Vengo dalla notte,
sempre sbilanciata
in contro alla luce

Al verso della poiana
risponde il canto di un "mai più"

Poi arriva l'alba
e mi impasta

di dura polvere e raro verde

Ancora.

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Profilo Autore: Lilith50  

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Commenti  

Catilina
# Catilina 10-08-2023 10:39
Molto bella, in particolare la terza strofa... Qualche lieve perplessità su quell'Ancora, che, a mio avviso, non è necessario. Anche perchè il senso di infinito si respira già nel testo ed è annunciato dal titolo stesso... Un abbraccio...
Lilith50
# Lilith50 10-08-2023 11:33
Mi piacciono i “rinforzi”. Forse è una forzatura, non so. Ho provato a toglierlo in un’altra versione ma il mio inconscio non è disposto a lasciarlo andare. :-)
Grazie per il commento
Catilina
# Catilina 10-08-2023 11:37
ok, saluti...
Marinella Brandinali
# Marinella Brandinali 10-08-2023 12:18
Piaciuta molto essenziale e ricca buona giornata
Lilith50
# Lilith50 10-08-2023 17:28
Grazie Marinella.
Simone*
# Simone* 12-08-2023 06:54
un incontro...
forse potrebbe essere un respiro quiete Lilith ..
in queste notti assetate di spasmi .
Lilith50
# Lilith50 12-08-2023 10:37
Un incontro…
Tu entri proprio nei versi!
Grazie Simone, un abbraccio
Ibla
+1 # Ibla 14-08-2023 09:09
Quel "mai più" ricorda il pessimismo più nero di "Poe".
Apprezzatissima!
Un saluto da Ibla.
Lilith50
# Lilith50 14-08-2023 13:55
Uno dei miei autori preferiti. Ciao Ibla, un grazie stratosferico.
Filicheto
# Filicheto 19-08-2023 09:58
Ecco un esempio particolarmente indicativo di quello che ho sempre inteso come uso politicamente “reazionario” del linguaggio. Questo elemento (oggi purtroppo moneta corrente), tra le sue varie sfaccettature, tra le mille variabili che lo contraddistingu ono, presenta immancabilmente una costante: la sua refrattarietà a ciò che sogliamo definire “storia”. È una questione cognitiva e — senza voler scadere in quella pseudoscienza di nessun rango che è la psicologia, del superficiale o del profondo non importa — proprio per questo essa risulta “politica”, e ci dobbiamo pertanto chiedere il motivo di questo avvoltolarsi quasi godurioso della estensora di questi versi nel presente piatto e senza storia.
I quali versi, tengo a precisarlo, denotano un qual certo talento; e tuttavia, ci mostrano il soggetto degradato metaforicamente ad animale al pascolo, preso all’interno di un disordinato insieme dell’accadere composto da fatti isolati aventi carattere puntiforme. In questi versi c’è qualcosa di “infantile” — e magari proprio questo spiega il fascino che a tutta prima esercitano, e la ripulsa che immediatamente segue. Intendo con tale aggettivo lo stupore del bambino di fronte allo spettacolo dell’accadere, che si dispiega davanti ai suoi occhi “per la prima volta”. Mentre, al contrario, l’occhio del critico educato dalla sagacia della scuola storica riconosce le pressioni delle strategie cognitive promosse dalla classe dominante a uso e consumo della subalterna, e le intravvede col loro ghigno da folletto astioso tra la fronde delle azioni inevitabilmente volte al presente: “vengo”, “risponde”, “arriva” e via dicendo.
Dissento perciò da Catilina sull’“Ancora” di chiusura. Questa paroletta, infatti, ci fornisce la chiave interpretativa della poetica dell’autrice: l’unità non riflessa di coscienza e tempo, la coscienza intesa come una sorta di “tabula rasa”, rinnovantesi a ogni ulteriore accadere tale e quale — “ancora”, appunto.
Filicheto
# Filicheto 19-08-2023 10:30
PS. Tengo a precisare, visto che il numero di caratteri quasi esaurito non me lo ha consentito in sede di commento principale, che quella dell'"animale al pascolo" è una semplice metafora, a indicare la non coscienza del tempo storico, e non contiene nessuna allusione o intenzione irrispettose nei confronti dell'autrice.
Lilith50
# Lilith50 23-08-2023 07:09
Premesso che non ho percepito le tue parole né come offesa, né come attacco alla mia persona, sono contenta che tu abbia afferrato il senso di quell’ “ancora”.
Leggo scrupolosamente le tue critiche che mi presentano sempre in maniera diversa i miei testi.
L’analisi sociologica, se vogliamo definirla così, è abbastanza interessante. Credevo che il mio stile fosse più semplice, più leggero.
Forse alcuni testi hanno più di una chiave di lettura.
Hai posto la mia attenzione su questo uso politicamente "reazionario" del linguaggio. Io lo definirei semplicemente reazionario.
La mia poesia voleva fissare, comunque, il momento preciso in cui l’io esce dal sogno e diventa consapevole del reale che lo circonda.
Quell’ancora la tua disamina l’ha spiegato bene.

In questi versi c'è qualcosa di "infantile", sì, ed è il mondo onirico e con esso il rifiuto del ritorno, probabilmente.
Grazie ancora per la tua presenza nel mio spazio.
Catilina
# Catilina 19-08-2023 11:26
Infatti, io intendevo unicamente che la "chiave interpretativa" già affiorava nel testo e in parte nel titolo stesso e, dunque, mi sembrava concettualmente evenemenziale ribadirla, soprattutto in una dimensione rappresentativa di chiusura dei versi... Ma l'autrice aveva poi esaustivamente motivato in merito...

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