Tutto è deciso
dal mero frullìo dei numeri,
l'ora della partenza
la traiettoria del neutrino;
così posso salire
sul treno filante a spasmi
di fatto inafferrabile
e abbandonarmi al movimento immobile
di venti stagnanti,
pattinando tra binari e cielo
sotto un sole che scuoce.
Scambi cruenti sviano discorsi
dirottano contemplazioni;
nascono corpi al primo colpo
che son lì tutti
congelati in posture accattivanti.
Sul sedile ci sono tracce
di mandragora masticata
e un medico in camice
dal biancore suddiviso in cubetti;
rinasce poi la sera e il ritorno,
rapido come rinculo di fucile,
con scintille fuse
nella carne nera del cosmo.

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