Una nobil donna, forse una duchessa, ma poco importa, adorna di sontuosità, chiese ad un profeta:
"Parlami della nobiltà". Ed egli, un po’ accipigliato, rispose:
"Voi credete d’esser nobili, solo perché discendete da famiglie importanti, dal cognome altisonante, solo perché possedete molto senza nulla dare. Niente di più falso! Questa non è nobiltà. Semmai superbia.
La nobiltà risiede nel cuore, in ciò che siete, e non in ciò che possedete. Siate voi stessi e sarete nobili. Donate voi stessi, tutto il vostro amore e sarete nobili. L’amore è l’unica cosa che nobilita veramente un uomo, innalzandolo dagli abissi del male alle somme vette del bene, congiungendolo con l’assoluto, quindi con Dio.
Un concetto affine a quello di nobiltà e quello di verginità.
Non è vergine chi mantiene la propria carne "pura", ma chi è puro di spirito.
La purezza della carne non esiste, esiste solo la purezza spirituale che si manifesta attraverso il perseguimento di buoni sentimenti, e non attraverso il puritanesimo moralista che opprime gli uomini, proibendo loro di amare e d’esser liberi.
Chi preserva il proprio corpo dall’eros non è vergine, bensì avaro, perché non dona sé stesso a chi a bisogno d’amore.
L’avarizia: quella si che è peccato!
Tu, donna, Purifica il tuo animo dall’invidia, dalla superbia e dall’avarizia; Abbandonati ai piaceri dell’eros, che, ti assicuro, sono innocui, e sarai vergine.
Ora va’ ed impara a seguire la via che conduce alla profondità dell’essere, anziché rimanere alla superficie dell’apparire".
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