In questa giornata
Tu...la luce degli occhi
Ti sei spenta come
Sarà difficile
La terra
Ma la tua anima
Volerà
DEDICATA ALL'AMICO E POETA PAOLO DI CRISTOFARO, PER LA SCOMPARSA DELLA SUA CARA MAMMA.
È come destarsi dal buio
e accorgersi di volare
leggeri tra nuvole bianche
rasenti sopra il mare
e manca l'aria
ora non c'è eufonia
ma una calma tonante
che si fa strada tra le urla
e non si afferrano più le parole
ma solo odor di polvere da sparo
si sentono viaggiare solo pianti
e respiri amari e convulsi
una mano che saluta
e piano si allontana si dissolve
mentre il nero treno s'avvia
le carrozze sfrecciano
ma non si vedono binari
sotto ai piedi il vuoto
e la sensazione di sentirsi solilontanissimi dalla vita
mi piace questo tuo
non comprendere
il mio parlare
tu mi dici
visionario
ed io puntualmente
ti amo
tu non conosci le spine
ma hai odorato le rose
e hai giocato nel mio dolore
con l'amore
tu non mi concedi di parlare
al tuo cuore
vuoi solo sesso
vuoi solo notti accese
da lune
tu non mi conosci eppure
sei venuta sorridendo
con la falce in mano
per andare
nel tuo mondo
mi hai chiesto di amarti
in un momento
molto strano
nella mia vita,
la musica mancava colore
e le foglie cadevano
in ogni stagione,
la gioia prima infinita
durava il tempo
di fumare mezza partita,
i fiori non mi amavano
e mentre piangevo
le poesie non mi consolavano.
Ma ti ho incontrato
in un momento
molto triste
della mia vita,
e a causa tua
è anche finita.
Al secolo Anna GIGLIOLA
Spirto cortese, Iddio,
Umile, dal Terreno
Or ha levato. Amaro
Reca, sentir l’annuncio.
Garbo mostravi, un cuore.
Angelo entravi… Umano
Biblico vola oh Madre!
Rogito… la dolcezza.
Indole… l’adorare.
Etica… il Tuo gentile.
Lasci, un mancante immenso.
Lasci, un prezioso eccelso.
Alto… sconforto instrada!
Sei diventato una stella al cielo
ora brilli lassù
il tuo viso con un sorriso
verrano conservate i valori del tuo cuore
le passeranno al setaccio granello per granello
e tutto il resto verrà scartato e rimarrà un soffio gentile
ciao Antonio
che io smetta di lottar per guerre già rese in partenza,
per la mia inutil vita dominata dall’inerzia.
Trafiggi quel maledetto pugnale nel mio core,
che io pianga, non per dolore,
ma per il rancor servitomi
da questo controcorrente amore.
Trafiggi quel maledetto pugnale ne la mia anima,
che io possa placare le mie brucianti pene,
odiami, uccidimi…..
quam mors sola custodia est.
Gesù la tua saggezza forma un telaio
un telaio grandissimo che non finisce più
un telaio che arriva dove il cielo è più blu
hai una mano piccola che racchiude la dolcezza
e di quel foro che ti ho fatto tu ci dichiari una carezza
e quella corona di spine non basta mai per regnare
e tu con una luce mi dici ''non preoccuparti non mi fanno male''
una lacrima scende giù dal tuo viso
una lacrima che scompare in un sorriso
tu respirando a tratti mi dici'' vattene falla finita''
ti fermi un attimo per riprendere il respiro a fatica
''non piangere per me ma porta l'amore che si è ammalato''
ammalato di guerra,ammalato di odio che ormai si è affermato
scorre sangue su i suoi piedi incrociati
ormai abbandonati
e il sangue rosso e come un tramonto sul mare
e io inginocchiandomi ti dico ''scusami signore''.
Durante il secolo ventesimo ci sono state due grandi guerre ed altre innumerevoli massacri locali, per cui l'afflusso di “materiale”(morti ammazzati) è stato cospicuo e di questo sono particolarmente grata ai grandi dittatori ; Hitler, Stalin, Franco, Mussolini, Mao Tse Tung, Castro, Gheddafi, Ceausescu, Saddam, Pinochet ed altri che ora mi sfuggono, sapete, ho una certa età. Ora li tengo con me e gli ho riservato un trattamento di riguardo.
Mi dicono che anche questo secolo ventunesimo si presenta con buone prospettive, certo non ci possono più essere quelle belle guerre mondiali che mi procuravano grosse s soddisfazioni, ma vedo che, con il terrorismo ed altre piccole guerre locali, l'afflusso è comunque considerevole.
Un ringraziamento particolare ai fabbricanti e mercanti d'armi, con la loro nobile attività incentivano notevolmente la tendenza insita nell'homo sapiens, alla violenza e all'assassinio. Afflusso assicurato per decenni.
Un pensiero alle case farmaceutiche, che con la loro produzione contribuiscono ad alleviare le sofferenze umane; a volte in modo egregio, a volte in modo superficiale, a volte , (ma sono calunnie di male informati) procurando essi stessi la diffusione della malattia per poi fornire il farmaco. Vittime di questo comportamento sono i Paesi sottosviluppati, dove il farmaco salvavita, spesso, non arriva in tempo utile.
Sono la morte delle morti violente e sono destinata a questa triste contabilità, ma, se d'incanto, cessasse la violenza nel mondo, resterei senza lavoro.
i residui di un’esistenza intensa,
colorata, felice.
In uno stato di inferiorità rispetto ai
riflettori a cui ero abituato.
Come un pugile anziano al rientro
che non rinuncia all’attività sportiva che è
la sua vita.
Prende pugni anche da quel ragazzetto
a cui ha insegnato ad indossare i guantoni,
ma è felice lo stesso, perché è vivo.
Benché si senta migliore del suo avversario,
però, deve arrendersi alla legge del tempo
e cedere.
Sarà così per me, rinuncerò ai riflettori ma
riuscirò a lottare sempre ad armi pari
contro chi vorrà far vedere d’essermi migliore,
senza il timore di ricevere l’ultimo pugno,
quello fatale.
E questo perché, non mi sento riservato
alla morte.
Io appartengo alla vita e disdegno la morte.
Ho imparato a lottare e a non essere remissivo.
Quando sarà l’ora, sarò un tenace rivale,
duro da sconfiggere,
mi consegnerò a lei solo nelle peggiori condizioni possibili.

che il tempo è assente,
di sbalzi colorati
composto
il progetto vivo!
Antropici esseri
ti graffiano
per nutrirsi d’amore,
tesoro dell’animo
che ingegni oscuri
bramano,
come zecche morbose
ti saltano in corpo
divenendo giganti,
ladri di forza!
girone
m’accolse
l’estremo Inferno,
varcata la soglia
la morfica follia
s’avvinghia.
Lancinanti messaggeri
abbattono
le mura del dolore
è l’assedio!
Demoni bianchi
ti dicon
che questa è salute
nutrendo in te
infinita solitudine,
carcere antropologico
dei tumori,
frustrati i condannati
già portanti
l’immenso atroce.
Notte e giorno
non han tempo
spazio d’implosione
increduto,
come progetto
vissi
la vita,
carne che carne
nutre!
dissipati in quei pensieri
che precipitano giù come petali
verso il freddo tagliente
che ruba caldo alla pelle
fino a soffocarne ogni dire.
Il fremito delle stelle
prova a destare il mio cuore
ma ogni loro riflesso
si perde negli sbiaditi ricordi
dentro il silenzio della svanita anima
rincorsa dalle foglie d'autunno.
E anche il silenzio piange
liberando infide note
che incrociano mura di lamenti
erette dal vento della notte
mentre stringo forte
il tuo ricordo
e ciò che mi rimane di te
in questo momento.
mentre la vita ti scivola via, sprecata
vorresti esser altrove
giaci avvolto dal monotono chiacchericcio del mondo
nero mantello di mosche sul cadavere di uno stambecco
filamenti di polvere danzano sulle tue pupille
turbine di abacinanti riflessi
immutevole monotonia
scacci a calci la rabbia che ti scuote e soffoca
gialle pagine ammuffite, chiazzate di noia
indolente trascuratezza
voltati di scatto
fallo ora
l'Averla gioca con le sue prede
impalate tra i rovi








