Guardando,
sfioro appena
la superficie delle cose.
L'azione stessa
del guardare è debole,
quindi non posso descrivere
niente che vada oltre
il normale senso della vista.
Ma se posso osservare
spalancando gli occhi
come farebbe
un attento predatore,
allora supero
la frontiera stessa della vista.
Vado in fondo,
penetro nella materia,
mi immergo nelle cose
fino a giungere
al concetto stesso
che esse rappresentano.
Non vedo più
solo forme e colori
ma sensazioni ed emozioni.
E questo porta
all'apertura del terzo occhio
una nuova prospettiva sul tutto.
Posso davvero descrivere,
ogni cosa che si trovi davanti a me.
Perché ora è come
se l'assaporassi
e ne sorbissi
l'intima essenza.
Raggiunto questo nuovo traguardo
posso iniziare a descrivere
tutto ciò che mi circonda
ed oltre.
Superando senza fatica
le normali barriere
imposte all'essere umano.
sfioro appena
la superficie delle cose.
L'azione stessa
del guardare è debole,
quindi non posso descrivere
niente che vada oltre
il normale senso della vista.
Ma se posso osservare
spalancando gli occhi
come farebbe
un attento predatore,
allora supero
la frontiera stessa della vista.
Vado in fondo,
penetro nella materia,
mi immergo nelle cose
fino a giungere
al concetto stesso
che esse rappresentano.
Non vedo più
solo forme e colori
ma sensazioni ed emozioni.
E questo porta
all'apertura del terzo occhio
una nuova prospettiva sul tutto.
Posso davvero descrivere,
ogni cosa che si trovi davanti a me.
Perché ora è come
se l'assaporassi
e ne sorbissi
l'intima essenza.
Raggiunto questo nuovo traguardo
posso iniziare a descrivere
tutto ciò che mi circonda
ed oltre.
Superando senza fatica
le normali barriere
imposte all'essere umano.
2 commenti
Laudato sii o mio Signore,
nel Cantico di Francesco,
rivolto al sommo artefice di tutte le creature,
per le chiare stelle donate,
la luna, il sole...
Laudato per l'Amore generato,
fattosi martire,
umiliato e agonizzante,
poi trucidato,
barattato col misfatto del peccato.
Eterogenia d'incalzanti sentimenti,
emananti emozioni ridondanti,
discioltesi in lacrimali stille sulle guance,
fin da epoca remota,
a suffragar sublime perfezione,
palesemente trasudante la fede sottintesa,
latente, dell'artista,
espressa nel consacrar il volto della Madre,
nonché del divin Figlio,
scolpiti nel marmoreo blocco inanimato,
arresosi alla ferrea volontà del Buonarroti,
ai suoi sapienti tocchi di scalpello,
atti a raffigurar l'apoteosi dell'amor materno,
conclamante Pietà e Misericordia,
che s'animò di vita,
sancendo avverato l'infausto presagio,
avvallante sospirata speme di rinascita.
Coniugazione di sembianze immacolate,
intrise di strazio e d'afflizione,
sul giovin viso di Maria;
di sonno eterno, su quello di suo Figlio,
il Nazareno,
mirabili,
nel di lei atto di regger sulle gambe
l'adorato corpo dell'Eletto ad Amore universale
a lei sottratto,
arresosi a un profetico disegno prefissato;
di cingerlo, nell'inespresso abbraccio astratto;
nel di lui riverso viso esangue,
addormentato tra mortali grinfie fatiscenti
e adornato da riccioli fluenti,
sparsi sul braccio di colei che fu prescelta;
abbandonate, le discinte, sacre membra,
l'affusolate mani e i piedi, trafitti e dissacrati.
Ha inteso d'esser immortale, il genio,
velando, del mistero dell'attesa designata,
tal frangente immaginato,
susseguente, del Cristo destinato, dall'origine del tempo,
a essere immolato, similmente a un agnello.
Vergin Maria,
a palpebre socchiuse,
muta, nel suo dolore immane,
quel palmo della mano verso il cielo,
par implorare Dio, nel suo pensiero:
"Ecco, tutto ciò che hai comandato or s'è compiuto.
Con dolore, rimetto a Te il Figlio amato, martoriato e ucciso,
Tua trascendente Essenza,
con speranza di riaverlo fra le braccia, per l'eternità del tempo.
E così sia."
nel Cantico di Francesco,
rivolto al sommo artefice di tutte le creature,
per le chiare stelle donate,
la luna, il sole...
Laudato per l'Amore generato,
fattosi martire,
umiliato e agonizzante,
poi trucidato,
barattato col misfatto del peccato.
Eterogenia d'incalzanti sentimenti,
emananti emozioni ridondanti,
discioltesi in lacrimali stille sulle guance,
fin da epoca remota,
a suffragar sublime perfezione,
palesemente trasudante la fede sottintesa,
latente, dell'artista,
espressa nel consacrar il volto della Madre,
nonché del divin Figlio,
scolpiti nel marmoreo blocco inanimato,
arresosi alla ferrea volontà del Buonarroti,
ai suoi sapienti tocchi di scalpello,
atti a raffigurar l'apoteosi dell'amor materno,
conclamante Pietà e Misericordia,
che s'animò di vita,
sancendo avverato l'infausto presagio,
avvallante sospirata speme di rinascita.
Coniugazione di sembianze immacolate,
intrise di strazio e d'afflizione,
sul giovin viso di Maria;
di sonno eterno, su quello di suo Figlio,
il Nazareno,
mirabili,
nel di lei atto di regger sulle gambe
l'adorato corpo dell'Eletto ad Amore universale
a lei sottratto,
arresosi a un profetico disegno prefissato;
di cingerlo, nell'inespresso abbraccio astratto;
nel di lui riverso viso esangue,
addormentato tra mortali grinfie fatiscenti
e adornato da riccioli fluenti,
sparsi sul braccio di colei che fu prescelta;
abbandonate, le discinte, sacre membra,
l'affusolate mani e i piedi, trafitti e dissacrati.
Ha inteso d'esser immortale, il genio,
velando, del mistero dell'attesa designata,
tal frangente immaginato,
susseguente, del Cristo destinato, dall'origine del tempo,
a essere immolato, similmente a un agnello.
Vergin Maria,
a palpebre socchiuse,
muta, nel suo dolore immane,
quel palmo della mano verso il cielo,
par implorare Dio, nel suo pensiero:
"Ecco, tutto ciò che hai comandato or s'è compiuto.
Con dolore, rimetto a Te il Figlio amato, martoriato e ucciso,
Tua trascendente Essenza,
con speranza di riaverlo fra le braccia, per l'eternità del tempo.
E così sia."
S'infrange il momento: crepa nell'aria.
Scappo nella scissura,
Sempre più varia.
Luce m'investe: scorgo una pianura
Intatta dalle polveri sottili,
Un inganno ove mondo non agisce
Ma finisce
Il veleno che respiriamo.
Le lance rosse esplodono dal fondo
Del sole tardo, muta
E si sfumano nell'aria
Concessami, l'occaso.
Respiro il miracolo
Scartato dall'oracolo
Lasciato di là; il caso
Or vuole che rimanga,
Ma li sento quei demoni,
Sono vicini ... Vedo
Te lontana, la sagoma, ti formi dal tramonto;
Ma loro sono già qua.
Scappo nella scissura,
Sempre più varia.
Luce m'investe: scorgo una pianura
Intatta dalle polveri sottili,
Un inganno ove mondo non agisce
Ma finisce
Il veleno che respiriamo.
Le lance rosse esplodono dal fondo
Del sole tardo, muta
E si sfumano nell'aria
Concessami, l'occaso.
Respiro il miracolo
Scartato dall'oracolo
Lasciato di là; il caso
Or vuole che rimanga,
Ma li sento quei demoni,
Sono vicini ... Vedo
Te lontana, la sagoma, ti formi dal tramonto;
Ma loro sono già qua.
Vedo -asfalto di strade
bruciate dalla corsa
infamate dalla fretta
che annienta ogni tempo
ideato per guardare e riguardare
ideato per guardare e riguardare
l’indescrivibile
pensiero,
l'ineguagliabile desiderio
di un Dio sempre creato.
Il sogno suo- di un mondo
l'unico...
che si sia mai avverato!
che si sia mai avverato!
È Luglio e l’estate mi penetra
col suo frutto fatto di colori.
Guardando descrivo il guardare.
La gente si ammassa sulle spiagge
e la sera il pontile che porta alla rotonda
sospesa in un mare che sfuma nel buio,
è pieno di gente allegra e spensierata.
Le montagne Apuane sono svanite
in quel nulla che sprofonda,
inghiottite dall’oscurità.
Passeggio, beato, sul pontile
fino a giungere alla rotonda
gremita di gente dai colori diversi.
Ascolto il mormorio del mare,
che fluttua sotto i miei piedi
in quel mare molto grande
in cui mi riconosco.
Il vecchio musicista e cantante
è ancora lì seduto sulla sedia
con la sua chitarra in mano
e l’armonica lucida a fior di labbra.
È dolce la sua voce e le sue canzoni
vibrano di un colore antico e romantico,
che sembrano sgorgare dagli abissi dell’anima.
“Una rotonda sul mare
Il nostro disco che suona……”
Qualche coppia balla ed io ascolto, estasiato,
quelle canzoni di tanti anni fa.
Quante luci lungo la riviera,
che dalla Marina di Massa
segue la curva ampia del golfo,
dai colori diversi che si specchiano
nell’acqua della risacca, mobili e franti.
Il faro sulla punta estrema di Porto Venere
brilla per un secondo e scompare
per poi ritornare a splendere nuovamente;
segno che il mare, anche nel buio
può inviare i suoi splendori,
dopo un giorno sereno trapuntato
da innumerevoli, piccoli e rapidi bagliori.
Questa è l’Estate e la sua magia
ed io, guardando, descrivo e m’innamoro.
col suo frutto fatto di colori.
Guardando descrivo il guardare.
La gente si ammassa sulle spiagge
e la sera il pontile che porta alla rotonda
sospesa in un mare che sfuma nel buio,
è pieno di gente allegra e spensierata.
Le montagne Apuane sono svanite
in quel nulla che sprofonda,
inghiottite dall’oscurità.
Passeggio, beato, sul pontile
fino a giungere alla rotonda
gremita di gente dai colori diversi.
Ascolto il mormorio del mare,
che fluttua sotto i miei piedi
in quel mare molto grande
in cui mi riconosco.
Il vecchio musicista e cantante
è ancora lì seduto sulla sedia
con la sua chitarra in mano
e l’armonica lucida a fior di labbra.
È dolce la sua voce e le sue canzoni
vibrano di un colore antico e romantico,
che sembrano sgorgare dagli abissi dell’anima.
“Una rotonda sul mare
Il nostro disco che suona……”
Qualche coppia balla ed io ascolto, estasiato,
quelle canzoni di tanti anni fa.
Quante luci lungo la riviera,
che dalla Marina di Massa
segue la curva ampia del golfo,
dai colori diversi che si specchiano
nell’acqua della risacca, mobili e franti.
Il faro sulla punta estrema di Porto Venere
brilla per un secondo e scompare
per poi ritornare a splendere nuovamente;
segno che il mare, anche nel buio
può inviare i suoi splendori,
dopo un giorno sereno trapuntato
da innumerevoli, piccoli e rapidi bagliori.
Questa è l’Estate e la sua magia
ed io, guardando, descrivo e m’innamoro.
Ti vedo a volte
che sei al balcone grande
dove dal basso sembra ci sia festa
e sia perenne
sotto la tenda a righe
gonfia di luce.
L’ombra del gomito
è poggio a sguardo assorto
in briciola di cielo
al brontolio di fumo
di strada sorda
al vaso col tuo fiore.
che sei al balcone grande
dove dal basso sembra ci sia festa
e sia perenne
sotto la tenda a righe
gonfia di luce.
L’ombra del gomito
è poggio a sguardo assorto
in briciola di cielo
al brontolio di fumo
di strada sorda
al vaso col tuo fiore.
La profanazione di un sentiero
è sintomo di inizio
Fa’ silenzio tu, con le dita:
ho gli occhi in cocci
di una grazia acquosa
Tu sai perché
sai la domanda
(Tu)
non chiudi il cerchio:
metà scienza metà mistero?
Ed io ho sentito bene,
se c’è qualcosa di anormale
nel tonfo di una goccia
non è il lamento ma
ha saputo togliermi la voce
è sintomo di inizio
Fa’ silenzio tu, con le dita:
ho gli occhi in cocci
di una grazia acquosa
Tu sai perché
sai la domanda
(Tu)
non chiudi il cerchio:
metà scienza metà mistero?
Ed io ho sentito bene,
se c’è qualcosa di anormale
nel tonfo di una goccia
non è il lamento ma
ha saputo togliermi la voce
In un pomeriggio qualsiasi, di un giorno qualsiasi,
il sole ancora tiepido di ottobre
seduta al tavolo di un bar sorseggio un caffè
il fumo della sigarette si perde verso il cielo
Mi incuriosisce guardare il mondo intorno a me,
le vetrine ben vestite attirano la gente
le verdure esposte come un orto ambulante
emanano profumi invitanti
Automobili vanno a destra e manca
suoni di clapson sono melodia estrinseca,
donne, uomini e giovani danno vita
a una coreografia di foggie di abiti
dai vari colori, dalla sfumatura di grigi
a sgargianti colori, tutto è moda oggi
Ma i visi sono tirati, i sorrisi non sempre
vengono dal cuore, la luminosità dello sguardo
e ad un livello minimo,
L'occhio all'orologio, auricolari invisibili
li vedi camminare e gesticolare
non c'è abbastanza tempo
ricordano Bianconiglio di Alice
corre qua e la gridando “è tardi, è tardi, troppo tardi”
Era bello il tempo in cui le lancette degli orologi
parevano scorrere più lente
le donne con le sporte della spesa
facevano due chiacchiere in allegria
gli uomini nei dehors si godevano
il tempo libero davanti ad un buon bicchier di vino
I bambini giocavano senza pericoli sulla piazza
le risate cristalline riempivano l'aria
Quell'epoca è estinta, vige il terzo millennio
le regole son cambiate lasciando un po' di amaro in bocca,
sono caduta nel vortice anch'io,
finito ho di bere il caffè
i miei pensieri sfumati nel fumo della sigaretta
Guardo l'orologio, mamma mia com'è tardi!!!
il sole ancora tiepido di ottobre
seduta al tavolo di un bar sorseggio un caffè
il fumo della sigarette si perde verso il cielo
Mi incuriosisce guardare il mondo intorno a me,
le vetrine ben vestite attirano la gente
le verdure esposte come un orto ambulante
emanano profumi invitanti
Automobili vanno a destra e manca
suoni di clapson sono melodia estrinseca,
donne, uomini e giovani danno vita
a una coreografia di foggie di abiti
dai vari colori, dalla sfumatura di grigi
a sgargianti colori, tutto è moda oggi
Ma i visi sono tirati, i sorrisi non sempre
vengono dal cuore, la luminosità dello sguardo
e ad un livello minimo,
L'occhio all'orologio, auricolari invisibili
li vedi camminare e gesticolare
non c'è abbastanza tempo
ricordano Bianconiglio di Alice
corre qua e la gridando “è tardi, è tardi, troppo tardi”
Era bello il tempo in cui le lancette degli orologi
parevano scorrere più lente
le donne con le sporte della spesa
facevano due chiacchiere in allegria
gli uomini nei dehors si godevano
il tempo libero davanti ad un buon bicchier di vino
I bambini giocavano senza pericoli sulla piazza
le risate cristalline riempivano l'aria
Quell'epoca è estinta, vige il terzo millennio
le regole son cambiate lasciando un po' di amaro in bocca,
sono caduta nel vortice anch'io,
finito ho di bere il caffè
i miei pensieri sfumati nel fumo della sigaretta
Guardo l'orologio, mamma mia com'è tardi!!!
Non basta guardare un cielo
per sentirmi a casa.
Anche il mare che mi bagna
non è quello che io amo.
Tutto nel mondo m'appare
come fosse parodia.
Per questo, spesso, chiudo gli occhi
a cercare panorami
catturati nel tempo fanciullo
che nessuna mano, ottusa, d'uomo
ha mai scalfito.
S'apre il sipario nella mente
e torna in scena quel passato.
Rivive ogni fiore che ho sfiorato,
le conchiglie che ho rubato
alla spiaggia e poi perduto.
Ad una, ad una le ritrovo
e tutte al giusto posto.
Poi avanza un altro tempo.
Nei fitti mandorleti
sotto l'alito del vento
nevicata a fiori bianchi.
Che chi non l'ha veduta
nemmeno mai potrà capire
lo stupore della mente
nello smarrirsi dei pensieri
con la grande meraviglia
che dipinge la natura.
E tornano distese gialle
a ricopiare il sole sui prati.
Son le margherite che raccolsi.
Quante ne interrogai!
E quanti no, mi dissero già allora.
Ora, qui non vedo margherite
né mandorli fioriti.
Dalla mia finestra vedo solo gente
che stende biancheria.
Non ci si parla -che non c'è tempo-
ma ancor più non c'è la voglia.
Quello che ho amato è tutto alle spalle
Non posso vivere guardando all'indietro.
Come pellicola riavvolgo i ricordi
fino al prossimo riposo.
per sentirmi a casa.
Anche il mare che mi bagna
non è quello che io amo.
Tutto nel mondo m'appare
come fosse parodia.
Per questo, spesso, chiudo gli occhi
a cercare panorami
catturati nel tempo fanciullo
che nessuna mano, ottusa, d'uomo
ha mai scalfito.
S'apre il sipario nella mente
e torna in scena quel passato.
Rivive ogni fiore che ho sfiorato,
le conchiglie che ho rubato
alla spiaggia e poi perduto.
Ad una, ad una le ritrovo
e tutte al giusto posto.
Poi avanza un altro tempo.
Nei fitti mandorleti
sotto l'alito del vento
nevicata a fiori bianchi.
Che chi non l'ha veduta
nemmeno mai potrà capire
lo stupore della mente
nello smarrirsi dei pensieri
con la grande meraviglia
che dipinge la natura.
E tornano distese gialle
a ricopiare il sole sui prati.
Son le margherite che raccolsi.
Quante ne interrogai!
E quanti no, mi dissero già allora.
Ora, qui non vedo margherite
né mandorli fioriti.
Dalla mia finestra vedo solo gente
che stende biancheria.
Non ci si parla -che non c'è tempo-
ma ancor più non c'è la voglia.
Quello che ho amato è tutto alle spalle
Non posso vivere guardando all'indietro.
Come pellicola riavvolgo i ricordi
fino al prossimo riposo.
Non riconosco
l'apparente bellezza
nel vuoto
dell'anima
occhi spenti
traditi
da ciò che hanno
osservato
per lungo tempo
tramano
in silenzio
il futuro incerto,
il sorriso spento
da singhiozzi
rumorosi
come traffico
affogano
la tua rauca voce
in silenzio
malinconico
e turbante.
Semplice immaginare
il sole la notte
quanto impossibile
che il sole
illumini
l'ombra.
l'apparente bellezza
nel vuoto
dell'anima
occhi spenti
traditi
da ciò che hanno
osservato
per lungo tempo
tramano
in silenzio
il futuro incerto,
il sorriso spento
da singhiozzi
rumorosi
come traffico
affogano
la tua rauca voce
in silenzio
malinconico
e turbante.
Semplice immaginare
il sole la notte
quanto impossibile
che il sole
illumini
l'ombra.







