Quando la vidi un giorno di settembre
Chiusi la bocca per imprigionare
L'urlo, il mio atavico inno d'amore.
Pianti di gigli, di miele, di pietra
Più dolci del ridere di un bambino
Gemiti d'incendi, di fiumi sacri
Tristi come la notte di Cibele.
Nel volto ossuto di Disperazione
Io, trovai conforto
Nel verde loculo errante lanciai
La mia supplica di marinaio
Nell'alcova di abeti dello zefiro
Covai la mia speranza, la brezza
Covai la mia speranza, la brezza
Fui eterna madre del nuovo fiore
Generai un nuovo inaspettato figlio
L'incessante Natura fece il corso
Lasciai che le spumose onde arrivassero
Per dissetare, rumoroso sidro,
La mia sofferta voglia di te
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Bellissima, complimenti!
Carla