contro il proprio sangue
versarlo, calpestarlo, così
girare le spalle
lasciarsi le vittime dietro
dimenticarsi loro
gli anni passati insieme
come se niente fosse
se non fossero esistiti
e non piangere nulla
Ti amo, ti odio, tu muori
sono libero ora
senza te, senza loro, solo
è solo sangue, nulla
lavo la colpa, sono nuovo
dopo i baci, lame
sul collo, sul viso e dentro
urli, piangi, ma perchè?
Perchè ora non vi voglio più
senza di voi avrò lei
Giacciono cuori spenti lassù
una donna, due bambini
vite spezzate dalla follia
anime innocenti
stroncate dal loro eroe
dal loro padre, marito
per una donna che dice di no
per un solo capriccio
possa ora questo cammino
essere senza mostri.
A che serve raccattare gli interessati della scena?
Eccoli mormorare:
"Cammina in equilibrio sul muretto del ponte;
adesso si lancia; adesso vive; adesso muore;
adesso cambia idea o non la cambia più".
I morti cambiano idea, credo possano.
E quelli che mormorano riprendono i pensieri,
con la telecamera riprendono il monumento del santo,
quello che cerca di fare il discorso della dissuasione.
Niente paura amici, i morti cambiano idea.
La cambiano ogni tanto magari,
quando qualcosa li dissuade da quello che stavano facendo
(non dormire, non rimpiangere)
e la loro buca è sempre aperta ad una nuova idea.
Sbirciano. Quello in bilico sul ponte ormai che conta?
Oggi muore, domani risorge in prima pagina,
sulla prima pagina ci piscia il gatto nella lettiera.
Un po' i morti, un po' i giornalisti,
tutti danno una sbirciata al santo
chiedendosi se per fare il miracolo si debba inserire la monetina.
Un po' la gola strizzata, un po' la cravatta,
insensate lacrime secche.
Loro aspettano.
Decidi cazzo! O la vita o la morte!
No, il bilico con le braccia larghe.
Se volete accampatevi, fate pure,
questo bilico potrebbe durare ore, giorni o mesi...
Gli interessati perdono tempo:
chi si perde le trasformazioni della terra,
chi si perde la laurea del figlio.
Sboccia timidamente il palo della luce,
i bambini credono sia il circo,
non sanno che lo è davvero.
Sul fare dei pentimenti, sul fare delle migrate d'uccelli al tramonto,
sul fare della delusione smaltita e la prossima.
No, noi non siamo i morti che cambiano idea.
Una, una sola, quella che ci fa la maschera facciale.
No, non siamo i giornalisti che cambiano idea.
Una, una sola, non alle parole o all'inchiostro già scordato.
La nostra idea è il bilico.
La luna si diverte alla nostra sceneggiata:
mangia pop-corn e ingrassa,
poi fa la dieta e torna anoressica
per poi tornare a rivedere il nostro film che le è piaciuto
e ingrassare di nuovo.
Come vedi, questo bilico intrattiene il mondo.
Alla fine sarà buffo vedrai. Ahah!
Si aspettano il lancio a notte fonda,
si aspettano ripensamenti all'alba;
sul materasso di salvataggio ci dormono ormai i pompieri.
Mentre tutti dormono il bilico, sveglio, vede l'alba:
luccica lo specchio dell'acqua,
luccicano le telecamere dimenticate accese
e stanno riprendendo tutto.
Dormono i morti,
dormono i giornalisti,
dormono i pompieri.
fra braccia d'un neofreddo,
E tu, oh Luna, mai più fioca
per lucciola mi tolta,
d'allor mi prese e gioca
Natur d'illuso avvolta.
Distanza eterna fia,
triste e afflitto da perir.
Addio, via dal cor bambina mia,
muto, la tua scia saprò seguir
di vita. Ama, e non stregare
deboli altrui cuori,
cercatori in alto mare
di caldi e veri amori.
Ti prego, attenta'l mentitor
che ti tenta in due parole,
a rao iusto avrai calor,
sì sarai, d'Apollo sole,
conscia e carca di stupor,
che non tocca diva prole.
Mio sol di gelo ardente
come me di stelle e astri
amica pari e più ridente
nei miei cieli ancor nerastri.
Che male! E'l cor morente
si finge ed odia mano d'altri
de'tuoi fianchi sì bramante.
Il mondo solo scaltri
d'omini è accogliente,
ti prego, sii prudente.
Mai più alcuna bugia
insidierà le tue certezze
ché fia come la mia
la voglia lieta di carezze
di quel giusto. Batte e batte
non al capo ma sul cor
el caldo che ribatte
e consente vita a un fior
fiancato a gocce esatte
nel deserto dei dolor.
Arriverà, sta certa, arriva.
E' una lieta attesa.
L'impazienza è sempre viva
sotto pelle sì indifesa,
consigliera più cattiva
che prudenza rende offesa.
Non udir li suoi sussurri
e quando il manto uggioso
dal cor e da li azzurri
decide il suo riposo
non frenar, ma dai, su, corri,
cogli l'attimo gioioso.
Corri vie, sogno mio
ver epilogo imminente,
udrò quel tuo vocìo
ch'al pianto il core induce.
Segui il tuo brillìo
stella mia cadente
seguirò con guardo pio
la tua brillante luce.
E se alla sera, mentre cadi
a passeggiar tra quelle stelle
per sublimi e incanti guadi
ti verrà poi men la lena,
non temer che non hai bradi
cuor devoti e a tue sorelle.
E zel virili a mo' di gladi
fenderanno quel c'hai in pena,
pur quan niuno par ti voglia
e'n cui tutto batte'l tuo destino
di quel ciel varcan la soglia
cercherò, per poi starti vicino.
Dall'angolo remoto di una cella oscura
imprimo un'eco di parole e memorie
nel bianco sudicio d'una vita futura
e poco lascio, se non amore e miserie.
A te fratello lascio un breviario stremato,
fiamme sul sudore di muri scalcinati
di un inferno fuori dal mondo conosciuto,
i giustizieri un giorno verranno salvati!
Non serve belare alla triste sentenza,
vi sono carte già macchiate della sorte:
ma il cielo ancora manda aneli di speranza,
solo uomini possono chiamarla "morte".
E gocciola tarli neri un vuoto che tace,
una benedizione spedita lontana;
forse un domani qualcuno sarà capace
di starsene buono in quest'attesa terrena.
Mi chiama la morte nel segno del Leone,
non piangere babbo, e tu mamma lì a casa,
mi vedrete anche nel buio della prigione,
presto non piangeremo su una terra offesa.
Stanotte, nel blu fra le sbarre, sentinelle
zittite passano nuovi fogli ingialliti;
scrivo le ultime notti di fattrici in stalle
sereno come corde d'arpa di poeti.
Ma la notte non si chiede se troppo amore
nutra i banditi assecondando i loro sbagli;
quale la cattiva bontà d'un peccatore,
allora di quale crimine noi siamo figli?
Mi premeva un giovane perso nella follia,
le anime in fiamme di partigiani allo sbando,
voci familiari in una radio tutta mia
che ci teneva in contatto con questo mondo.
M'inabissa la bufera dell'odio umano,
L'unica colpa avere svolto il mio lavoro:
tendere a qualche disperso la mia mano,
Ma i dispersi ora confondono Dio con l'oro!
Ma prego per questo mondo troppo diviso,
settantacinque lire per le mie povere ossa;
prego che si salvi la mano che m'ha ucciso
e porto parole non dette nella fossa.
Cosa dirò ai Ruotesi sul perché morire?
Lasciarsi andare quand'ogni certezza cade,
quand'anche ogni logica deve pur finire,
riunire metà, posare gli elmi e le spade!
Nel buio qualcosa che si spaccia per luce,
accartocciata, e non riluce come l'oro;
su una busta, d'un giallo marcio come pece,
mi scivola qualche pensiero di straforo.
Domani la Madonna, col volto materno,
forse potrò vedere con un po' di fortuna.
Abbia lei pietà di questo mio volto scarno,
di quei nembi estivi che ombreggiano la luna!
Ogni tanto dalla cella ombre di passanti
mi lanciano occhiate, pezzi di pane e rabbia,
m'infrangono gli occhi, mi scrutano coi denti,
mi fanno gli onori con ghirlande di scabbia.
"Dimitte illis!" Loro non sanno quel che fanno!
seguono orme antiche come cani affamati,
da vecchie giare si gettano addosso il ranno
per ripulirsi dal sangue dei condannati!
Ma quale uomo ho tradito come un Caino?
Cosa lavo se il fiume è più sporco dei panni?
Voi in divisa mi considerate assassino
ma ho visto solo sangue divino in questi anni!
Che questo Dio vi ricompensi all'infinito,
sollevatemi amici se mi chiama il Cielo;
dopo il fuoco resterà solo un dolce afflato,
l'anima dissipata in un celeste anelo.
Sta' pur ferma tu, giovane foglia in germoglio,
ché di questa pianta si spezza un altro ramo.
Trova ora il cammino: fermarsi è uno sbaglio,
al marcio tronco ricorda perché esistiamo.
Le leggi del male dicono "ghigliottina",
amare gli scomodi è pena capitale,
piccoli ignavi con al collo una piastrina,
gente che di vivere non avrebbe ragione.
Sul miglio saluto tutto il mio Ministero,
lascio in eredità delle povere vite,
perse in logiche e già lontane dal mistero,
perse in odori acri, terre secche e cordite.
Per qualche foglia cedo pur le mie radici,
Piantate un'altra pianta dov'ero prima io,
adornate giardini dov'essere felici.
Da lassù alla vostra brinderò con Dio!
S'avvicinano, con quei passi di metallo,
le guardie con le loro movenze perfette;
ragazzi col mare negli occhi e corpi a mollo,
biondi come il sole e freddi come lamette.
Libera Nos Domine loro da quei pazzi,
loro che il mare non l'hanno neppure mai visto,
hanno visto solo uomini fatti a pezzi,
se solo sapessero che vi è un altro posto!
La ghigliottina sulla mia povera testa,
ormai non credo che s'incastrerà la lama,
ci sono uomini che così fanno festa,
da una colomba Dio stacca solo una piuma.
Se prete sono stato per qualche ribelle,
abbiamo solo alzato il coraggio in sordina.
Guarda la notte: sono argillose le stelle,
è tutto il rosso che stava sulla collina.
nessun s’apprestò per timor d’incontrarla,
ma ognun di noi viventi dovrà poterla
apprezzare un dì quand’essa aprirà le porte.
Io dal mio canto non la temo, piuttosto
sarà trovar sistemazion in quel posto,
allor che Lui deciso avrà di me il destino
e stabilito avrà il momento del mio declino.
Chi potrà al mio pari rilevarla,
sereno sarà al più tardi nel vederla
giunger, come manto dal Celeste calar
sul proprio esister e vedersi così volar
tra Coloro che dapprima provaron con dolcezza
il ricever da lei quella velata carezza.
Temere non dovremo mai in essa avere,
piuttosto ricordar che, quando sarà, lei viene
ma non per ferir alcuno con la presenza,
sol per siglar con noi la sua partenza,
per una Vita tra nuova gente essa ci ritrova
e guidandoci da Lui darci potrà la prova
che una parola in terra definita sì forte,
in Ciel potremo chiamarla senza timor alcuno, morte.
dai lunghi capelli incorniciato
la tua mente stanca solo cupi pensieri e dolore
Il sorriso dei tuoi piccoli non rallegrava più la casa
non portava più sole nella tua vita,
i loro occhioni non facevano più da specchio
del tuo e del loro amore
ormai da tempo il buio di te si era impossessato
Sentivi nella mente il rumore di un treno in corsa
si ripeteva e ripeteva ossessivo,
hai sentito improvviso il desiderio
di un lungo viaggio verso il mare
dove trovare pace, il profumo dei fiori
che erano morti qui, nella tua città, nella tua casa
Allora via a prendere quel treno
tutti capiranno, al ritorno andrà meglio ….
Non sei mai salita
su quel treno dei desideri, uno stridio,
urla intorno, un coro che accoglieva
il tuo volo verso l'azzurro del cielo
mentre le ruote del treno rapivano la tua vita,
che più non volevi che più non sentivi tua
Ora da una nuvola bianca
osservi i tuoi piccoli, i tuoi cari
scuotere la testa e piangere chiedendosi mille perchè.
Non esiste un perchè, hai scelto la pace
in un attimo di egoismo dimenticando
tutto il bene che la vita poteva ancora donarti
se solo tendevi una mano …
Troppo presto sei tornata alla luce celeste,
il tuo sorriso, continuerà a splendere
nei nostri cuori, buon viaggio e porta un bacio al cielo
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A te piccola che non hai sopportato il peso della sofferenza
ed hai deciso di abbandonare la vita e tutti coloro che ti amano ....
La figlia di una mia amica, 27 anni, due figli piccoli, un marito
alcuni giorni fa si è tolta la vita non sopportando la sofferenza
di una mallattia ormai senza speranza ... resterà sempre nei nostri cuori.
con sofferenza
con dolore.
Sà che
non potrà
più tornarci.
Vola si appoggia
si rialza
con un leggero soffio di vento.
Continua la sua corsa
attende la fine
la morte.
Oppure solo di ricominciare
rinascere
in un’altra vita.
Sulle ali del tempo la vita arena
elegante di morte depone la riva
dietro la feritoia del cielo che cola
bacia la storia dall’alba corona
delicato mare di sagoma nera
con legacci ai piedi dal dolore pieno.
Esile pura la vergine Era al moto celeste
l’immortale sovrana a coccio di tomba
nel nulla oscuro del tutto che aliena
squarcio d’inganno dal vivere appena .
Nell'ora il perdono se vivere è stato
cara illusione l'amare nell’aver amato.
Trafitto cielo d’oblio tonante
fiamma timida, vuoto suo distante
con lingue ferme a indicar la fame
che sventra l’animo nell’ora del falso niente.
L’attimo si rilassa nel dire io c’ero
e quel che resta roteando nella testa
è giostra d’istanti smarriti in tal tempesta
appoggiando il petto al mondo del bambino.
La vita è tenerezza dalla tomba al grembo
nell’amore il dolore è sempre troppo vicino
vivente paradosso a colmo del suo tempo
madre cinta dall’essere cimelio infetto
rinato morto sul grande suo cuscino.
Un fiore all’innocenza è tutto quel che resta
brivido nell’esser sempre a te destino
in piedi a stringere il tuo addio eterno.
la valchiria dalla cenere gloriosa
carne viva d’arresa parola
respiro d’assurda inconsistenza
a mani giunte in preghiera
trattenuta arsura
di verità d’una noce di tempo
nel pianto tra il vuoto e il nulla
il vivere effimero, fanatico pensiero
pretesa d’esser uomo in suo cielo
irreale obbligo nel sentire il credo
lacrime di baratro bugiardo
vivere in sofferta sfida applaudente
il dolore esploso in cuore e mente
per un attimo dove tutto l’amore
sulla morte fiorisce il suo unico fiore
lapide di libertà che trionfa e muore.
unghie lunghe sulle dita
col suo alito gelato
e lo sguardo interessato.
Mentre tu stai per partire
la riesci anche a vedere.
Ed è proprio in quel momento
che capisci con sgomento
che il nulla in cui credevi
era culla per piaceri!
Or però non sei più in tempo,
La signora col suo manto
ti avvolge
e ti trasporta
nel luogo
della svolta.
bello più che mai
dolce...
tenero...
Il più caro amico
che tutti vorrebbero avere
sempre fedele
hai fatto parte della nostra famiglia.
Sempre presente
sempre vivace ed educato
hai aspettato che andassimo via
per lasciarci...
Hai voluto risparmiarci questo dolore immenso
al rientro un vuoto devastante
non eri là ad attenderci
lacrime amare...
Ci hai lasciati...
ti vorremo sempre bene
sei stato
e sarai sempre uno della nostra famiglia.
Mi manchi tanto...
ci manchi tantissimo...
ti vogliamo bene
addio.
PER L'AMICO PIU' FEDELE.....IL COMPAGNO DI UNA VITA....E' MANCATO LASCIANDO UN VUOTO DEVASTANTE.....LO ABBIAMO AMATO COME UN FIGLIO....MI MANCHERAI DA MORIRE.

"Negli anni, i tuoi freschi sospiri
muove l'edera stanca
muti dietro lapide grigia
sotto il cielo di marzo.
Ancora mi pare d'udire
in quel grido celeste
la tua voce fra le rondini
biancheggiare tra i nembi.
Era la prima stagione; qui
s'aprivano le gemme,
qui tu scoprivi l'eterne ore
senza in sorte il ritorno
di chi ti salutò nascendo.
Andasti in caldi inverni,
andasti per rive lontane.
Nient'orma il corso lascia
sulle coste del vuoto tempo
e consolano il sordo
nulla, rugiade d'umide albe,
purissimi trionfi,
e immensi pensieri di marzo.
Ciò scorgo oltre l'edera;
ma pietra pare il sogno mio,
ruvida la speranza
e immobili le tue memorie.
Di sorsi d'infinito
paion accesi gli occhi miei."
. . .
Giunse all'improvviso
a offendere la vita
quell'immenso silenzio sui visi
oltraggiando la speranza
mentre nell'aria la pioggia amara
trascinava i profumi a calare
smossi dal gravoso vento
che seccava la pelle.
Adesso è cosi grande lo spazio
che s'adagia irritante sulle spalle
e nessun battito d'ali
si armonizza con la poesia
e laddove
si alza beffardo il giorno
sommergendo i sogni
senza lasciare nessun spiraglio
fa si che il vuoto m'invade
e con la sua aria
sempre dello stesso sapore
di pioggia amara
ogni goccia è una spina
innalzata dal tuo acerbo distacco.








