Fuori dal cerchio delle tue pupille
si allungano orizzonti improbabili,
si aprono mondi fantastici,
si spendono soldi di cioccolato.
Qui attorno, invece, è quasi buio;
sono le sette di sera, e il mare mi parla.
Fuori dallo spettro della tua aurea
il mondo ringhia, abbaia, guaisce,
ci sono rose canine e gelsomino
sul tuo davanzale,
rosmarino e basilico sul mio;
è l’alba ormai, e il mare sussurra ancora.
Penso alla forma delle mie impronte
e alla scia surreale del tuo profumo.
Le dita come pastelli a olio
abbozzano arte ignorante
sulla tela vergine del tuo futuro.
Sono solo immagini, è materia onirica,
il segno intangibile dell’esistenza di Dio.
Tu non puoi uscire dal mondo concentrico
della tua iride grigia, che prima mette a fuoco
e poi cancella, senza vedere.
Ma tradurrò io i risvolti unici del tuo pensiero,
traslerò in un processo creativo
l’anatomia artistica del tuo campo visivo.
Saranno iperboli di blu artico e di cobalto,
me lo ha detto il mare.

Commenti