Quel giorno che le campane suonarono a festa
nella notte degli specchi opachi, volute di fumo
a distanza, dalla stanza sospesa in una bolla
di speranze. E tutti a chiedersi la ragione
di quel suono allegro, il pigro sonno sorpreso
dal vociare di un fiume di gente in pigiama
e poi quel bussare continuo alla porta
quasi a farla cadere, la dimensione distorta
della fantasia a respirare sul letto, la dama
fuggita che torna nel castello è un peso
non una liberazione, ora che la prigione
è allagata e nei ricordi che tornano a galla
non c’è n’è nessuno dal contorno e dal profumo
intonato alla direzione del vento sulla costa.

Commenti
Eccellente, come sempre.
Un saluto da Ibla.