Tornerà l’arcobaleno.
Tornerà con un treno.
Ci farà salire tutti quanti
senza pensieri né rimpianti.
Ognuno nel proprio universo,
portando con sé un colore diverso.
Ci stringeremo tutti intorno
e faremo un grande girotondo.
Lo faremo con tutto il cuore
affinché diventi di un solo colore:
il colore dell’Amore.
Una stagione in cui si rallegra il creato
negli alberi che si vestono a festa
per annunciare al mondo intero
che la vita rinasce anche in un solo
piccolo fiore che allieta la vista ma anche il cuore.
Tutto rinasce, ma c'è il male che tesse nell'ombra
e impedisce a questa stagione di sbocciare
in tutta la sua bellezza e calore del cuore
ma essa sarà più forte del maligno perché
la dea primavera ha in sè la forza della speranza.
E' come una rosa che sboccia spontaneamente
che sa di avere delle spine ma la bellezza e
il profumo che emana sarà più forte e più dolce
di ciò che punge e allora non si vedrà più lo stelo
ma solo la splendida corolla che aspetta solo di vedere
la luce del sole che risplenderà per lei ma anche per la terra.
Cielo grigio piombo, pioggia dentro,
a terra nel profondo.
Troppo tempo, in questo giorno.
Non mollo.
Corro e urlo nel silenzio.
Sono un animale di talento,
con il fuoco, in questo sporco gioco,
devierò anche questo vento!
Dentro me stesso, trovo il senso!
in un mondo sfocato
Le nostre porte sono chiuse
La nostra vita è immobile
dietro una finestra che si affaccia
su una quiete angosciante
Non ci scalderemo
al primo tepore del sole che brilla
sulle fronde prepotenti e fiere
Questa insolita primavera
non avrà spettatori ad aspettarla
La sentiremo nel cuore
mentre impariamo a vivere
la vita attimo dopo attimo
mentre uno sguardo scalda
la mancanza di un abbraccio
in un prato fiorito
Bisognerebbe cercare un respiro che lega il tuo cuore ad un ricordo
lontano
Bisognerebbe la notte mangiare e sognare le stelle
Come se fossero caramelle
che nel suo sapore e nel suo consumarsi realizzino e guariscono il dolore della terra
Che è in tutti noi
Bisognerebbe cercare sotto i castelli di sabbia
Il cofanetto del tesoro scomparso
E quello sei tu
Cuore ferito
Cuore impazzito
Calmarti non puoi
Sei ballerino sei un bambino
Vuoi cantare e ballare
Nell'aria le stelle troverai
Giocando e ridendo
Il tuo battito
Di dolore di piacere
Raggiungerà l'infinito essere
Che è in te
gocce cadono acute
sull'erba vuota di voci.
Nessuno dietro i muri
vedo guardare al cielo,
ascolto un suono diverso
nell'acqua che scivola lieve
mentre il sole non mostra ancora il suo volto.
Cresce una foglia paziente
fra il vento che oggi sembra non esistere,
fra i colori che nascono sbiaditi,
nei giorni compiuti
di un'aria primaverile
che rimanda il suo soffio gentile.
vezzose giumente
dove l'erba cerca
la propria moltitudine
e mentre la brezza
increspa il mare
s'apre la rosa
Ogni malinconia
tace
Non ho mai creduto ai miti
Che siano di Primavere di gioia
O di altre stagioni di ghiaccio e ghisa e città
Di fuochi che bruciano pelli le accarezzano
Personalmente
Continuo a non crederci
Anche ora? Proprio ora? Perché?
La disillusione si inasprire al morso dei tempi
E la Primavera che restava ieri
È ancora più cupa nell'oggi
Ah sì? Ma poche Primavere sappilo
Non fanno profeti
Però
Molti soli sì
Ed è difficile essere giovani di queste notti
I sogni sono grossi gravidi di tutt'altro
Che speranza
È difficile essere giovani di queste notti
Che ci si impone uno sguardo sciapo
Per stagliarsi pietosi sulla più ampia delle scene
Fuori dalla finestra sembra di guardare
una tela insolita
dove l’unica strada vuota
cammina senza correre verso il paese…
ci entri amica cara, morbida
come un pastello a cera sulla gota.
Così sul poggiolo… dal cielo arricciato
scendono corde di grandine.
Dentro la fotografia riesco a vederci
una barchetta in pieno giorno, e un faro
in carta seta si è acceso sulla costa.
Mi dirigo per errore voluto tra le querci.
In un foglio ci metto la favola contratta
che è in me, e ci disegno a primavera
per due volte una ruota.
E con la carta crespa una bicicletta,
e tu poetessa che hai l’accortezza
di toccarla con la delicatezza d’una nota.
Nel privato di poche sillabe ringrazio te
poeta e voi oltre i luoghi comuni delle
lenti dei miei occhiali, fiori di pannolenci
delicati d’esser venuti.
Papà avrebbe forse addirittura
sorriso nel vedervi, dietro un arrivederci.
in un giardino,
in un prato,
assaporare l'incanto
di fiori appena sbocciati,
di tenero verde.
Sogno ormai, in questa
strana primavera, dove
giardini di città sono stati
chiusi, dove i prati sono
irraggiungibili.
Ma torneremo fra papaveri
e girasoli, questa insolita
primavera sorriderà
all'estate, allontanerà
giorni cupi,
con il ventaglio dei suoi
colori.




