Lui è un contabile d'ufficio.
Lo so per certo.
Scarponcini in pelle e cuoio, lenti quadrate,
Parka imbottito.
Gomma pulita come un pargolo avvolto nel manto di tela,
lapis appuntito come un campanile,
pialla ruvida e funzionante come una lingua felina.
Il Perfettino.
Egli mi detesta: lui conosce i numeri, io li do.
Io ho paura di volare, lui sa di non poter avere le ali.
Egli conosce, conosce e distingue i fili del tram
dalle ragnatele dei suonatori alla stazione
e da buon dipendente pubblico
si sottomette ai supercapi, cordialmente risponde
alle domande per logica di pensiero,
adagio trova sempre il nesso.
Lui è la sentinella dell'esercito aziendale,
sul diario scrive ogni novità sebbene inutile.
Egli sopravvive a questo mondo: sì pesce piccolo,
ma tanto piccolo da rendersi invisibile ai
pescisaurus rex negro angelus.
Ah, dimenticavo! Egli nutre il senso d'oggetti e forme.
Ad esempio, la penna con cui ho scritto questo trattato
me l'aveva prestata lui, solo che ora l'ho persa.
Tra cent'anni (se ci sarò io domani) egli si ricorderà
della penna che gli devo.
Aspetta...ma, se la penna l'ho persa,
con cosa diavolo sto scrivendo?

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