Sole che nasci dal ventre del mare ,
la puerpera terra ,
ogni giorno di te si sgrava
in liquida luce rosa.
Poi, mentre sali nell’azzurro
strie dorate si attardano sul mare,
quasi fosse doloroso distacco dalla madre.
Sali, nell’aria tersa del mattino
e, generoso, dispensi fluido vitale.
Ora sei allo zenit , guardi la terra
splendente al tuo abbraccio.
Scendi, il meriggio, all’occaso
e ancora spandi il tuo oro fecondo.
E’ sera
La terra s’apparecchia al tuo sonno regale ,
l’occidente stende trine violacee,
coltri vermiglie e guanciali opalescenti .
Candide nubi e maestosi cirri
fanno da giaciglio
ove tu possa, sole,
dormire fino a domani.