Vaporosa nella primavera che avanza
si staglia la torre angioina.
Come un mastio in navigazione
il campanile del monastero
fende l’aria dell’aurora.
E ha in sé una certa dose di solidità,
ma non ha ancora riconquistato
la nettezza degli spigoli e degli incastri
e sembra calarsi dietro un velo
di sudore freddo pietrificato.
 
L’erba verdissima cresce rapida
nei prati collinari
accarezzati dal tepore lieve del favonio.
L’azzurro del cielo,
tra rododendri e ginestre,
si scialba nell’ossido di piombo
perdendo la profondità del cobalto.
E si riverbera
in umane trepidazioni,
affastellate come matasse
in un cesto di vimini.
 
 
 
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Profilo Autore: Vincenzo Melino  

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Commenti  

nabrunindu
+1 # nabrunindu 30-06-2014 12:43
bella!

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