Com’ogni anno avvien
ormai da secolari lustri
quest’anno, ancor, leggiadra
e seppur paventa per di noi la vita
giunge la stagion a noi preferita,
co’ l’usignol, i passeri e la gazza ladra,
coi getti di fior lungo l’arbusti,
benché quest’anno qualcosa di funesto convien!
Terribil piaga silente giunse,
nel mese di febbraio o giù di lì,
che fece della vita nostra un cambio
tal da indurre ognun e ci riuscì
ad abituar di no, a chi d’uscir là fuor volesse
se l’agguato d’un nemico invisibil insistesse.
La primavera che noi già conoscemmo,
possiam così scordarcela quest’anno
poiché chi dice per qualche mese,
altri afferman, pessimisti, qualche anno
dovremo abituarci a 'ste difese
se non vogliam causare qualche danno
alle nostre vite che son così preziose
perché vogliam a lungo esse goder
pei nostri figli ed i nipoti che abbiam
che saran sostegno per la vecchiaia che raggiungiam.La finestra che mostra il giardino di casa,
mi fa scorgere i gerani fioriti
e il sole che nasce da un orizzonte lontano.
L’inverno crudele ha lasciato un doloroso fardello,
che offusca le gioie e rattrista le menti,
che spegne i sorrisi e lascia lamenti.
I guerrieri sono sempre in trincea,
coi visi straziati e nascosti dai veli
sempre pronti a colpire il nemico nascosto,
invisibile e impietoso su noi.
Si, abbiamo bisogno di fiori e colori,
che la primavera ci offre splendendo,
d’amore e di delicate carezze,
ma, soprattutto, abbiamo bisogno
d’eroi
Il fuoco vitale dell’esistenza
abita in ogni forma di vita...
Ne giova forza ed energia
dalla grandezza dell'Amor proprio
e per gli altri, smisuratamente...
Talvolta crudele, coinvolge
in una sorta di contrasto...
Puntare l'indice
alla ricerca del colpevole
è un senso liberatorio
per le proprie responsabilità,
non porta frutti
a quel fuoco d'amore
che arde nell'anima...
Se raccogliessimo tutti i colori
per dipingere di primavera
tutto ciò che ci circonda,
scopriremmo quella meravigliosa
fiamma in noi.
Quella fiamma capace
di donare elasticità
nel abbattere l'odio
e sostituirlo
ad una sola forza suprema,
Divina...
la forza magica dell'amore.
perché se è vero che gli anni
sono la somma delle nostre emozioni,
ho visto abbastanza per poterti raccontare
di bare partite nel silenzio di una primavera
che nessuno di noi potrà più dimenticare.
Ma se resteremo sarà perché
il sacrificio di eroi senza armi
avrà spiegato al mondo intero
che dentro ognuno di noi
sopravvive uno smisurato, incontenibile
desiderio di fratellanza, bisogno di amore
e voglia di vita.
Ti cerco
negli abeti colmi di neve
fra le pieghe d’un vespro silente,
dentro il bianco d’una gemma
che solitaria se ne sta sul ramo…
Ti desidero
nell’abbraccio d’un cielo
che a stento illumina
le striature della terra
E son dentro inverno
cupo e freddo
che impaziente attende
sua dolce primavera.
Mano Divina nella reclusione umana
per non infettare la primavera.
Invitata da ben predisposto inverno
e sino all’uscio sospinta
primavera rimane attonita
e sopita riduce l’incedere
non apre le danze. Chi la trattiene?
Sarà paura di non ritrovare tenui
colori presunti estinti, i suoi preziosi calori
le famose attenzioni di un mondo che ora
nella privazioni dei sensi
è chiuso in se stesso e parla da solo
di mascherati profumi e di ferite, di mani
dal tatto esentate e menti altrove rivolte.
L’insolito cinguettio è disegno che attenua
l’usuale raggiante profusione alle anime.
Ma la tinta preclusione di primavera
è solo la prima mano. Pittore attende che asciughi
che virus… resti senz'acqua.
e l'ombra della tua voce
lungo i fili dissestati di un computer
che galleggia su un letto
che immagino barca
I miei occhi intristiti dal biancospino,
dal borbottare consueto dei primi
non si sente ammirato
Tutto questo lo avremmo visto insieme
con la strada deserta
ed un silenzio fino a comprendere le cornacchie
A decimare gli ultimi cumulonembi
E invece la primavera non verrà mai, stavolta.
Verrà l'estate.
Ci sarà un anello mancante
nell'evoluzione del provare qualcosa:
ci ritroveremo ridendo
senza che la storia ci spieghi il perché.
E mi raccontano di ragni variopinti,
del mimetismo batesiano
del C. varius che in un attimo sparisce dagli steli
ma ogni quarantena è un frammento di futura amnesia.
Dove sei, allora? Fin dove si deve allungare un dito
affinché suoni minimamente la fine?
Servirebbero nubi tremende
per ritagliare uno stralcio di luce sul muretto
che ti assomigli nei contorni.
Purtroppo per me è un giorno di luce.
È un giorno di marzo, quindi informe.
È purtroppo un giorno di primavera.
Ecco perché non ci sei.
Che la mia vita sia un giardino colorato
Dov'io posso passeggiare ore ore e ore
Col profumo del tuo aroma sbocciato
In questa perenne primavera calore
Petali sul tuo viso dolcissimo sapore
Tra le tue braccia care abbandonato
Il respiro d'un fiore rimavera nel cuore
Umore lasciato nall'estasi sbocciato
Si placa l'unione in simbiosi amore
lontani... lontano.
E mi mancano,
le ombre familiari:
della Quercia
della siepe
e delle persone:
nella piazza, per strada.
E non sento il Sole
che pian piano
si ammàina,
solitario, nel tramonto.
E non vedo la notte
che si nasconde,
dietro le luci
dei lampioni.
Ma sento il freddo
di questa strana primavera
che non entra,
dalle finestre chiuse.
fate l'occhiolino al gatto
le notti che delirano ruotano
le nozze non si fanno:
il mondo è matto.
Vedo che un fiore si fa spazio
nonostante tutto
sia sopraffatto;
un urletto nel suolo grigio e perfetto
una macchia colorata di disprezzo
per tutte le cose grigie che ci restano!
la pece di un'epoca triste
i suoni che straparlano
i fumi con l'affanno
le aziende che frullano e bombardano.
Il mondo è senza nesso
e tutto si racchiude;
i semi di un tempo strano
senza luce
aspettano adagio,
si parlano piano...
sospirano
le mani in mano.
"Un'altra primavera è possibile?"
si chiedono a stento.
Il sole batte un poco sopra l'erba,
si alza il vento.







