Asincrono il mio passo
dalle braccia e dalla testa
seguendo il funerale dell'estate.
Non sorrido a nubi e cielo azzurro
troppo celati dietro quel sipario
che d'oppressione mi sovrasta.
Calpesto melassa di foglie
come fossi su un manto verde
reminescenze di viaggi in Irlanda.
Mi fa male quest’autunno nebbioso
fatto di castagne e funghi
e di umido a far risentir le ossa.
Sinistri scricchiolii delle giunture
si confondono con quelli grevi
che provengono dal petto.
Accelero il passo sperando di raggiungerti,
ma appartieni già ad un’altra stagione
dissolvendoti come la bruma quand'è sole.
Rimane solo questa pioggia
che dal cielo ostinata persiste ed insiste
nel confonder le mie lacrime alle sue.
