I demagoghi ruminar inganni;
Li alargizi ruminar lor affanni;
I Cesari ruminar ‘l padre urente;
Li scorni ruminar vita clemente;
La plebe ruminar a’ sui tiranni;
ruminan in Neccara l’alemanni
co’ malanni e ranni e manne in mente.
Malauguri prevenuti pe’ sangue:
Scontati allor, scontati persin dopo,
Scordati affatto via ai mezzani in parte.
Madre mïa, elargiscimi l’arte
dell’ignorar sovrani che han d’uopo
Facoltà d’udir il morir esangue.
I suoi rostri, che conciman tempeste,
che taglian teste a’ singoli ïellati,
che feriscon lesti i mesti abusati,
Siddetti bisbiti pittan di peste;
Siddetti lazzari spittan funeste
piaghe; chi crudi ma non satollati:
Chi giron di parte in parte adirati:
Chi giran in grotte eremi o foreste.
I nemici candidi ‘n armi inutili
A romper la pace, invece incapaci
d’acquietar un sol animo tremante...
Milizie spietate da Sol levante:
Il vere fu pulito da rapaci
de’ suoi spettri, lucidi e fermi e futili
E luridi per gl’infermi di frutici
E sudici per la paga d’aruspici.
Vere l’è, ma invere le ferme piante
Su le case vote di voci affrante.
Areno lacrime di giglio
sull’uscio del dolor,
come un raggio di luce
a stipular ricatti d’illusioni.
Aprile svezza una nenia
di rondini minute,
rammenda le corolle del vento,
incendia crepuscoli innevati,
inchioda perimetri solari
al battesimo del mio eco.
Si straccia alle porte del cuor
un nudo frammento di primavera
e tu non ci sei più
a corteggiarmi l’anima,
resta solo l’orologio del tuo ricordo
a narrar il battito lunare
del nostro primo incontro.
Non la sento nell'aria stasera
Non posso parlarne
e nemmeno ricordare cos'era.
Erano, forse, fiori, le rondini, l'amore
Nulla di ciò mi sovviene ora.
Sono già l'oltre, di cui mi dicevo,
non avrei più fatto ritorno.
Voglio chiudere gli occhi e non pensare
che a questo vuoto nel cuore,
più nulla si aggiungerà domani
Ed eccoti arrivata, finalmente!
Al tuo ritardo eravamo abituati,
tutti ormai tardiamo, non è una novità!
Tardiamo a prendere il treno,
agli appuntamenti, a capire, a ragionare!
Tutti abbiamo i giorni “Si” ed i giorni “No”,
sono quindi giustificati i tuoi anni “Si” ed anni “No”!
Ti abbiamo vista arrivare anche con i capelli arruffati,
con due valigie di cartone legate con la corda,
con l'ombrello a tracolla dietro alle spalle.
Si, proprio come i contadini del sud emigrati al nord,
con un tovagliolo annodato ai quattro spigoli
per tenere insieme una pagnotta con formaggio,
in cerca di lavoro, di un modo per vivere,
di fortuna, di orgoglio e dignità umana!
A volte, non sei neanche partita ed arrivata,
come se ti fossi addormentata, caduta in letargo,
come se non avesse funzionata la tua sveglia,
come se qualcuno ti avesse sequestrata,
legata ai piedi del letto per rubare il tuo tempo!
Si, i colleghi arrivano anche a questo ed oltre!
Forse perché l’inverno vuole allungare i suoi danni,
forse perché l’estate ha fretta di mandarci al mare,
ma eravamo abituati, a sopportare anche questo,
non è più meraviglia, passare dall’inverno all’estate!
Tu però sei importante, è necessario che ci sia!
Hai bisogno di lavorare, preparare i campi,
servono alimenti, frutta, fiori, colori, gioia ed amore,
di te non ci puoi privare! Di solito parti da sud e vai a nord,
quest’anno però, hai invertito il percorso!
Bisogna andare dove il dovere ci chiama,
fare tutto quello che è necessario fare,
contribuire alle esigenze della vita ma,
una insolita primavera in camice bianco,
non l’avevamo mai vista, la ricorderemo per tutta la vita!
le margherite sono già presenti su verdi distese di prati
ma non tutto è così usuale:
d'improvviso scende un calore polare
e incredibilmente si vedono cadere fiocchi bianchissimi;
i fiori assumono un altro bianco,
un bianco di una neve primaverile.
Dolce dono inaspettato,
speranza di ogni sognatore.
non sarebbe stato uguale,
questa volta non andrà
a scherzare per le strade.
Sta seduto alla finestra
e si guarda dentro al vetro,
resta chiuso nell'armadio
il suo vestito colorato.
Un Febbraio opportunista
ha sottratto un po' di sole,
ad un Marzo cupo e strano
cinto da un gelido abbraccio.
Arlecchino resta lì
gli occhi roteano, rimbalzano
su uno sterile deserto
dalla sabbia dura e grigia.
Sono ancora ben lontane
le sue rondini vacanziere,
a dar loro il benvenuto
questo cielo non è pronto.
Ora c'è un pesante manto
che ci soffoca la mente
e creature della notte
che ci ruban la realtà.
Arlecchino ha un'altra maschera
per non farsi riconoscere,
come fosse un Carnevale
festeggiato tristemente.
Lui aspetta quelle rondini,
torneranno prima o dopo
faran festa nell'azzurro
e usciremo dalle tane.
E ci scopriremo il viso
grandi corse per le strade!
Quelle terre desolate
si apriranno a vite nuove.
Arlecchino ne è sicuro
ha gettato quella maschera,
ride con l'amico specchio
e apre l'anta dell'armadio.
non chiedo la foglia di alloro
ma una tua carezza sul collo
che mi liberi dalla fortezza
per chiudere gli occhi
e sentire del mare l' ebrezza
un grande fardello
ci priva di baci,
ci priva del canto del merlo.
Amori lontani,
sguardi fugaci,
siamo al macello come maiali.
Intanto Afrodite
porta la mia mente lontano
tra i fiori del sacro giardino
e mi tiene al riparo
dalla solitudine che porge la mano.
un grande fardello
ci priva di baci,
ci priva del canto del merlo.
Amori lontani,
sguardi fugaci,
siamo al macello come maiali.
Non ascoltate le sciocche favelle
spegnete lo schermo, perché
presto usciremo a riveder le stelle!
Arriva soave e leggero
Il giallo profumo
di una luminosa
mimosa,
che ai caldi raggi del sole
i teneri rami stende.
Silenzioso piccolo giardino
vuoto di bimbi,
voci,risate
ne corse tra i fiori
o piccole mani agitate
al sole di questa primavera
E quando lentamente si fa sera
si leva piano
dalle finestre spalancate
Il canto di una nazione
unita
Nell'aria dolce di questa
Insolita ed inimmaginata
Primavera.
si è legato ad un soffice vento
oscillato da vergini foglie attaccate
intraviste tra i rami contro un tramonto.
Frammento di un fievole ricordo
soffoca ancora nell'immaginare
di un retroscena senza respiro,
trasparente nel tentennare e
sospeso in un infinito collasso
di sentimenti quasi spenti.
Pensiero... forse sproporzionato,
che non lascia libera la speranza
s'un vasto campo astratto di...
emozioni in condizioni malconce.
Un pensiero che avvia tra le lacrime
una malinconica primavera in preghiera.
In attimi malinconici la mente
raccoglie i ricordi dei frenetici giorni
e rimpiange il sereno profumo
delle smarrite abitudini.
Privi gli spazi di bimbi in gioco,
nessuna rondine al vetro dell’aula,
senza convegni la vuota panchina,
né abbracci né strette di mano.
Pur il tempo immoto sull'uscio
par attendere un vento bonario,
mentre l’uomo, al nostalgico effluvio
di semplici cose, interroga il petto
e lì ricerca le anelate risposte.
“Andrà tutto bene” è il motto di auspicio,
le tre parole su un arcobaleno dipinto
e un canto d’osanna s’alza ai balconi,
l’augurio di cuore di “rinascere” ancora.
“Nessuno si salva da solo”
è la voce d’un padre che invita
e leste, pari al volo di rondini in cielo,
in soccorso vanno le eroiche mani.
Intanto tu avanzi insolita e dolce,
con passi indecisi sul verde ancor gelido
e con tremule mani usi i pennelli
per colorare i giorni lunghi di luce.
Su germogli di pesco reinventi la vita,
risvegli in cuore sentimenti assopiti
laddove il silenzio ingoia le vie.
Pur se sottile sarà il tuo olezzo,
di chiare tinte, sotto l’azzurro
di insoliti mattini, colorerai le aiuole
e fintanto che il melo e il ciliegio
ricameranno ancora fiori,
tu, mia primavera, i cuori ciberai
di nuova speranza.







