli mai resi.
Resi il luogo pieno di fumi tempestosi.
Tempestai di mail il Sinedrio.
“Chi volete Barabba o Gesù?”
Liberate popolo degli eletti la libertà.
Liberamente m'arrogai il diritto di tutto.
Tutto volgeva in luoghi oscuri della mente.
“Lei mente” Replicò il P.M.
L'interrogatorio finì con un nulla di fatto.
L'infame e il pazzo si presero per mano
e cantando sotto la pioggia
si sposarono al porto di Chioggia.
“Gira gira la giostra senza mai fermarsi, non la guardar troppo se non vuoi finir per terra”

Continue voci
regalano luci
propongono brani
elevano piani
sintassi di lettere
e strappi di nettare
sorvolano in aria
primula varia di notizie già nate
per poi essere gridate
sensazioni improvvise
per essere condivise
virgole e punti
come riassunti
e rimane poi il silenzio non detto
di chi piu' non ha
cuore nel petto.
Ho in mente le farfalle lesse
vivono tre giorni innaturali
mai hanno il modo di coagularsi in vena
Vedo la filosofia esistente nelle fessure
E dico che sarebbe come urlare di panico
loro volando sui fiori vivono soltanto
0, 23, 22, 21, 20 and counting?
Contro-produ-fru-fru-cente
è il suono della loro canzone
si chiudono sotto scaglie colorate
dopo aver chiesto una sedia a rotelle
che verrà consegnata dopo il funerale.
Le farfalle sono per sempre giovani
e hanno sogni d’aquila maestose nel cielo
e noi che siamo come ragni color bitume
e tessiamo tele su ali di libellule
sino a imprigionarle, per sempre giovani
nel flusso di sangue ininterrotto
da 0, 73,72,71,70 and counting
giocando a mosca cieca coi ricordi
le dentiere comprate al mercato delle pulci
l’amante in minigonna s’è presa una sbronza
in montagna perché nel freddo del congelatore
il corpo si conserva meglio. L’airbag
della carrozzella si è aperto dopo lo schianto
con un limone gigante, sostiamo da ragni danzanti
al ritmo di percussioni africane lunghe e lente
appoggiati a un bastone di vetro colorato
scheggiato sul fondo, ancora giovani
nella mente, i sogni impressi nella memoria del cuore.

La torre dei fuggiaschi ora è disabitata
dopo la retata degli scheletri appesi
al gancio di un robot, il mare è in apnea
e ulula il vento del nord, l’ultima strega
del nocchiero è morta di polmonite
tre anni fa. Credi che sia un monolite
la pietra prima del bosco della congrega
dei rabdomanti, non è così dice la dea
dei monti spogli. Non è qui la genesi
dell’odio, ma qualcuno l’ha avvistata.
Dall’altra parte della terra, al confine
con la regione dei giganti astemi
e la terra delle fontane zampillanti.
La regina dei comizi è stata deportata
ora recita a gettone per gli abitanti
di una città senza finestre, i torrenti
sono inquinati dalla marmellata
di catrame, per guadarli servono guanti
resistenti alla pece. Empi e blasfemi
stanno vincendo, non c’è più discussione.
Spulciando tra le righe delle leggi emanate
dal parlamento qualcuno ha scoperto
un refuso, per farle invalidare serve l’approvazione
dei discendenti del re di Prussia, perché gli eletti
sono stati confinati nel girone dei prepotenti
da una rivolta improvvisa degli elefanti
sordi. I briganti del sud ora sono protetti
da mosche danzanti al suono di una canzone
rap, le donne invecchiate stanno all’aperto
e quelle più belle non sono mai nate.
di tonalità super
che arrivi tutta dalla terra,
Stagione
patinata d'oro,
laddove tutti i sensi si risvegliano.





