sorriso di bimbo,
portafoglio di cielo,
portico di cuore e silenzio,
rugiada d’uno spartito d’inverno.
Le ore son stagioni perdute
nel passo cieco degli amanti,
come automobili per le strade,
catrame d’astri di rondini in volo.
Non più m’appartiene l’anima,
ciondolo di foglia corallo,
cattedrale di mare e speranze,
profumo di un nuovo sole
intrecciato alle mie labbra disadorne.
Abisso nel cielo, lava nel pertugio
L'orizzonte si inarca,
accogliendo il riposo del sole
Tutto intorno spaventano le tenebre...
No! Fermo!
Un attimo ancora!
Donami un'ultima scintilla
che alimenti le emozioni
che incendi il mio spirito
che mi sussurri
ancora
un soffio di utopici sogni
Qui costretto, fermo, immobile al centro di una stanza.
Le pareti sono televisori.
Riesco a vedere tutto:
Dalla più piccola foglia, alla più immensa montagna.
La scelta sarebbe anche vasta,
Ma mi rifiuto di perdere gli ultimi attimi di vista pura
Osservando pecore applaudire e capri espiatori morire,
tutto questo mi devasta.
Esseri piccolo piccoli, tali da far sembrare colli le foglie.
Esseri così tristi da mettere solo foto di sorrisi ovunque
per autoconvincimento.
Si potesse semplicemente trovare il telecomando per cambiare canale.
Purtroppo l'hanno in mano le montagne,
così da premer "muto" verso i pastori,
che provano a guidare le pecore, or bloccate in un fatiscente baccanale.
E come San Francesco.
porta la parola
di Gesù come allora.
Donando anche speranza
Il coraggio a chi gli manca.
Eccezionali confessori
per perdonare i peccatori.
Ogni messa un sermone
per ricordare il signore.
Un viso sempre contento
Non c’è mai tormento.
Per ognuno una parola
che hai credenti poi consola.
Miracolando in nome dei santi
si continua ad andare avanti.
Negli altari si recitano i rosari
accompagna il coro
dei fedeli giunti attorno.
Abbiamo fatto una fortuna
Per ogni servo di Dio
prego pure io.
guardando l'orizzonte la spietata assenza di scrupoli su questa natura
bistrattata,violentata,uccisa
Grida pieta',grida aiuto e invece è ferita di nuovo dalla mano dell'uomo,dalla mano di chi non ha anima.
Guardando all'orizzonte vedo bruciare i versanti è un urlo sordo si alza dalle fiamme e mi spacca l'anima di dolore.
e immagino il cielo blu
unito da pensieri d’amore.
e l’abbraccio degli uomini
che s’intrecciano nel tempo.
Guardo
e immagino l’importanza di gridare
ti voglio bene ad ogni cuore
e vedere la morte dell’indifferenza
così da rendere la nostra vita come gomitoli.
Guardo
e immagino di toccare e vedere
annusare, ascoltare e assaporare
la vera poesia della vita
quella vita, che non ama odio e guerra
ma solo, l’armonia della pace.
Guardo e descrivo… un’utopia.
Non equivale a sistemare un cavalletto
e col pennello fagocitare alture
o quel tramonto acceso
e il mare - immenso brivido -
Non è da me!
Che ancora guardo oltre la siepe
dove il vento gioca con l'erba
la carezza, l'arruffa, la ondeggia
e stupende colline moquette
adesso coperte da neve
- maestoso candore sovrasta -
No, non è da me!
Osservo
Mi osservo
e vedo soltanto l’aorta
che schizza impulsiva, di getto
- tagliando il respiro -
e viva
declama emozioni
- poesia -
la vita incollata allo specchio
Hai finito di fare il cambio di stagione?
il profumo della giacca di pelle

fitto d'alghe
e dune sconnesse.
Un silenzio d'azzurro,
rotto soltanto,
dal sibilare
d'aria salmastra.
Conchiglie rotte
e cani randagi
che si rincorrono,
sulla battigia.
Piedi bagnati
e sole in equilibrio,
sul filo d'orizzonte.
Sera che avanza,
ancora silenzio... irreale,
luci lontane
e solitudine, di sale.
e vestire l'attimo
variopinti colori come per magia,
un po di ambrato sole
su vellutata pelle,
un pizzico di rugiada
allo sbocciare violacee campanelle,
sulla fredda terra
qualche foglia arricciolata,
silenti fiammelle ricama
lunga notte di radianti stelle
ovattata, volo pensierosa nell'immaginario,
la dove possa dipingere l'esistenza
su velato sipario,
regno indivisibile distinto si nasconde,
nell' aria il drappeggiare
vivido mistero l'ignoto
mi confonde.






