Dal diario di Tomas
01-06-2015
Chissà se è vero…
Lovecraft scrisse che Randolf Carter attraversò antiche terre prima di ritrovare la Città Del Tramonto. Beh, io darei l’anima per poter ritrovare la mia Silvia. Sono convinto che esiste una forza con la quale noi controlliamo i nostri sogni. Da qualche parte devono esistere certi mondi, certe persone, certe sensazioni... il mondo apparsomi stanotte era stupendo; adatto ad una dolce creatura come lei.
Ormai famose erano le mie serate davanti al PC alla ricerca di “amicizie particolari”; si, tutto questo capitava di norma quando Michelle era al lavoro o a qualche cena familiare. “Parlai” a Silvia via chat per qualche settimana prima di stabilire la data del nostro primo incontro.
Estremamente eccitato mi recai nella sua città natale. Questa metropoli, per certi versi, assomiglia alla odiosa Milano : l'afa e l'odore di binari consumati la fanno da padrone. La casa di Silvia ha tutte le caratteristiche del tipico alloggio economico; ma figuriamoci se mi metto a sindacare sulla sua casa. Tutti hanno diritto ad un tetto sotto cui dormire e come i cittadini, non esistono case di serie A o di serie B. Comunque sia, lei doveva fidarsi molto di me per darmi appuntamento a casa sua : forse devo averle confidato i dubbi che nutrivo sulla mia burrascosa relazione con Michelle.
Provai una immane tristezza quando mi narrò le sue brutte esperienze, benché le "parlavo" soltanto per mezzo di un computer.
I miei occhi increduli lessero le sue confessioni : brutte esperienze, appunto, di una vita che non voleva essere vissuta.
Quando aprì la sua decadente porta di casa, lo stupore mi travolse all'istante : vidi di fronte a me, a pochi centimetri dal mio viso, una adorabile figura femminile. La statura medio - bassa, i lunghi capelli rosso rame a toccarle gentilmente le spalle e gli occhi felini di color azzurro cielo, furono stupendi particolari che mi penetrarono nel profondo dell'anima; lì tenevo nascosti paesaggi incantati e fiumi impetuosi. Le labbra, piccole e sottili, contratte a disegnare un sorriso che… non riesco a trovare le parole per poterlo descrivere. So solamente che dentro quel sorriso vi erano mille cieli blu, tutti i sette mari e la massima espressione della natura. Il niveo splendore del suo volto, assomiglia tanto alla neve e i delicati tratti somatici sono degni di un sogno meraviglioso. Invitante è l'abbondanza del suo corpo : piacevole e morbido al tatto, quello era il corpo di donna del quale sognai per anni.
Lei parlò pochissimo durante il nostro primo incontro. Fu un peccato; adoro la sua voce melodiosa. Mentre le parlavo, Silvia si limitò a sorridermi vociferando risposte affermative o negative. Successe tutto rapidamente : la terza volta che Silvia mi mostrò i suoi denti divini, ci ritrovammo entrambi nella sua stanza da letto. Fummo nudi all'istante. Io ammirai con bramosia il suo corpo, contemplando i stupendi disegni delle sue curve. Grandi sono i seni di Silvia : non osai chiederle la misura, ma la mia immaginazione mi fece intuire di trovarmi di fronte ad una taglia superlativa. Senza un valido motivo, poco prima disegnò un fiore giallo sul seno destro : il polline corrispondeva al capezzolo, mentre il gambo si ramificava lungo tutta la superficie.
La mia eccitazione raggiunse livelli sproporzionati mentre lei con un gesto delicato mi invitò a distendermi sul letto.
"Rilassati...". Sussurrò al mio orecchio con una voce che solo le più belle fate possiedono.
Fu un esperienza irripetibile : tutte le nostre frustrazioni si dissolsero nell'aria soffocante. Nessuno di noi due prima d’ora aveva fatto l’amore così appassionatamente.
A rapporto concluso, parlammo e ridemmo a lungo come una coppia spensierata nei primi mesi di relazione. Salutandola alla porta, assaporando i suoi baci bagnati, le promisi che ci saremmo rivisti.
Sapevo che Silvia era pronta a dare tutta se stessa, ma pochi giorni dopo feci il gesto insensato di tagliarla fuori dalla mia vita. Lei pianse lacrime salate dopo aver appreso il tipo di trattamento riservatole. Quante volte l'ho immaginata piangere, rifugiata dolcemente nella sua vestaglia bianca con il gomito appoggiato al tavolo della sua cucina accanto ad un posacenere stracolmo di sigarette. La pioggia insistente di quei giorni deve aver battuto una triste musica sui vetri usurati del suo appartamento.
Dentro di me, un dolore logorante mi tormentava giornalmente. Pensai di stare bene con Michelle; mi convinsi che quell’episodio fu come una “sbandata”, ma mi vergognai fin dal principio a definirlo in quel modo. Ormai esausto, decisi di ritornare a trovarla : dovevo farlo.
Quando giunsi all'appartamento, vidi le sue finestre illuminate ed alcune persone radunate all'altezza della porta principale. Facendomi spazio tra di loro, senza badare troppo al loro aspetto, entrai. Questa volta lo scenario cambiò in un enorme salone con numerose sedie.
Vidi un volto famigliare, ma allo stesso tempo indesiderato : il ragazzo di Silvia. Rabbrividii al solo pensiero di immaginare altre braccia stringerla e altre labbra baciarla. Lei era indecisa se piantarlo definitivamente oppure no, così tempo prima mostrandomi una foto, mi espose i particolari della sua “storia” che rimossi immediatamente.
Non riuscii a capire cosa stessero aspettando tutte quelle persone sedute. Ovviamente, data la mia eccessiva timidezza, non feci domande a nessuno dei presenti.
Improvvisamente una porta si spalancò e quegli individui balzarono tutti in piedi. Silvia apparve immensamente bella nel suo vestito bianco : pur assomigliando ad una sposa, nella mani non stringeva un bouquet di fiori, ma bensì i suoi occhiali da sole neri. Aprendo lentamente le stanghette dei suoi occhiali modello Jackie, li portò al viso. La folla, tra calci e spintoni, cercò di raggiungerla. Quando tutti furono in fila indiana, ebbe inizio il rituale. Silvia porse la sua morbida mano al primo uomo della lunga fila. Egli baciò la mano delicatamente in segno di rispetto e devozione. Il secondo uomo fece lo stesso e così via; la fila di adoratori iniziò a smaltirsi.
Quando la cerimonia terminò, Silvia andò a sedersi su di una sedia. I suoi discepoli crearono un cerchio protettivo attorno a lei. Pietrificato sentii l'impulso di raggiungerla e prenderla tra le mie braccia, ma qualcosa mi bloccò. Fui intimorito da quegli strani uomini che sembravano adorarla come una dea. Dovevo smetterla di avere paura! Essa mi consumò già abbastanza! Finalmente, vinto dal desiderio di poterla toccare ancora, il mio braccio si fece spazio nel cerchio. Mi aspettai una reazione, ma i discepoli lo lasciarono penetrare verso di lei. La mia mano tremò, ansiosa di raggiungere la sua robusta spalla. Venni a contatto con il suo corpo, oh quale calore immenso e nostalgico si fece strada nelle mie vene! Osservandola roteare il capo lentamente, la vidi sorridere ancora una volta. Dimenticai per un attimo di quanto fosse affascinate con quegli occhiali da sole sul viso. Desiderai che quel momento non finisse mai. Di quello che successe dopo ho ricordi confusi...
Senza sapere come, mi ritrovai a camminare ancora una volta in quella orrenda città sosia di Milano. Al mio fianco c'era Alessio : una mia vecchia conoscenza che mi salvò da un periodo di depressione e istinti omicidi. Raccontai ad Alessio la mia breve e intensa relazione con Silvia. La sua risposta fu :
"Fasa..." così mi chiamava abbreviando il mio cognome (preferivo mille volte come mi chiamava Silvia : Tomas), "forse era meglio se annullavi il biglietto aereo il giorno dopo che l'hai acquistato... ora è troppo tardi per tornare indietro!".
Subito dopo sobbalzai sul letto, ritrovandomi seduto a gambe incrociate; strinsi la faccia tra le mani ed esplosi in un pianto disperato
01-06-2015
Chissà se è vero…
Lovecraft scrisse che Randolf Carter attraversò antiche terre prima di ritrovare la Città Del Tramonto. Beh, io darei l’anima per poter ritrovare la mia Silvia. Sono convinto che esiste una forza con la quale noi controlliamo i nostri sogni. Da qualche parte devono esistere certi mondi, certe persone, certe sensazioni... il mondo apparsomi stanotte era stupendo; adatto ad una dolce creatura come lei.
Ormai famose erano le mie serate davanti al PC alla ricerca di “amicizie particolari”; si, tutto questo capitava di norma quando Michelle era al lavoro o a qualche cena familiare. “Parlai” a Silvia via chat per qualche settimana prima di stabilire la data del nostro primo incontro.
Estremamente eccitato mi recai nella sua città natale. Questa metropoli, per certi versi, assomiglia alla odiosa Milano : l'afa e l'odore di binari consumati la fanno da padrone. La casa di Silvia ha tutte le caratteristiche del tipico alloggio economico; ma figuriamoci se mi metto a sindacare sulla sua casa. Tutti hanno diritto ad un tetto sotto cui dormire e come i cittadini, non esistono case di serie A o di serie B. Comunque sia, lei doveva fidarsi molto di me per darmi appuntamento a casa sua : forse devo averle confidato i dubbi che nutrivo sulla mia burrascosa relazione con Michelle.
Provai una immane tristezza quando mi narrò le sue brutte esperienze, benché le "parlavo" soltanto per mezzo di un computer.
I miei occhi increduli lessero le sue confessioni : brutte esperienze, appunto, di una vita che non voleva essere vissuta.
Quando aprì la sua decadente porta di casa, lo stupore mi travolse all'istante : vidi di fronte a me, a pochi centimetri dal mio viso, una adorabile figura femminile. La statura medio - bassa, i lunghi capelli rosso rame a toccarle gentilmente le spalle e gli occhi felini di color azzurro cielo, furono stupendi particolari che mi penetrarono nel profondo dell'anima; lì tenevo nascosti paesaggi incantati e fiumi impetuosi. Le labbra, piccole e sottili, contratte a disegnare un sorriso che… non riesco a trovare le parole per poterlo descrivere. So solamente che dentro quel sorriso vi erano mille cieli blu, tutti i sette mari e la massima espressione della natura. Il niveo splendore del suo volto, assomiglia tanto alla neve e i delicati tratti somatici sono degni di un sogno meraviglioso. Invitante è l'abbondanza del suo corpo : piacevole e morbido al tatto, quello era il corpo di donna del quale sognai per anni.
Lei parlò pochissimo durante il nostro primo incontro. Fu un peccato; adoro la sua voce melodiosa. Mentre le parlavo, Silvia si limitò a sorridermi vociferando risposte affermative o negative. Successe tutto rapidamente : la terza volta che Silvia mi mostrò i suoi denti divini, ci ritrovammo entrambi nella sua stanza da letto. Fummo nudi all'istante. Io ammirai con bramosia il suo corpo, contemplando i stupendi disegni delle sue curve. Grandi sono i seni di Silvia : non osai chiederle la misura, ma la mia immaginazione mi fece intuire di trovarmi di fronte ad una taglia superlativa. Senza un valido motivo, poco prima disegnò un fiore giallo sul seno destro : il polline corrispondeva al capezzolo, mentre il gambo si ramificava lungo tutta la superficie.
La mia eccitazione raggiunse livelli sproporzionati mentre lei con un gesto delicato mi invitò a distendermi sul letto.
"Rilassati...". Sussurrò al mio orecchio con una voce che solo le più belle fate possiedono.
Fu un esperienza irripetibile : tutte le nostre frustrazioni si dissolsero nell'aria soffocante. Nessuno di noi due prima d’ora aveva fatto l’amore così appassionatamente.
A rapporto concluso, parlammo e ridemmo a lungo come una coppia spensierata nei primi mesi di relazione. Salutandola alla porta, assaporando i suoi baci bagnati, le promisi che ci saremmo rivisti.
Sapevo che Silvia era pronta a dare tutta se stessa, ma pochi giorni dopo feci il gesto insensato di tagliarla fuori dalla mia vita. Lei pianse lacrime salate dopo aver appreso il tipo di trattamento riservatole. Quante volte l'ho immaginata piangere, rifugiata dolcemente nella sua vestaglia bianca con il gomito appoggiato al tavolo della sua cucina accanto ad un posacenere stracolmo di sigarette. La pioggia insistente di quei giorni deve aver battuto una triste musica sui vetri usurati del suo appartamento.
Dentro di me, un dolore logorante mi tormentava giornalmente. Pensai di stare bene con Michelle; mi convinsi che quell’episodio fu come una “sbandata”, ma mi vergognai fin dal principio a definirlo in quel modo. Ormai esausto, decisi di ritornare a trovarla : dovevo farlo.
Quando giunsi all'appartamento, vidi le sue finestre illuminate ed alcune persone radunate all'altezza della porta principale. Facendomi spazio tra di loro, senza badare troppo al loro aspetto, entrai. Questa volta lo scenario cambiò in un enorme salone con numerose sedie.
Vidi un volto famigliare, ma allo stesso tempo indesiderato : il ragazzo di Silvia. Rabbrividii al solo pensiero di immaginare altre braccia stringerla e altre labbra baciarla. Lei era indecisa se piantarlo definitivamente oppure no, così tempo prima mostrandomi una foto, mi espose i particolari della sua “storia” che rimossi immediatamente.
Non riuscii a capire cosa stessero aspettando tutte quelle persone sedute. Ovviamente, data la mia eccessiva timidezza, non feci domande a nessuno dei presenti.
Improvvisamente una porta si spalancò e quegli individui balzarono tutti in piedi. Silvia apparve immensamente bella nel suo vestito bianco : pur assomigliando ad una sposa, nella mani non stringeva un bouquet di fiori, ma bensì i suoi occhiali da sole neri. Aprendo lentamente le stanghette dei suoi occhiali modello Jackie, li portò al viso. La folla, tra calci e spintoni, cercò di raggiungerla. Quando tutti furono in fila indiana, ebbe inizio il rituale. Silvia porse la sua morbida mano al primo uomo della lunga fila. Egli baciò la mano delicatamente in segno di rispetto e devozione. Il secondo uomo fece lo stesso e così via; la fila di adoratori iniziò a smaltirsi.
Quando la cerimonia terminò, Silvia andò a sedersi su di una sedia. I suoi discepoli crearono un cerchio protettivo attorno a lei. Pietrificato sentii l'impulso di raggiungerla e prenderla tra le mie braccia, ma qualcosa mi bloccò. Fui intimorito da quegli strani uomini che sembravano adorarla come una dea. Dovevo smetterla di avere paura! Essa mi consumò già abbastanza! Finalmente, vinto dal desiderio di poterla toccare ancora, il mio braccio si fece spazio nel cerchio. Mi aspettai una reazione, ma i discepoli lo lasciarono penetrare verso di lei. La mia mano tremò, ansiosa di raggiungere la sua robusta spalla. Venni a contatto con il suo corpo, oh quale calore immenso e nostalgico si fece strada nelle mie vene! Osservandola roteare il capo lentamente, la vidi sorridere ancora una volta. Dimenticai per un attimo di quanto fosse affascinate con quegli occhiali da sole sul viso. Desiderai che quel momento non finisse mai. Di quello che successe dopo ho ricordi confusi...
Senza sapere come, mi ritrovai a camminare ancora una volta in quella orrenda città sosia di Milano. Al mio fianco c'era Alessio : una mia vecchia conoscenza che mi salvò da un periodo di depressione e istinti omicidi. Raccontai ad Alessio la mia breve e intensa relazione con Silvia. La sua risposta fu :
"Fasa..." così mi chiamava abbreviando il mio cognome (preferivo mille volte come mi chiamava Silvia : Tomas), "forse era meglio se annullavi il biglietto aereo il giorno dopo che l'hai acquistato... ora è troppo tardi per tornare indietro!".
Subito dopo sobbalzai sul letto, ritrovandomi seduto a gambe incrociate; strinsi la faccia tra le mani ed esplosi in un pianto disperato

Commenti