Che sappia attendere calma all’ascolto
abbandono d’aurorale invaso dissolto
in sensi d’eterno innocente nodo
allorché sazio del vespro fumante
di trame boschive e d’avamposto musicale
di gracil ruscelletti, fiotti dalle smorte litanie
di gracchianti cocci audaci al flusso
m’attendo ancella d’ancestral sorgente
luminoso lavorio di riflessi assorti
maestoso cuore di calamai d’oro
notturno grecale attardato d’echi solitari.
Chimerico e muto il cuor nel losco divampa
nenie d’antichi castelli di pietrose ancelle
denudati sigilli impietosi di scampoli temporali
immemori ospiti deliziati d’antico ordito
quand’ecco lo spirto accostatasi al timido gergale
si veste d’anima, petali staccatasi dal vento infermo
al dipinto d’aria ed odorosi vezzi ed eterei profumi
dispersi a inondare cordoni di letizia,
primizie d’essudati estasi.
Che sappia vivere in me quieta
l’onirica casa di così familiare meta
l’incanto in follia d’antica ascesa.

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SAGGEZZA NELLA TERZINA DI CHIUSA.
LA MIA LODE E LA MIA LIETA SETTIMANA ROSARIA.
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