Per vederti
devo chiudere gli occhi
ché se li tengo aperti
ancora un poco
si riempiono di sale.
Mille giochi
si fanno sul muro
se esce il fuoco
da un accendino:
vanno a togliermi il male
che si prova nel buio
perchè anche
a guardarlo bene
non si vede il confine.
E niente va descritto
oltre questo:
io sorrido.
devo chiudere gli occhi
ché se li tengo aperti
ancora un poco
si riempiono di sale.
Mille giochi
si fanno sul muro
se esce il fuoco
da un accendino:
vanno a togliermi il male
che si prova nel buio
perchè anche
a guardarlo bene
non si vede il confine.
E niente va descritto
oltre questo:
io sorrido.
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Amo questa grigia Viareggio
perché non è la terra dove il sole nasce,
ma quella dove cade.
Cadere: nel sonno, in Paradiso, nelle viscere contaminate.
Cadere: volevo, quindi è uno di quei tuffi del coraggio?
Amo quando il mare se lo inghiottisce vorace,
come una bestia o il figlio rinchiuso di una guerra;
come se gli fosse per un attimo scappato il cuore
e se lo rimettesse vergognosamente nella giacca.
E queste alghe cosa fanno?
Bisognerebbe chiederlo a loro
prima di elargire sentenze.
Stese come panni al vento,
stringhe nere di un carnevale che prende in giro
se stesso.
Amo questo triste orizzonte dove le barche,
per rastrellare la stanca battigia,
scaricano pannolini pieni di merda
da cui nascono diamanti di battute.
Amo ancora quella sera in cui donasti
una lacrima a quel mare che di acqua salata
ne aveva fin troppa e volevo che la tenessi per te.
Quando indicasti la ruota illuminata
e volevi fare questo giro all'infinito,
senza romperlo mai,
nell'eterna ipnosi di mulinelli arlecchini.
perché non è la terra dove il sole nasce,
ma quella dove cade.
Cadere: nel sonno, in Paradiso, nelle viscere contaminate.
Cadere: volevo, quindi è uno di quei tuffi del coraggio?
Amo quando il mare se lo inghiottisce vorace,
come una bestia o il figlio rinchiuso di una guerra;
come se gli fosse per un attimo scappato il cuore
e se lo rimettesse vergognosamente nella giacca.
E queste alghe cosa fanno?
Bisognerebbe chiederlo a loro
prima di elargire sentenze.
Stese come panni al vento,
stringhe nere di un carnevale che prende in giro
se stesso.
Amo questo triste orizzonte dove le barche,
per rastrellare la stanca battigia,
scaricano pannolini pieni di merda
da cui nascono diamanti di battute.
Amo ancora quella sera in cui donasti
una lacrima a quel mare che di acqua salata
ne aveva fin troppa e volevo che la tenessi per te.
Quando indicasti la ruota illuminata
e volevi fare questo giro all'infinito,
senza romperlo mai,
nell'eterna ipnosi di mulinelli arlecchini.
Solo tu, mi dai e mi lasci il tuo profumo, sulla pelle.
Solo tu mi doni passione, tanta emozione.
Solo tu, sei il mio sole il mio unico amore, il mio ardore.
Solo tu, sei estasi e la mia felicita' , che mi doni in enormi quantità'.
Solo tu mi doni passione, tanta emozione.
Solo tu, sei il mio sole il mio unico amore, il mio ardore.
Solo tu, sei estasi e la mia felicita' , che mi doni in enormi quantità'.
Nacque la voglia di ragliare nella notte,
un'ansa spregevole d'udito, in attesa...
a percepire quei lamenti che son propri
e nulla si schierò dalla mia parte
dove c'erano richieste insubordinate,
una speranza di sorbire del veleno
insapore come il gusto della vita
sciolse la voglia d'essere animale
che insegue le sdolcinate violenze
di un padrone per nulla innamorato.
In cerchio un giro sulla soma lieve
e un bisticcio di grida pur rauche
mi spinsero a varcare la soglia
dove paglia non c'era ad attutire
il dolore delle impronte a dita acute.
La grandezza della luna mi scoprì
umile servo del verso di una ciaula,
rigido e nudo cogli stinchi inerti
a soddisfare il buio dell'ignoranza.
L'amore s'era rintanato nel mio sesso
orfano di donna che m'aveva creato,
un richiamo di viscere contratte
sforzò un debole sorriso al cielo
mi confortò l'orpello della luna.
un'ansa spregevole d'udito, in attesa...
a percepire quei lamenti che son propri
e nulla si schierò dalla mia parte
dove c'erano richieste insubordinate,
una speranza di sorbire del veleno
insapore come il gusto della vita
sciolse la voglia d'essere animale
che insegue le sdolcinate violenze
di un padrone per nulla innamorato.
In cerchio un giro sulla soma lieve
e un bisticcio di grida pur rauche
mi spinsero a varcare la soglia
dove paglia non c'era ad attutire
il dolore delle impronte a dita acute.
La grandezza della luna mi scoprì
umile servo del verso di una ciaula,
rigido e nudo cogli stinchi inerti
a soddisfare il buio dell'ignoranza.
L'amore s'era rintanato nel mio sesso
orfano di donna che m'aveva creato,
un richiamo di viscere contratte
sforzò un debole sorriso al cielo
mi confortò l'orpello della luna.
Allo sfiorire di azzurri primaverili
Al finire dell'ardore del solare fuoco estivo
contemplo cieli languidi d'autunno
in procinto di un pianto di pioggia,
attraversati da cinerei fantasmi
mentre nebbie salgono dalla terra
nella morente luce serale.
Osservo andarsene gli ultimi viandanti alati
in migrazioni di speranza
mentre resto sotto la cappa dei giorni
forieri di nuovi abbandoni
nella grigia nudità di soffitti d'aria
e vedo mutare cuore e stagione
nello specchio nero dei miei occhi
Fisso punti lontani a celare stelle
Forse sto solo descrivendo un sogno
incontro a un tempo appassito
Ora la pioggia è arrivata,
non è più solo una lacrimosa promessa
mi sfiora le spalle,ma bagna l'anima
contemplo cieli languidi d'autunno
e catturo i colori spenti di un silenzio
Al finire dell'ardore del solare fuoco estivo
contemplo cieli languidi d'autunno
in procinto di un pianto di pioggia,
attraversati da cinerei fantasmi
mentre nebbie salgono dalla terra
nella morente luce serale.
Osservo andarsene gli ultimi viandanti alati
in migrazioni di speranza
mentre resto sotto la cappa dei giorni
forieri di nuovi abbandoni
nella grigia nudità di soffitti d'aria
e vedo mutare cuore e stagione
nello specchio nero dei miei occhi
Fisso punti lontani a celare stelle
Forse sto solo descrivendo un sogno
incontro a un tempo appassito
Ora la pioggia è arrivata,
non è più solo una lacrimosa promessa
mi sfiora le spalle,ma bagna l'anima
contemplo cieli languidi d'autunno
e catturo i colori spenti di un silenzio
Mi alzo e vado alla finestra.
Le infermiere tirano su le tapparelle
mentre i bambini cercano un padre per strada,
dove asfaltano e i vecchi curiosi
si commuovono ricordando
i ciottoli della guerra.
Amo le estati della città senza mare.
I morsi sul collo del sole
e le ombre dei palazzi
che ricamano l'asfalto.
Saracinesche abbassate,
badanti straniere sugli autobus
che traducono Italiani,
vecchi che vanno nei cimiteri
a misurarsi le tombe,
turisti che chiedono
informazioni alle statue,
giocatori di cavalli
che aspettano di partire,
assassini in vestaglia sul balcone
che ascoltano Beethoven,
l'erba che rinasce
ovunque ci sia pace.
Le ceste di paglia scendevano attaccate ai fili
e un bambinone tutto contento e bianco
metteva dentro il pane alzando il capo
verso le donne come fosse quasi partecipe
del loro casalingo arredo.
Davanti al Tabernacolo alcune facevano segni al petto,
sedute con le mani legate da un rosario,
qualche silenzio e poi ripartivano tutte insieme
nel solito versetto chiudendo gli occhi
quando una più giovane restava indietro
nel dolcissimo sguardo sui bambini
che correvano dietro ai balzi della palla.
La gioia mi veniva incontro sul marciapiede
come fosse un vischio,quasi umano,trasparente,
un brivido che dai reni sorgeva al collo
come l’Overture di Silla o un riff di Vivaldi.
La padrona di casa si mise a cantare,
sul suo volto un principio d'amore
invitò il mio sguardo.
Si sciolsero i capelli neri,
il bucato precipitò dalle scale.
E mentre cercavo la sua lingua
il seno scatenò sul mio petto
la sua potenza femminile.
Cosi iniziarono le nostre carni a tremare
baciando ogni cosa nel silenzio dell’intesa
per le voci più basse che andavano in ferie.
L'amore è una rovina per la ragione,
e Lei lo sa che non potro' mai dargli niente
perche il mio tempo non è più il suo.
Mi alzo e vado alla finestra.
Le infermiere tirano su le tapparelle
mentre i vecchi cercano un figlio per strada,
dove asfaltano e i bambini curiosi sghignazzano
per un trans in minigonna e tacchi alti
che si é incastrato nelle rotaie di un tramvai.
Le infermiere tirano su le tapparelle
mentre i bambini cercano un padre per strada,
dove asfaltano e i vecchi curiosi
si commuovono ricordando
i ciottoli della guerra.
Amo le estati della città senza mare.
I morsi sul collo del sole
e le ombre dei palazzi
che ricamano l'asfalto.
Saracinesche abbassate,
badanti straniere sugli autobus
che traducono Italiani,
vecchi che vanno nei cimiteri
a misurarsi le tombe,
turisti che chiedono
informazioni alle statue,
giocatori di cavalli
che aspettano di partire,
assassini in vestaglia sul balcone
che ascoltano Beethoven,
l'erba che rinasce
ovunque ci sia pace.
Le ceste di paglia scendevano attaccate ai fili
e un bambinone tutto contento e bianco
metteva dentro il pane alzando il capo
verso le donne come fosse quasi partecipe
del loro casalingo arredo.
Davanti al Tabernacolo alcune facevano segni al petto,
sedute con le mani legate da un rosario,
qualche silenzio e poi ripartivano tutte insieme
nel solito versetto chiudendo gli occhi
quando una più giovane restava indietro
nel dolcissimo sguardo sui bambini
che correvano dietro ai balzi della palla.
La gioia mi veniva incontro sul marciapiede
come fosse un vischio,quasi umano,trasparente,
un brivido che dai reni sorgeva al collo
come l’Overture di Silla o un riff di Vivaldi.
La padrona di casa si mise a cantare,
sul suo volto un principio d'amore
invitò il mio sguardo.
Si sciolsero i capelli neri,
il bucato precipitò dalle scale.
E mentre cercavo la sua lingua
il seno scatenò sul mio petto
la sua potenza femminile.
Cosi iniziarono le nostre carni a tremare
baciando ogni cosa nel silenzio dell’intesa
per le voci più basse che andavano in ferie.
L'amore è una rovina per la ragione,
e Lei lo sa che non potro' mai dargli niente
perche il mio tempo non è più il suo.
Mi alzo e vado alla finestra.
Le infermiere tirano su le tapparelle
mentre i vecchi cercano un figlio per strada,
dove asfaltano e i bambini curiosi sghignazzano
per un trans in minigonna e tacchi alti
che si é incastrato nelle rotaie di un tramvai.
Il luogo odora
di medicina e cartelle
del sudore acre nei sogni,
di ospedale e parole nefaste.
Eppure da questo giardino
il panorama è bellissimo.
Si vedono entrambe le isole,
il fumo che emette
quella a noi più distante
e di notte persino la sciara.
Ma il celeste del mare e del cielo
si confonde con la porta finestra
e ricorda lo stipite
che ho avuto davanti.
E' così che si impara
ad amare quello che viene
perchè non esiste un luogo,
un posto nel mondo e nel tempo
che ci permette
di potere affermare
ecco da qui
la vita è perfetta.
di medicina e cartelle
del sudore acre nei sogni,
di ospedale e parole nefaste.
Eppure da questo giardino
il panorama è bellissimo.
Si vedono entrambe le isole,
il fumo che emette
quella a noi più distante
e di notte persino la sciara.
Ma il celeste del mare e del cielo
si confonde con la porta finestra
e ricorda lo stipite
che ho avuto davanti.
E' così che si impara
ad amare quello che viene
perchè non esiste un luogo,
un posto nel mondo e nel tempo
che ci permette
di potere affermare
ecco da qui
la vita è perfetta.
Scarabocchi
macchia d’inchiostro fatta scrivendo.
Spazio bianco senza confini né delimitazioni.
Ecco cos’è un foglio bianco
per gli occhi di un bambino
E gli sguardi accompagnano
la mano creatrice:
cerchi dall’andamento sinuoso;
linee ondeggianti;
punti sparsi qua e là...
inventandosi un quadrato
come sole splendente;
linee all’improvviso curvate
come cime innevate;
angoli a metà
come onde del mare.
E le linee divenute case,
mare, alberi,
erba che sconfina dal foglio...
e il foglio di carta diviene
tutt’uno con tovaglia, sedie, mura e lenzuola...
Scarabocchi...
al di là di quello spazio
imprigionato in un foglio imbrattato
l’adulto non vede altro;
getta quel foglio di schizzi alla rinfusa
dalla finestra.
Il bambino si sporge...
osserva.
Guarda gli angoli delle strade...
le linee delle città...
le curve del cielo...
medita...
Corre giù a riprendere quel foglio scarabocchiato.
macchia d’inchiostro fatta scrivendo.
Spazio bianco senza confini né delimitazioni.
Ecco cos’è un foglio bianco
per gli occhi di un bambino
E gli sguardi accompagnano
la mano creatrice:
cerchi dall’andamento sinuoso;
linee ondeggianti;
punti sparsi qua e là...
inventandosi un quadrato
come sole splendente;
linee all’improvviso curvate
come cime innevate;
angoli a metà
come onde del mare.
E le linee divenute case,
mare, alberi,
erba che sconfina dal foglio...
e il foglio di carta diviene
tutt’uno con tovaglia, sedie, mura e lenzuola...
Scarabocchi...
al di là di quello spazio
imprigionato in un foglio imbrattato
l’adulto non vede altro;
getta quel foglio di schizzi alla rinfusa
dalla finestra.
Il bambino si sporge...
osserva.
Guarda gli angoli delle strade...
le linee delle città...
le curve del cielo...
medita...
Corre giù a riprendere quel foglio scarabocchiato.
Il tuo amore sovrasta le pareti
I vetri
Rompe tutti i grattacieli newyorkesi
Il tuo amore è stento di armi
Sorvola le ossa
Rovescia calici
Mura
Città di pietra
Bordelli stracolmi
È su tutte le vie
Scritto pesante
Il tuo amore
Su tutte le lapidi
Sulle schiene pelose
dei pelati
Sui visi dei maniaci
Sulla mesosfera
Nel paleolitico
Immerso nelle teste tagliate della rivoluzione Francese
Il tuo amore è puro gas
Soffoca gli snelli polmoni
Di un fumatore incallito
Il tuo amore
Il tuo amore
Provoca l'azheimer
A me ha già contagiato
Per questo ho dimenticato il tuo nome.
I vetri
Rompe tutti i grattacieli newyorkesi
Il tuo amore è stento di armi
Sorvola le ossa
Rovescia calici
Mura
Città di pietra
Bordelli stracolmi
È su tutte le vie
Scritto pesante
Il tuo amore
Su tutte le lapidi
Sulle schiene pelose
dei pelati
Sui visi dei maniaci
Sulla mesosfera
Nel paleolitico
Immerso nelle teste tagliate della rivoluzione Francese
Il tuo amore è puro gas
Soffoca gli snelli polmoni
Di un fumatore incallito
Il tuo amore
Il tuo amore
Provoca l'azheimer
A me ha già contagiato
Per questo ho dimenticato il tuo nome.
Ispiratemi con i colori del cielo
e le danze sinuose delle nuvole
con il movimento del corpo
danzo ascoltando il suono di un violino
scritte in un astro poetico
impastate in un armonico concerto
incrociai il tuo sguardo
nei colori del cielo
raccogliendo attimi di felicità
e le danze sinuose delle nuvole
con il movimento del corpo
danzo ascoltando il suono di un violino
scritte in un astro poetico
impastate in un armonico concerto
incrociai il tuo sguardo
nei colori del cielo
raccogliendo attimi di felicità






