Resta ancora un attimo,
può essere un minuto
o dieci, decidi tu.
Mi accontento delle briciole
che mi dai e cerco
di farmele bastare,
anche se la fame di te rimane.
Non puoi andare via subito
da un cuore che chiede
ascolto, da un viso
che chiede i tuoi occhi.
Vederti poco già mi logora,
ma devo farmi bastare
i giorni che mi dedichi,
cercando di sfruttare ogni istante
per fotografare ricordi
che sfoglierò all'indomani
del nostro incontro,
il giorno dopo
e quelli ancora.
Fino a quando
non ti vedrò di nuovo,
per ricominciare a fissare
momenti che parlano di noi
o di quello che vuoi, decidi tu.
Ma per il momento ti prego,
resta ancora un attimo.
i vostri volti grotteschi
di maschere da tragedia greca
si mescolano a movenze feline
a dita che squarciano chitarre e cuori.
Travolta da ritmi africani
di questo grande Circo
entusiasmante, carico
di disarmoniche geometrie
batte il mio piede, tutto il mio corpo è un fremito
di assoluto piacere, che scivola
dentro le ossa, come miele.
Amami, sin dal tuo primo bagliore,
poi, a tutte le tue albe
quando ogni parola zittisce.
Il tuo mare con le tempeste, sono,
vesto brividi, so essere fuoco e gelo.
… Intensamente, Amami…
Nell’istante in cui vorresti maledirmi
se irrompo come bufera,
se corrompo la tua mente…
Dolce e amara so essere
come l’amore, come certi giorni,
vuoti o di follia.
Come notti dalle lunghe ombre
quando l’angoscia si fa attesa
arrotolata nella paura.
… E dolcemente Amami…
Gustami nei baci, con un bacio,
sapore di me prima che di te.
Assaporami e godimi
tra lenzuola madide di desiderio.
Riscaldati al mio ardente fuoco
e tienilo vivo.
… Amami, immensamente, amami,
sono la Vita...
I sogni si rincorrono
nel pozzo dei desideri,
un occhio nero che non dorme,
che ingoia luce e stelle.
Incantami con occhi bugiardi,
ti crederò volgendomi le spalle,
desiderio in me d'amarti colpevole.
Tra i rami s'adagia un aquilone,
volava superbo come coda l'amore,
ora si ferisce e s'agita maldestro
preda dei miei richiami di quiete.
Regalami l'intuito della speranza,
ti aspetterò ad ogni ansa di pensiero,
stranezza in me d'amarti insensibile.
Ti cederei poi libera, di nuovo peso.
Placida nuvoletta
sulla volta azzurrina
all'estivo preludio
cedette il fianco.
Accantonò prudenze
e labili certezze,
nello spazio vorticoso
dominato dal tempo
ai tentacoli dei desideri
si scioglie.
Debolezze d'amore
bramose di gioia e luce
volarono alte
sfidando venti,
al dominio del sole
s'arresero appagate.
Tra tante frivolezze
al vento della passione
non mi sottrassi.
Rapita
da aurore e tramonti
osservai il trionfo dell'amore
nell'universo della vita.
Vicino al mare
placano i miei tuoni,
s’addolciscono
le mie tempeste.
Briglie sciolte, sensi vaganti
nell’acre della salsedine,
nel profumo vivo
di fondali sconosciuti.
Dolce fantasia rapita,
incantesimo di fata.
Vicino al mare,
vicino alla mia anima.
Non c'è traccia.
Lei è rimasta indietro.
La curva del passato
la nasconde.
Ballonzolano le voci
si perdono innocenti.
Un richiamo
come cane dal padrone
un fischio acuto di dolore.
Lei è rimasta indietro.
Un ricordo soltanto.
Il fondoschiena
come violino.
Nessuno sa vivere
e la paura stringe il fiato;
i ricordi di un'atroce primavera
il tempo contato, e poche favole.
È come la sera, che uno guarda al sole
e scopre il termine di tutto.
Sembra anche piacevole, scorger la galera
pensare a certe parole che non sanno
elaborare il proprio lutto.
Siamo qui, soffocando,
nel danno e nel terrore
che tutto sia distrutto.
Pensieri strappati dal tempo frenetico
Pensieri in una gabbia di circostanze
Pensieri camuffati dal presente
È tanto che non dico ti amo
È tanto che non guardo il cielo con il cuore
È tanto che non abbraccio il vento
Dovrei andarmene al mare a contare le onde
Dovrei andare ai monti ad ascoltare il mio eco
Dovrei dimenticare i lunghi cammini
Scrivo e fermo l’attimo
Scrivo oggi ed è già domani
Scrivo di questa effimera vita
Abbiamo tutti lo stesso destino
come nido di memoria
leggera vaga la farfalla
posandosi lieve sulla dolcezza
trattenuta nel ricordo di una carezza,
fatta di solidale bellezza,
virtù manifesta la comprensione,
si abbandona al cuore che strappa
come un soffio di vento una lacrima,
immortalando il silenzio.
Ero tornato alla casa dell’infanzia
dove il tempo non era stato crudele
dove i ricordi vivevano senza chiedere
in cambio rancore o pentimento
ero tornato per riprendere quei brandelli
di passato che reclamavano però un loro spazio
negli angusti angoli alienati del presente
non era cambiata tanto quella casa
stava sempre sotto lo sguardo
di San Giovanni Evangelista
forse era cambiata un po’all’esterno
aveva mutato colore ed i suoi inquilini
si nascondevano dietro anonime tende
mentre dalle finestre non riecheggiava
più la voce di un bambino
ero tornato dove la vita era cominciata
niente era cambiato di quel luogo
nell’apparenza
i sogni ingialliti di un’epoca felice
riemergevano dal mare dell’inconscio
mentre la mente navigava
lontano nel suo sonno profondo
disperdendo la spensieratezza in irraggiungibili
contrade oniriche
ero tornato alla casa dell’infanzia
i muri erano nuovi, asettici
i passeri non cinguettavano più
sui rami del giardino di fronte
diventato parte di un museo
ed il rumore di un pallone
non risuonava più nella calle
c’era solo un silenzio adulto
tutto era mutato svanito il sogno.
e ti senti tradita
c'è sempre un posto sciropposo e languido
dove far atterrare i tuoi fragili nervi.
Ci sono posti dove fioriscono giardini pensili
e non è un sogno...sono veri
come le Genove dalle strette viuzze
straboccanti in Piazze immense.
Talvolta ti innamori di un gesto
di un sorriso, di un vago gioco di bottoni
di una mano, di una bocca...
e ne senti in bocca i sapori.









