una pagina lunga e deturpata
di vite che hanno viaggiato
strette l'una all'altra
e inconsapevoli della meta
verso false ed effimere promesse
compresse in vagoni bui
freddi e macabri
su binari di vana speranza
verso un mondo tetro, senza scampo
costruito su una un'unica verità
un'aberrante realtà
dove pensieri
parole
preghiere
sogni
hanno riempito di fumo umano
orgoglio e glorie
di una mente boriosa
avida sostenitrice di purezze razziali
sua disumana e agghiacciante virtù
Strisce e numeri
volti e corpi senza più nome
sfilate di catene senza colore
su passerelle di diritti infangati
vestiti di torture e soprusi
uomini
donne
bambini
svuotati e scherniti
di ogni umana sembianza
spogliati e denutriti della propria dignità
figli senza colpa di una stella
che distingue le origini
Anime tormentate all'estremo
in nome di un vanesio credo
spente senza pietà
in nubi di gas
e bruciate in un inferno terreno
vivranno e racconteranno a gran voce
di morte ingiusta e sterminio
attraverso il tempo
che nella storia dell'umanità
affonda profonde radici nella memoria
per non dimenticare
una piazza raccoglie
dei corpi tumefatti.
Il cadavere di Benito
con un gagliardetto in mano;
ultimo dileggio di ignoto avversario;
E la giovine Claretta
ha condiviso la sua disgrazia;
giace insieme al dittatore
tra una calca
che non riesce a reprimere
il piu' flebile furore;
Una pompa di benzina
contiene numerosi crocifissi;
da cui non esce piu' sangue,
ma invocazione di pieta'.
Chi esplode tanti colpi
e chi sputa su quei corpi...
Un calcio di fucile
si abbatte sul cranio gia' fracassato.
Urla di giubilo
si levano osannanti in cielo,
in un frenetico boato.
Ma la cheta sera
sorprende gli animi in tumulto;
spira un vento di burrasca,
ma non e' in grado di liquefare
quell'acre odor di morte.

Ho respirato la follia
sentito il sapore di lacrime
che non m'appartenevano,
ma che mi penetravano
la carne come lame affilate
la mia anima s'è ammutolita,
attonita ha ascoltato l'atroce grido
che riempiva il vento.
Ho fissato nei miei occhi
l'orrore nefando e crudele
che la spietatezza dell'uomo
inflisse al mondo.
I miei passi lenti
han percorso viali
intrisi di sangue e pianto
Ho lasciato che il mio cuore
si straziasse di pena e dolore
...per non dimenticare mai...
Ed ora posso chiamarti amore
Anche se sulla porta
Ti ho vista rientrare
Hai deposto la corona di fiori
La dove il mio nome è inciso su una insegna di marmo
Ed ora posso chiamarti amore
Anche se il mio corpo
Nuota nel PIAVE
Anche se la luna mi appare vicina
Sono lontano
Ed ora posso chiamarti amore
Anche se resta piccola la speranza di riabbracciarti
Muoio abbracciando un fucile
E un camerata
In questa trincea troppo stretta per tutti
Ed ora posso chiamarti amore
Mi hai amato e mi porti nel cuore
Son morto e ho dato un fiore
Per chi giungerà dopo di me
Dallo storico balcone
un uomo calvo e truce
che si fa chiamare Duce,
ha annunciato l'inizio del conflitto.
Non so se piangere o ridere istericamente,
strapparmi i capelli o far finta di niente.
Quanta gente plaudente ed esultante.
Ama il Duce? N0!
Ama la guerra? No!
E allora'?
Tante marionette messe in fila,
agitate da un burattinaio senza scrupoli
che adora l'italia e Roma
e distruggera' il Paese.
Eri lì dietro la finestra in compagnia del tuo dolore, ma alla vista di tua figlia ritornava la primavera dentro, peccato che dopo arrivò l'inverno e lei non guardò mai più quella finestra, con l'inverno è rimasta chiusa.
(storia vera)
Il vecchietto restò muto e cadde a terra ai piedi della donna forse era stanco di ricordare senza aver potuto amare.
terra fertile
per avidi pastori
mentre
alito di fuoco
spietato attraversa
Linguadoca
nei borghi nei castelli soggiogati
da nero inquisitor
predicata compassione tradita
si muove
su filo di spada,
Beziers
inonda di sangue
Arde sogno di libertà
dentro un castello
di memorie consunte
dal vento
che batte Provenza
mentre fanatici auto da fè
non iluminan più
Montsegur
la notte,
e le pietre
toccate dalla neve
di mille inverni
ricoprono
e Brave donne
riconosciuti* e salvati
Avvolti da celeste empatia.
*Caedite eos! Novit enim Dominus sunt eius
Arnaud Amaury
un’agonia senza lamento.
La bicicletta senza prospettiva
solo correndo ti si apriva la vita.
Correndo correndo ti trasformavi:
ruota ,pedale diventavi.
La tua figura di carta velina spinta
dal vento volava in salita,
e quando lui soffiava più forte
dietro di te non c’era più sorte.
Sulla tua scia color giallo rosa
i tuoi tifosi sognav ogni cosa .
Poi, quando cambiò direzione
non fosti capace di girare il timone.
E quando lui soffiò più forte
lungo la strada incontrasti la sorte.
Così, te ne andasti senza lamento
come un campione sa fare soffrendo.
LA RINASCITA “21/12/2012”
Non tremiamo di paura
l'esistenza del mondo mai si compirà
agli occhi non arriveranno
fiamme e fuoco dal cielo
al corpo terremoti e catastrofi
Il globo terrestre si ricco
di bellezze naturali
Dio creò per nostro godimento,
vivrà un cambiamento
magico, surreale,
vero come l'aria respirata
La quinta Era di oro vestita
è giunta alla fine
croce santa tra Sole e Via Lattea
partorirà l'albero della vita,
la terrà purificata sarà
dal putrido che le strade ricopre
dall'egoismo di creature che di umano
han ben poco
Il solstizio d'Inverno nelle mani
ci consegnerà la rinascita
dono prezioso di cui tesoro fare
vita nuova da assaporare,
di energia cosmica illuminata
ricca di forza per ricominciare
Uniamoci insieme figli di Dio
bianco, nero, giallo
diverità non esiste agli occhi suoi,
l'anima è di un solo colore
con canti di gioia abbracciamo
questa novella di buon auspicio
che da molto lontano arriva
rivelazione di speranza …..
BARROS (storico antropologo) disse: C'E' BISOGNO DI TUTTI.
NON SEI QUI SENZA UNA RAGIONE . OGNUNO DI NOI E' QUI PERCHÉ'
HA UNO SCOPO IMPORTANTE.E' UN TEMPO DIFFICILE MA IMPORTANTE.
ABBIAMO L'OPPORTUNITÀ' DI CRESCERE, MA DOBBIAMO ESSERE
PRONTI PER QUESTO MOMENTO NELLA STORIA "
E se lo dicono i Maya perchè non crederci?
Io sono quel dolore
Eterna nella sua storia.
Un vissuto da grande signora.
Quanto sangue è scorso per le sue vie,
quanta presunzione nei suoi scranni potenti.
Le canzoni popolari fanno da padrone
a uno scenario di cotanta beltà
ed il romanticismo si unisce al moderno,
la pace contrasta la violenza,
la grandiosità di imperiali beni,
tramandati da tradizioni secolari,
sovrasta la pretesa di una metropoli che non sarà mai futura,
ma rimarrà sempre all’ombra della sua potenza austera
che ha guidato secolari gesta
di uomini più o meno amati
e i decantati colli,
potenti guardie a guisa di una ricchezza immensa
ci ricordano ancora oggi
che questa è la nostra città:
un’ospite immensa che non crollerà mai,
testimonianza viva dell’eterna passione
che ci guida e ci riempie di orgoglio.
Il Tevere rabbioso scorre ancora nelle vene capitoline
e la papale cupola sovrasta e benedice un popolo straniero
ma ospitale nel contempo
e mentre un tram percorre lo storico suolo,
un timido calesse ci riporta indietro nel tempo
ed è un ricordo dolce in questo caos romano
Sotto un cielo di luglio
stelle di bombe cadono a sciami
Impattano al suolo
violentano vite squarciano anime e vicoli
Aprono tombe
Urlano i morti altro dolore
Banchi di povera merce si sciolgono al fuoco
Treni allo Scalo
invocano un cielo di promesse di morte
Una bimba risorta non trova più strade
tra binari scagliati contro un sole che esplode
Tra ritorni di vita non ritrova il suo mondo
Nel silenzio di un dopo di polvere
la bimba risorta riabbraccia la madre
E' l'antica fiaba della storia dell'uomo







