Quel giorno che le campane suonarono a festa

nella notte degli specchi opachi, volute di fumo

a distanza, dalla stanza sospesa in una bolla

di speranze. E tutti a chiedersi la ragione

di quel suono allegro, il pigro sonno sorpreso

dal vociare di un fiume di gente in pigiama

e poi quel bussare continuo alla porta

quasi a farla cadere, la dimensione distorta

della fantasia a respirare sul letto, la dama

fuggita che torna nel castello è un peso

non una liberazione, ora che la prigione

è allagata e nei ricordi che tornano a galla

non c’è n’è nessuno dal contorno e dal profumo

intonato alla direzione del vento sulla costa.

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Commenti  

Ibla
+1 # Ibla 02-09-2017 10:30
Molto suggestiva questa tua poesia.
Eccellente, come sempre.
Un saluto da Ibla.
Antilirico
+1 # Antilirico 02-09-2017 11:50
Condivido, versi eccellenti... A rileggerti...

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