Matto di un moto senza mete.
Colmo di misure senza metro.
Occhio del faro senza mare.
Arco della cera su cui miro.
Passa, la zanzara sotto il ponte
a minar le fondamenta,
maschera il viso alla fronte,
una goccia si lamenta.
Una mente si dilegua,
altre prendono il suo posto,
non c'è sosta, non c'è tregua,
sotto ai piedi corre il mosto.
L'ala mesta non si spezza,
ma fortifica il mio viaggio
nella docile certezza
d'esser solo di passaggio.
Sibila il vapore dalle foglie.
Non ti scorgo.
Ecco l'attimo che odora già del dopo!
Non ti scordo.
Mai non lasci una memoria,
una firma sul tuo disegno,
di cui celebro il bisogno.
Ho bisogno di star male,
metter dita nelle piaghe,
di sperare in cose vaghe,
di sfuggire a un dio banale.
Partirei, comunque correrei
tra i profili delle stelle,
le altitudini esprimerei,
delle lacrime gemelle.
Solo adesso, solo quello.
posso dire solo bello?
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