- "Cosa faccio? Dimmi specchio."- La risposta non tardò ad arrivare.
- "Se vuoi, posso fare ancora qualcosa per te" - rispose il fedele amico. - "Tu dovrai promettermi, però, di fare una cosa per me..." - Mentre le parlava, le porgeva un otre. - "Potrai continuare a bearti ancora a lungo della tua immagine, ma ogni giorno dovrai versare in questo sacco vuoto solo cose utili." - Nel porgerle l'otre, lo specchio aggiunse: "Ricorda che, ogni cosa che inserirai in questa sacca di pelle, ti compariranno una ruga ed un capello bianco. Devi solo scegliere."
-"Accetto!" rispose Vanitosella. Ogni giorno la ragazza, dispiaciuta per essere rimasta sola al mondo, cominciò ad immettere nel sacchetto solo lacrime. Per ogni lacrima versata, le comparivano un capello bianco e una ruga. Si guardava allo specchio e ogni giorno invecchiava di un anno. Si specchiava giusto per tolettarsi, ma le era passata quella spasmodica voglia di rimirarsi a lungo. Poi un giorno l'otre, stracolmo di lacrime, cominciò a lamentarsi. Era troppo pieno. Doveva essere subito svuotato! Vanitosella ricorse nuovamente allo specchio per consigli - "Vai sul monte Paradiso" - le consigliò egli. -"Sali sulla cima più alta e getta giù, lungo i fianchi delle montagne, tutte le lacrime versate." Vanitosella ascoltò il consiglio. All'improvviso le lacrime, rasentando il suolo, cominciarono a trasformarsi in fiori profumati. Il sole, la luna e le stelle si riaccesero. Le stagioni, liberate finalmente dalla prigionia e dal torpore, potendo esprimersi al meglio, corsero ai posti che madre natura aveva loro affidato sin dalla nascita. Il sole tornò ad illuminare il giorno, la luna seguitò a guidare le navi durante la notte, le stelle continuarono ad ispirare innamorati ed artisti e gli animali poterono ritornare a vivere nella loro terra, rinata e orgogliosamente rigogliosa e fertile.I fiori non si inchinavano mai, ma si limitavano solo a rilasciare profumi e odori e si occuparono di abbellire l'ambiente. E Vanitosella? Tornando ogni cosa al proprio posto, non pianse più e così le sparirono rughe e capelli grigi. Si specchiava spesso nei laghi e nei fiumi, ma solo quando era la sua stagione. Dopo il grigiore dell'inverno appariva e si apprestava a fare ciò che le riusciva meglio. “Se metteva a fa' 'a primmavera...”
Bambina
coccolavo con dedizione,
solenne lasciavo
il mio spazio
all' illusione,
angelica...aspettavo,
l alba sospirata ,
vita di sogni
seminata,
ricami di lacrime
appese, scrivono
nell'aria ondeggiando
sospese,
vita dai sogni
seminata,
germogli di bolle
cristalline,
bussano nel cuore
assopito...radioso
si colora senza
spine,
scintille di memoria
volate,
sul manto di stelle
addormentate,
aspetto solitaria
gloriosa gemma
ritornare,
ed il mio cammino
senza meta
attraversare.
Stamattina sono uscito prestissimo, anzi sono scappato da quelle quattro mura e da quel tetto che sembrava crollasse sulla mia testa.
Ho preso l'auto e ho cominciato a vagare nelle strade di una città vuota, quasi pulita, una città che non ho mai saputo amare.
La gente era dentro le case e non si accorgeva o forse lo sapeva che gli stava crollando tutto addosso e fingeva, iniziava a svegliarsi facendo colazione con latte e ipocrisia.
Stamattina cercavo una via d'uscita nell'aria trasparente che perforava le mie pupille e il sole aveva un strano colore, come la mia malinconia, come la mia poesia, come questa barba incolta, la mia eresia, il cercare disperatamente il punto del non ritorno.
E andavo avanti e indietro, vuoto di pensieri, di sangue e di cuore, nella trasfusione del sentimento che chiamiamo amore...non accettavo quella luce artificiale che mi stava bruciando gli occhi, non accettavo la finzione e la mia maledizione.
Ho passato la vita tra l'illusione e la realtà che mi ha spezzato le ossa, ho strisciato sulla terra che non mi apparteneva, ho addentato la luna, ho fatto a pugni con Dio, ho seminato e sperperato energia, ho goduto per noia, ho ingoiato il male come fosse miele, mi son dato oltre la mia stessa ragione, mi sono confuso, perduto e ingannato, ho scambiato la libertà per prigione.
E adesso a quasi cinquantadue anni mi ritrovo a vagare vicino al confine, tra il deserto e il cielo, tra il mare e l'orizzonte, tra le parole e la fantasia, tra il correre e il volare, tra il nulla e l'amore...con niente in mano se non le mie stesse mani e guardo quei castelli che non ho mai costruito e forse anche questa è la rabbia, la gioa, la sabbia che mi brucia la gola...adesso che sto vomitando la coscienza mi chiedo quanto vale questa vita a un tiro di schioppo dal tramonto e piango lacrime di vino e la bocca è impastata come quella di un bambino che ha nella bocca il latte della mamma e non avverte ancora l'assurda condizione della sua esistenza.
E tu ti prego, tu che mi leggi oltre le parole, almeno tu non m'ingannare, io sono vero e non sono un attore...lo vedi? Davanti a noi c'è ancora tanto mare...che da qui mi commuove.
Rumoreggiava in piedi
La tribuna
Lo sconcerto tagliava l’aria
ANACRONISMO
Tu sorridevi
Sfogliando crisantemi
Nel buio della finzione
ESASPERAZIONE
Ridevi e piangevi
Urlavi
Graffiavi la faccia dell’etere
INSOLENZA
Lacrima ancora
La maschera della finzione
Ma sorride nel suo cuore di pezza
PAGLIACCIO
Magia
non ti avverte un po' come la morte
Una scia
di incanto che ti cambia la sorte
Spazza via
l'uragano devastante in te
Armonia
che ritorna e risolve i perche'
Malinconia
schiacciata da voglia di vita
Sintonia
ritrovata sulla strada smarrita
Energia
sprigionero' contro l'invidioso vento
Che sia
eterno questo Stupefacente cambiamento .
distante mille miglia
per illuminare l’onesto cammino.
Sono un’anima
scesa in questo
malinconico mondo
per imparare
a donare e ricevere,
lottando contro quei mali
che nessun vaso di Pandora può
contenere.
Cerco di capire
cosa sia vero
e cosa sia falso.
Mi rendo conto
che c’è spazio solo per l’odio infinito,
ma ci sarà il sole quando tutto finirà
e saremo fiamme che ardono
per una nuova speranza.
in quest'ora tarda della notte
parla urlando al mio cuore,
soffia, vento forte, mi scompiglia l'anima
Questo silenzio non mi riposa,
logora la mia pelle
già segnata da rughe che cancellato hanno
la luminosità della gioventù
sfiorita dal tempo efferato
Questo silenzio riporta alla mente
parole, ricordi, emozioni
confuso il tutto in una danza ancestrale
al suono di tamburi che si perde
nel vento e sale fino al cielo
“Taci oh silenzio” che all'anima arrivi forte
come il tuono di un temporale,
e dei miei occhi fai lago
di lacrime salate, esse fluiscono
fino al congiungersi con le onde del mare
Lascia la pace invadere l'intorno,
voglio posare il capo
sul morbido cuscino,
sprofondare in un sonno intimo e ristoratore
Risvegliarmi domattina alla luce del sole
tra il rumore muto
del battito del mio cuore
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Rino mi ha portato una bella anguria. Vedo il carretto ancora fermo, giù in strada.
Quando avevo preso questa casa in affitto, l'avevo fatto perché era vicina al mare, e poi anche vicina ad un boschetto, e poi... il resto non è importante. O forse si…pensavo che lontano dal tran-tran quotidiano, dalle protettive mura di casa, mi avresti detto tutto, di te, di lui….
No, non è vero niente, inutile che io cerchi d’ingannare me stesso. So che non hai nessun'altra storia. Sono io che non so cosa dire, come dirti la verità, il perché sono fuggito via senza spiegazioni.
L’anguria è freddissima e saporita, sento che mi scivola lentamente dentro e, come un fresco torrente, avvolge gradualmente tutte le viscere; anche il cervello, subito, lo sento meno infuocato e febbrile, più chiaro e cosciente.
Ci sono cose che sono difficili da spiegare, anche perché in parte non le comprendiamo nemmeno noi stessi. Crediamo di controllare ogni nostro pensiero e ogni nostra azione, invece spesso siamo trascinati da forze che ci fanno agire come disarticolati burattini e ci troviamo improvvisamente là dove non avevamo mai pensato di andare e ad aver fatto atti e sviluppato pensieri mai coscientemente voluti e pensati.
Le angurie sono grandi, sembra impossibile che si possa finirne una intera in pochi minuti, ma è ciò che sta succedendo e la cosa mi preoccupa; questo pomeriggio, senza questa fresca e dolce anguria, sarebbe stato un pomeriggio infernale, lei mi sta salvando da un incendio interiore che chissà fin dove mi avrebbe portato.
La mia incertezza, invece, mi ha portato in questo luogo che tu non conosci, ma che avevo pensato per te, anzi, per noi. Avrebbe dovuto essere il nostro piccolo Eden, il nostro rifugio incantato, il nido accogliente dove far fiorire l’amore che sentivo tentennante tra di noi.
E invece qui oggi germoglia solo la mia dipendenza da questa anguria, di cui sto succhiando le ultime stille di liquida freschezza dalle spesse bucce.
Sono qui da quattro giorni e non ho ancora risposto ai tuoi continui, ormai frenetici messaggi. Lo sento, che sei preoccupata, non eravamo mai stati così a lungo senza parlarci. Io avevo deciso di dirti tutto, credimi. Il buon senso non può prevedere altre soluzioni, il fuggire è l’ultima cosa che avrei mai pensato di fare.
Eppure sono qui, io e questi resti d’anguria, con le mani tutte bagnate ed appiccicose. Ne avrei bisogno di un’altra, altrettanto fresca e dolce, per poter continuare a pensare con discernimento, ma fino a domani né Rino, che ormai se ne è andato, né nessun altro passerà vicino a questa piccola casa nascosta tra mare, rocce e limitare del bosco.
La solitudine, che avevo sognato e preparato per noi, ora è una velo nero sui miei occhi, che mi separa da tutto e mi sconvolge ed impaurisce.
Non ti ho mai detto che ti amavo, perché non ne ero sicuro e del resto nemmeno tu. Pensavo che qui lo avremo capito, che i nostri corpi e le nostre menti, isolati dal resto del mondo, avrebbero riconosciuto nell’altro la metà mancante per il tutto e che, riflettendoci in questo grande specchio di fronte al letto, avremmo visto nell’immagine dell’altro il perfetto complemento alla nostra propria immagine. L’incastro perfetto di due pezzi del puzzle universale.
Ora vedo invece vedo riflesso un corpo seminudo, scomposto, un viso alterato, occhi sfuggenti, non sembro nemmeno io, è come se mi fossi perduto e qui fosse rimasta solo un’immagine sfuocata di me. E al posto tuo, dalla parte del letto dove di solito dormi, solo bucce d’anguria disseminate disordinatamente.
E’ come che, invece di aver fatto l’amore con te, avessi posseduto un’anguria, rossa e disfatta per la vergogna!… Dio, che stupida battuta!! Ma confesso che sento per lei un vero e proprio desiderio carnale!
Dovrei comunque chiamarti, tranquillizzarti, forse anche provare a spiegarti.
Il telefonino però è praticamente scarico, c’è spazio per una sola breve chiamata, se va bene. Posso chiamarti e dirti rapidamente dove sono. Poi ti aspetterò e chissà che qui, in questo isolamento paradisiaco, possiamo guardarci tranquilli negli occhi e dirci tutto, tu i tuoi sogni ed io le mie paure.
Al solo pensiero di chiamarti mi ritrovo quel fuoco infernale nel cervello, lo specchio mi rimanda ancora l’immagine di un essere macilento, impaurito, seduto appoggiato alla testiera del letto, con le mani attorni alle gambe magre, gli occhi incupiti dalle occhiaie, testimoni di notti insonni.
Va bene, ho deciso, non posso fare altro.
Afferro il telefonino, meno male che ho memorizzato il numero, col velo di lacrime trattenute sulle ciglia, a malapena vedo i numeri sulla piccola tastiera.
Ecco, ora sento che suona, mi trema leggermente la mano.
“Pronto”, sento rispondere.
“E’ lei, Rino? Ho bisogno subito di un’altra anguria, venga presto, la prego…."
dopo una notte travagliata da sogni mi sveglio,
ricco di fiori colorati ed alberi di pesco,
i cui fiori perdono, scompigliati dalla brezza
che soffia leggera come il respiro di un bambino,
petali profumati e sfiorano il mio corpo
con carezze leggere
danzano nell'aria emanando un senso di pace,
si posano su di me, vestendo il mio corpo nudo,
nudo dalla serenità e dalla volontà di vivere,
con la loro essenza, simbolo di nuova fioritura,
di rinascita a nuova vita,
una vita che ormai percepivo statica
priva di emozioni se non dolore
Il corpo prende vita
in un ballo liberatorio, al suono di un flauto dolce
nell'aria profumo di pesco,
tatuare sulla mia spalla farò
un ramo di questo fiore meraviglioso
per non dimenticare ….
se veramente questa volontà è radicata alla terra
come le radici degli alberi incantati
che a tempo e debito daranno pesche dolci e succose,
metafora dei frutti che io donerò dal cuo







