Versi anarchicamente liberi che si perdono rincorrendo rime che fuggono.


 

Ed oggi
rinchiusi in questi solitari alloggi
facciamo spezzatino di parole
cui, come suole¹,
piazziamo qualche rima qua e là
per non lasciare troppa libertà
nello sviluppo certo privo di metrica
ma che non vuol sfuggire da una parvenza poetica.

Ma se Calliope al testo facesse d’ostetrica
contesterebbe la mancanza d’etica
nell’aver chiuso quella prima ottava
con solo consonanza che sbava
una sdrucciola rima fallita e immonda
come anche nell’inizio della seconda
come se non ci fosse più tempo per cercare
una coppia più affiatata per rimare.

Qualcosa ancora non va
per ammantar Poësìa di piena modernità,
qualcosa m’è sfuggito…
Ah, adesso l’ho capito:
è vero ch’ogni verso è lungo a caso
m’ancora non abbondo andando a naso
con un costrutto sufficientemente sciapo
nell’elargire generosi accapo!

Condiamo un poco
meglio
codesto
spezzatino
facendo un bell’inchino
a ogni lettore
sveglio
o desto

e poi basta le rime
se non
voglio perder dei miei
lettor le stime
e fermiamoci a
sette versi per
codesta ottava.

È qualche sgrammaticanza
non c’è là vogliamo mettere?
Che noia il sussidiario
ed il vocabolario…
ORROREEEEE! Due settenari
e stanno pure a baciarsi la rima!
Non volli…
non voletti… (nooooo, sono a otto, un altro, un altro verso, presto!)
Non volii.

Ma
son sempre
troppo pochi
anzi scorreggiamoci: troppi pochi
gli accapi seminati.

Punto.

A

Capo

E lo faccio in maiuscolo
pur non avendo l’A puntata punteggiata spuntata insomma boh.

Ecco:
Boh
è il
senso che
profondamente
voglio trasmettervi da
questo mio
capolavoro
di
Poesia …

..

scontemporanea.

Non pretendo
il primo premio
del Dantebus ma
nemmeno il Nobel,
l’Ignobel
allo squillo d’un jobel²
ma almeno che
mi likkate a dovere.

E non vi
dico
dove
non perché son
signore
ma per non
incappare
in altra rima.

Con
deferenza
vi
saluto
andando

a

capo

… e lo
spezzatino
è
servito!


¹: terza persona singolare dell’indicativo presente, lo specifico acciocché non vengan dubbi e non ci si perda a cercar di capire cosa c’entrino le scarpe;
²: jobel o yobel è il corno d’ariete che si suona inaugurando gli anni giubilari.


30/01/2026


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Profilo Autore: ioffa  

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Commenti  

Sisifo Gioioso
+1 # Sisifo Gioioso 03-02-2026 13:05
Davvero una grande performance, ioffa. Un testo perculativo e raffinato, che sa come sbeffeggiare, imitandolo, un certo modo di comporre poesia. Impareggiabile, nel suo genere. Lo dico dopo aver provato a riprodurne uno simile, in camera caritatis e solo con me stesso, senza esserci riuscito con altrettanta arguzia e spontaneità.

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