Siedi sul tempo, come su un trono.
La tua mano è morbida piuma:
sfiora la pelle, toglie il respiro.
Nella quiete della tempesta,
sei l'eterna ragione di vita.
Dominando chi non deve chiedere,
al mondo il tuo specchio,
ogni essere è tuo suddito,
vinto dal tuo carattere che sa di carezza.
Le tue labbra pretendono
una fame che non sazia;
mordi chi vorrebbe godere.
Nel ferro rovente di un confine tracciato,
i tuoi artigli graffiano l'anima.
Con l'orgoglio che svetta,
come la schiena di una montagna,
sei magnifica furia, oltre il peccato.
Non c'è spazio per altro:
sei desiderio che mi trascina
nel labirinto del tuo ruggito di fuoco.
