per Attore/Attrice

 

girata/o di spalle al pubblico:

 

Il tempo degli uomini non esiste, esiste solo il tempo della mia follia.

 

Si volta verso il pubblico e continua camminando:

 

siete soli?

Avete portato la vostra anima?

No?

 

L'avete lasciata nella vostra auto o spiaccicata nello specchio del vostro bagno stamani mentre vi mettevate la maschera adatta per fingere di essere, essere, essere... il niente al plurale, come plurali sono i vostri desideri inespressi ma vantati come quando il sole vi acceca, nelle mattine dell'inverno dell'anima o dell'estate della virtù che nessuno ormai…ha?

 

Peccato! avreste potuto sfruttare il vostro biglietto di sola andata...

 

per dove? Bah!

 

Andare...da qui dove si trova la mia follia,

a voi stessi quando voi stessi vi gloriate delle immagini che scorrono nella vostra vita tra conferenzieri dispersi come pirati nullatenenti, o come giovani ragazze che si pensano eterne per il possesso della esperienza di vecchie bagasce nobili e ricche...di un futuro certo di indifferenza.

 

Dunque siete soli? Lo immaginavo.

Anch’io!

 

Non trovate che la solitudine sia…per certi versi imbarazzante? Imbarazzante come quando un bambino che ti chiede “perché”... quando il perché non lo sai e se anche tu lo sapessi non potresti esprimerlo per le parole che usi e che sono vuote come nidi abbandonati da secoli neri. Si neri, perchè il tempo, se diventa un pensiero e poi parola, si fa nero sulla bocca degli uomini.

 

Beh, allora andiamo?

 

Dove?

 

Qui o là tutto si sporca e diventa spettacolo!

...Sarebbe meglio trascinarla in strada, la nostra anima, dove farla vivere una vita vera infine.

 

Come fosse pietra con cui rilastricare strade apparenti, come tutte quelle che illusoriamente percorriamo. Strade che però potrebbero portare in alto.

 

Non che in alto ci sia niente, ma il niente dell'alto è un altro niente.

 

Perché solo alcuni di noi, volano.

 

Abner Rossi
http://rossiabner46.wordpress.com/

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Profilo Autore: Abner Rossi  

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Un dì, mentre i raggi di un sole al tramonto indoravano i flutti marini,

su uno scogli, screziato dai riverberi dell’acqua, un anziano cormorano

e un cucciolo di pulcinella di mare, lisciandosi il piumaggio, si beavano di tanto splendore.

D’ un tratto, il piccolo esclamò:

“ Tu che hai viaggiato molto, mi sapresti dire

perché voliamo? ”

L’enorme compagno allargò le ali,

quasi in un abbraccio paterno, poi incrociando il limpido sguardo del suo protetto disse:

“Bella domanda! Vedi Lor, Dio ci ha donato l’ incanto del volo affinché potessimo vedere meglio i pesci, per il nostro nutrimento, sfuggire ai predatori in caso di pericolo e per cercare più facilmente un riparo sicuro

 nella stagione fredda.".

“Tutto qui??” esclamò un deluso Lor.

“Ummh… No caro, non è soltanto per questo…In verità ci libriamo nel cielo

per fare il solletico alle nuvole, quando ci accorgiamo che sono tristi per qualche motivo,altre volte per far innumerevoli piroette sugli arcobaleni, altre ancora per curiosare tra i mercantili o accompagnare gl'instancabili pescatori ma il nostro compito più nobile è senza dubbio quello di prendere in consegna le preghiere di ogni uomo di mare e condurle lassù dagli angeli, così che il Padre Eterno le possa leggere ed esaudire, una per una."

concluse il cormorano con occhi lucenti di pianto.

"Deve essere meraviglioso!!!

Ecco, adesso ho veramente voglia d'imparare a volare!!"

 dichiarò un elettrizzato Lor, Pulcinella di mare, novello araldo dei Cieli.

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Profilo Autore: Paolo Annibali  

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Forse non ci siamo capiti. I supereroi non esistono, nemmeno fra le metafore.
E anche se ogni volta che senti il bisogno abbandoni il tuo completo migliore in una squallida cabina telefonica per salvare il mondo, prima o poi la sveglia suona e il tuo piede sinistro in qualche modo si troverà a ballare su una mattonella.
Fra i mille poteri che potevi ricevere hai avuto quello più assurdo e irreparabile. Ma in fondo fare la fila per qualcosa di più grosso risulta essere una perdita di tempo. Magari se fossi riuscito a rubare il biglietto di quello prima di te avresti anche potuto pensare di restare.

Dicono che scendere dal letto col piede sinistro porti male, ma mi chiedo se chi controlla quale piede tocca per primo il pavimento sappia anche dargli il giusto peso da reggere.

Tu forse non te lo sei mai chiesto. Forse ti sei solo seduto sul letto a fissarti i piedi, a fissare il pavimento, pensando a che peso dare per appoggiarti di nuovo sul mondo. O forse non ti sei nemmeno posto il problema.
Hai solo fatto ciò che c’era da fare.

Come tutti. Forse.

Ma di mantelli in giro se ne vedono a bizzeffe, agitati dal vento di chissà quanti fiati. Dietro facce convinte che andare contromano sia volare, e intanto la corsia di destra è sempre libera.

Ma prova tu a spiegarlo a quelli là che il mondo gira anche se non provano a spegnere il fuoco con la benzina.
Con i loro giganti dentro pieni di convinzione e la paura di un piede sinistro goloso di camminare.

I supereroi non esistono, hanno tolto anche le cabine telefoniche per rendere meglio l’idea. Ti tocca tenerti quella maglietta addosso, e lasciare che la tua faccia passi inosservata a riempire qualche buco fra la folla.

Non è poi cosi male guardare il mondo dal finestrino, sentirne tutto l’odore e il sapore. Non è poi cosi male sceglierlo invece di averlo.
Non so quante volte sei sceso col piede sinistro, ma dovresti dirglielo che non ti è andata poi cosi male. Nemmeno bene forse. O forse è andata talmente bene che per fortuna ogni tanto ti è andata male.

E’ stato un bene non restare. Fra i mille poteri che potevi ricevere credo tu abbia preso il migliore. Perché non è tanto alzarsi, nemmeno camminare, magari è solo non dover non cadere.
Alla fine, hai solo fatto quello che c’era da fare.

Stanotte non vestirti da eroe, lasciati stropicciare la maglietta da chi da te non si aspetta di volare, ma solo di andare avanti.
Non farà molta scena, ma a quella di solito ci pensa il cielo. 
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Profilo Autore: LaPioggia_  

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E' un giorno come tanti altri.
Un giorno normale.
Uno di quelli in cui sai che ci sei. Uno di quelli che passano come tutte quelle case che il finestrino della macchina lascia scorrere dietro di sè... con le loro vite, con il loro futuro ben chiuso sotto un tetto a volte troppo pesante.

Un giorno normale.
Ed è il giorno più bello della tua vita.
Porti scritte nelle vene le firme di tutte le emozioni. Ad ognuna riesci a dare un viso, uno sguardo. Le senti scorrere ancora dentro un fremito. Un giorno come tanti altri già passati. Fermi in un calendario sulla scrivania, in un diario chiuso a chiave sotto il materasso, in una collana cosi forte da potersi aggrappare, cosi fragile da poterla rompere.

Senti il vento del primo inverno gelarti la pelle, infiltrarsi tra le pieghe di quell'abbraccio che ogni giorno dovresti ricevere. Esci e ti ritrovi a camminare insieme a mille altre persone che come te stanno vivendo il loro giorno "come-tanti-altri". Trovi occhi preoccupati, mani che si stringono, trovi sputi di teppisti terrorizzati dal futuro, mozziconi di sigarette fumate in fretta nell'attesa di qualcosa. Trovi mille silenzi, mille canzoni, mille poesie.

Il tuo giorno come tanti trascorre nella certezza del tramonto, nella speranza dell'alba. 

Come sempre vivi il tuo presente muovendo passi nuovi, quasi studiati, ma non troppo sicuri verso il "dopo", tenendoti in equilibrio su suole non troppo consumate ma di certo già usate. 

Quanto futuro c'è in ognuno di noi?

Mi sono persa nello sguardo di un innamorato, incantata da quella luce, il brillare umido di parole non dette ma scritte dentro. Mi sono persa nell'odore intenso della pelle. La mia pelle. La sua. Mi sono persa nella consistenza della vita che c'è. 

Cammini per la tua strada, incontri ostacoli e comunque vai. E ti ritrovi in un giorno come tanti a piangere perchè quel giorno sai che ti ha dato tutto.
Non servono magie per capire quanti miracoli possiamo fare a noi stessi. Serve solo ricordarci di quanto siamo diventati grandi. 

 

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Profilo Autore: LaPioggia_  

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