concentrato sui piedi,
mi improvviso
marinaio:
è il nodo
perfetto...
Sono attraccato,
con il cappello girato,
la ciurma è assente:
il telefono è scarico...
A guidarmi
son le vele,
come già passeggia
il lor piantone:
è soltanto
una brezza campagnola,
la criniera
già scuote
a ritmo degli zoccoli;
accade
l'impensabile...
La macchia
di adrenalina
vien
sulla scialuppa,
dove io
mi concentro
e mi lascio remare,
dagli erbioni sudati...
Spavaldi
mi stringono,
mi avvolgono
e mi freddano,
al bruciore
del giallo rovente...
Rimango aggrappato
al famoso laccio:
stretti
cervello e polmoni,
non mi stoppano
le ancore...
Stringo la destra,
un cartone
al pilastro
e riparto:
la bussola
manda al nord,
a pochi passi
dalla ciurma vincente...
Se un barlume di luce
infligge dolore
in scaglie di carne
che il tempo piega su essa
ed il dolore,
in una tremula visione,
ruba sorrisi
ad una lacrima
spenta in viso
che tace
nel suo dolore
socchiudo gli occhi
per l’ultimo sorriso
che giace nell’ombra
di uno sguardo nel vuoto.
Desideri,
contro la solitudine
sul campo appassionato della paura. Tutto tace.
Schierato è il silenzio , alleate le tenebre.
La realtà resiste,
ma notti insonni prevalgono.
Armata di sogni,
contro volubili incubi.
L'alba della vittoria appare all'orizzonte..
sbiadita.. scolorita..
Ancora lontana..opprimente distanza tra magre consolazioni.
Assetate le anime
di vendette di indifferenza.
Fissi gli stendardi della dolcezza..
Non abbiamo più patria.
Siamo noi la nostra gloria,
la nostra vittoria.
Trionfano pallide e timide carezze,
sulle carcasse del dolore
Forse nessuna guerra si combatterà,
forse nessun accordo sarà stipulato.
Fame rabbiosa della nostra essenza
osa l'impossibile.
La guerra è finita.
La pace sia degli altri..
L'Amore sia per noi.
Apparteniamoci!

