C’era una volta una piccola fattoria nel cuore di una montagna. Tra quelle mura nacque un papero. Non era un papero qualsiasi… aveva un dono: poteva parlare con gli esseri umani! La figlia del fattore, Maria, se ne accorse e ne rimase sbalordita, come un bimbo che ammira le lucine scintillanti di mille giostrine fra le bancarelle traboccanti di caramelle in un giorno di festa. Ogni mattina, di buon ora, la piccola Maria, con le sue goffe treccine disfatte e il suo vestito rosa baciato dalla primavera, correva felice per la piccola fattoria, divertendosi a cercare quel papero speciale intento a dormicchiare nei posti più impensabili. “Sei qui mio dolce amico paperotto?” ripeteva curiosa Maria, sbirciando fra la paglia di un vecchio carretto malconcio, fra i formaggi del nonno in dispensa, fra le conserve della mamma in cucina, fra i panni ancora bagnati stesi ad asciugare che inzuppavano le piume stizzite di una gallina e dei suoi pulcini. “Ma dove sei mio dolce amico paperotto?” si chiedeva ancora Maria, giocando a cercarlo nella stalla, al calduccio, fra docili pecorelle e teneri agnellini che la salutavano belando felici. E poi ancora nell’orto, seguendo la fragile scia delle lumachine, il volo di mille farfalle colorate, la cascata di un timido arcobaleno spuntato fra le cime delle montagne. “Sono qui!” Rispose finalmente il dolce paperotto con voce triste, fissando l’acqua scura, fresca e profonda del pozzo, agitata soltanto dal soffio delicato del vento. “Che succede mio dolce amico paperotto? A me puoi dirlo!” Disse Maria, preoccupata e dispiaciuta, sperando di poterlo consolare. “E’ che ho tanta tanta paura di nuotare, mia piccola amica, ma mi manca moltissimo il mio papà che vive tutto solo lungo le rive impetuose del fiume, laggiù a valle. Sai, la mia mamma purtroppo non c’è più ed io vorrei tanto raggiungerlo per riabbracciarlo e per giocare un po’ con lui, ma non so davvero come fare”. “Nessuno mi ha mai insegnato a galleggiare!” Concluse il piccolo papero, continuando a fissare senza alcuna speranza l’acqua del pozzo. “Lo scoiattolo cattivo del bosco mi prende in giro da giorni, deridendomi orgoglioso dal suo ramo spoglio. Papero fifone! Papero fifone! Papero fifone! Mi ripete in continuazione quello scoiattolo impertinente senza un briciolo di compassione!” “Non preoccuparti mio dolce amico paperotto! La Fatina del Sole ascolterà certamente la tua preghiera, realizzando il tuo piccolo grande desiderio”, rispose Maria, fiduciosa. Così all’improvviso, su un’altalena sospesa nel cielo ecco apparire la Fatina del Sole con la sua bacchetta azzurra come l’acqua, i lunghi capelli rossi e il suo bel vestito fatto di nuvole e di foglie. “Dolce paperotto, se vuoi galleggiare lungo il fiume senza alcuna paura, io costruirò per te una bellissima barchetta inaffondabile tutta fatta di fiori magici, preziosi e profumati. Ma tu dovrai farmi una promessa: lungo il tragitto dovrai staccare dalla barchetta un fiore magico da donare ad ogni cucciolo triste, solo, infreddolito e impaurito che incontrerai lungo il cammino. In ogni fiore è custodita la polvere magica del cuore della loro mamma, così che possa essere sempre al loro fianco, anche da lassù. In questo modo io esaudirò il tuo desiderio e tu, piccolo paperotto, aiuterai ogni cucciolo in difficoltà ad avere una vita migliore e un po’ più felice”. “Grazie Fatina del Sole, ho davvero imparato la lezione: aiutare gli altri è il regalo più bello che possiamo fare al mondo e quando sarò io ad avere bisogno, dovrò solo avere un pizzico di fiducia in più nel mondo!”.
