Balto era un cagnolino. Aveva un sogno: una famiglia! Un giorno al canile dove viveva già da tempo i suoi occhi incontrarono quelli di un bambino con la sua famiglia. Al piccolo Nicholas, infatti, dopo svariate marachelle che avevano messo a dura prova la pazienza dei suoi genitori, gli fu assegnata una punizione un po’ speciale: quella di prendersi cura dei piccoli ospiti a quattro zampe del canile della sua cittadina. Nicholas, entusiasta per essere riuscito a scampare a punizioni ben più severe, non se lo fece ripetere due volte, e così, assecondando la volontà di mamma e papà, accettò di buon grado. Era sicuro che fare compagnia a quei teneri cagnolini soli e sfortunati, sarebbe stato allo stesso tempo divertente e molto gratificante. Così raggiungeva il canile in sella alla sua bici due giorni a settimana, portando con sé anche qualche piccola coperta per i poveri cagnolini, ciotole nuove per dissetarli e del buon cibo per sfamarli. Che dire, il piccolo Nicholas, ci sapeva proprio fare con quei cuccioli! In pochissimo tempo, era infatti diventato la mascotte di tutti i cagnolini, soprattutto di Balto, che sembrava nutrire per lui un affetto particolare. Una notte, nel buio della sua cuccia, immerso in un sonno profondo, Balto sognò la Madrina dei Cuccioli che gli consegnava una piccola bandana gialla. “Legala attorno al collo come una piccola sciarpetta”, gli disse, “Vedrai che molto presto anche il tuo sogno di vivere in una bellissima famiglia si avvererà”. Il giorno successivo, Nicholas, arrivò puntuale come sempre al canile, pronto ad accudire con la sua compagnia i piccoli ospiti a quattro zampe. In una delle sue spericolate corse a rincorrere quella marea festante di umidi musetti e di code che scodinzolavano divertite, perse da una tasca una piccola bandana gialla. Balto se ne accorse immediatamente, la raccolse con un morso e la portò nella sua cuccia accorgendosi che era praticamente uguale alla sua. La Madrina dei Cuccioli, che solo Balto poteva vedere, apparve allora davanti ai suoi occhietti verdi ed increduli. “Com’è possibile?”, chiese Balto sconcertato. “C’è un legame insospettabile tra te e il piccolo Nicholas”, confessò la Madrina dei Cuccioli. “La perfida Dea degli Ossi, accecata dall’invidia perché non poteva avere dei cuccioli a causa della sua malvagità, come invece è successo alla tua dolce mamma e al tuo papà, quando seppe della tua nascita, trasformò i tuoi fratellini in bambini e li abbandonò in città, cosicché nessuno avrebbe mai potuto sospettare un simile legame, costringendovi a vivere separati per sempre”. “Non ci credo, disse Balto, tutto questo ha veramente dell’incredibile! Come può un bambino essere un mio fratellino?! Io sono un cagnolino!”, replicò Balto sconvolto. Ma Balto aveva legato attorno al collo come una piccola sciarpetta anche la gialla bandana di Nicholas. E così, guardandosi attorno, si accorse che quel bambino bravo a compiere tante marachelle era effettivamente diventato un cagnolino del suo stesso colore ma dal temperamento veramente vivace! Balto ebbe così la prova che la Madrina dei Cuccioli non aveva detto una bugia! Il loro era e restò un legame veramente speciale, uno di quelli che nasce ed esiste solo fra fratelli! Da quel giorno, infatti, i due divennero veramente inseparabili, e con l’aiuto della buona Madrina dei Cuccioli riuscirono a ritrovare i loro quattro fratellini, e a vivere finalmente insieme come una famiglia felice ed amorevole insieme alla loro vera mamma e al loro vero papà.
C’era una volta una piccola fattoria nel cuore di una montagna. Tra quelle mura nacque un papero. Non era un papero qualsiasi… aveva un dono: poteva parlare con gli esseri umani! La figlia del fattore, Maria, se ne accorse e ne rimase sbalordita, come un bimbo che ammira le lucine scintillanti di mille giostrine fra le bancarelle traboccanti di caramelle in un giorno di festa. Ogni mattina, di buon ora, la piccola Maria, con le sue goffe treccine disfatte e il suo vestito rosa baciato dalla primavera, correva felice per la piccola fattoria, divertendosi a cercare quel papero speciale intento a dormicchiare nei posti più impensabili. “Sei qui mio dolce amico paperotto?” ripeteva curiosa Maria, sbirciando fra la paglia di un vecchio carretto malconcio, fra i formaggi del nonno in dispensa, fra le conserve della mamma in cucina, fra i panni ancora bagnati stesi ad asciugare che inzuppavano le piume stizzite di una gallina e dei suoi pulcini. “Ma dove sei mio dolce amico paperotto?” si chiedeva ancora Maria, giocando a cercarlo nella stalla, al calduccio, fra docili pecorelle e teneri agnellini che la salutavano belando felici. E poi ancora nell’orto, seguendo la fragile scia delle lumachine, il volo di mille farfalle colorate, la cascata di un timido arcobaleno spuntato fra le cime delle montagne. “Sono qui!” Rispose finalmente il dolce paperotto con voce triste, fissando l’acqua scura, fresca e profonda del pozzo, agitata soltanto dal soffio delicato del vento. “Che succede mio dolce amico paperotto? A me puoi dirlo!” Disse Maria, preoccupata e dispiaciuta, sperando di poterlo consolare. “E’ che ho tanta tanta paura di nuotare, mia piccola amica, ma mi manca moltissimo il mio papà che vive tutto solo lungo le rive impetuose del fiume, laggiù a valle. Sai, la mia mamma purtroppo non c’è più ed io vorrei tanto raggiungerlo per riabbracciarlo e per giocare un po’ con lui, ma non so davvero come fare”. “Nessuno mi ha mai insegnato a galleggiare!” Concluse il piccolo papero, continuando a fissare senza alcuna speranza l’acqua del pozzo. “Lo scoiattolo cattivo del bosco mi prende in giro da giorni, deridendomi orgoglioso dal suo ramo spoglio. Papero fifone! Papero fifone! Papero fifone! Mi ripete in continuazione quello scoiattolo impertinente senza un briciolo di compassione!” “Non preoccuparti mio dolce amico paperotto! La Fatina del Sole ascolterà certamente la tua preghiera, realizzando il tuo piccolo grande desiderio”, rispose Maria, fiduciosa. Così all’improvviso, su un’altalena sospesa nel cielo ecco apparire la Fatina del Sole con la sua bacchetta azzurra come l’acqua, i lunghi capelli rossi e il suo bel vestito fatto di nuvole e di foglie. “Dolce paperotto, se vuoi galleggiare lungo il fiume senza alcuna paura, io costruirò per te una bellissima barchetta inaffondabile tutta fatta di fiori magici, preziosi e profumati. Ma tu dovrai farmi una promessa: lungo il tragitto dovrai staccare dalla barchetta un fiore magico da donare ad ogni cucciolo triste, solo, infreddolito e impaurito che incontrerai lungo il cammino. In ogni fiore è custodita la polvere magica del cuore della loro mamma, così che possa essere sempre al loro fianco, anche da lassù. In questo modo io esaudirò il tuo desiderio e tu, piccolo paperotto, aiuterai ogni cucciolo in difficoltà ad avere una vita migliore e un po’ più felice”. “Grazie Fatina del Sole, ho davvero imparato la lezione: aiutare gli altri è il regalo più bello che possiamo fare al mondo e quando sarò io ad avere bisogno, dovrò solo avere un pizzico di fiducia in più nel mondo!”.
