che forma prendono in gocce rapite al mare,
dal profondo emergono inondandoti di dolore .
Sgorgano scorrendo sul viso innocente,
quasi impalpabili le morbide guance accarezzano.
Cristalline prigioni di una amara vicenda
annegata in un pianto colmo di tenerezza.
respiri di musicisti...
Intensità!
Straordinario, difficilissimo...
Ogni singolo suono
un'emozione diversa,
un diverso modo di suonarlo
per avere il tocco giusto.
Il tocco giusto?
Niente deve essere lasciato via,
non come il vento che scorre trascurando ogni cosa...
Mente e orecchie sempre attente... Sempre.
I sensi si sviluppano,
ma pensare in contemporanea
alle note, al tocco, al tuo respiro, alla velocità
ci vuole una sensibilità straordinaria.
Tenere conto di tutti questi elementi
mentre si ha la paura spaventosa
di sbagliare, di essere giudicati...
Fa venir voglia di scappare da questa strada...
Ma ormai è tardi!
Bisogna concludere, andare avanti...
Faticare, lasciar cadere gocce di sudore
Prima o poi suonare si odierà fino alla morte.
il bianco delle stelle da un senso di speranza,
i pensieri divagano in mezzo alla natura.
La natura non pensa, giace quasi silenziosa.
Le nuvole indecise se sparire o far piovere domani.
L'indomani è sconosciuto.
Domani una carezza...
un bacio...
un abbraccio...
infine la passione.
Vivere lentamente o velocemente?
Chi lo sa...
La vita, un'insieme di forti emozioni.
anarchia assoluta, senza limiti!
Potessi rinascere,
donna ancora mi vorrei.
Assaporare i tuoi occhi affascinati
dall’incedere sensuale,
da quell’essere femmina
anche solo nello sguardo, col sorriso.
Godere dei tuoi abbracci,
regalarti ogni piacere,
ogni bacio, ad ogni sguardo.
Portarti con carezze al di là dei confini del male
donarti con l’amore un mondo nuovo.
Accogliere semi e cullarli, offrirli alla luce
e a te: mio pegno d’amore.
Inondarti di profumo, ubriacarti di tenerezza,
elevare all’ennesima potenza
il tuo sguardo di maschio.
… E poi sentirmi nell’anima tua!
Potessi rinascere
Donna tua saprei essere ancor…
Adatto le mie forme, l’adagio tra gli scogli
nell’ora di un’ assonnata spiaggia.
… Sto!...
Chiudo gli occhi, sospiro, mi rilasso.
Sento un’eco, un vocìo, lo sciacquio
nella piccola scogliera, il frinìo di una cicala.
Al tocco, il remo, l’acqua increspa lieve,
poi la lascia mormorare…
Apro gli occhi, al brontolìo, guardo il mare,
è come velo al lieve maestrale.
… Luccichìo di diamanti!...
Catturano, le ciglia, il volo di un gabbiano,
libero, leggero e io sospiro, mi rilasso!...
… Gioca l’ombra sulla spiaggia saltellando qua e là,
lascia ancora poche gocce di quel sole
sulla pelle tutt’ambrata.
… E chiudo gli occhi, sospiro, mi rilasso!...
Profuma l’aria, tutta, d’estate!
Tocco, sfioro rocce piccole, calde tra le dita,
di salsedine appiccicose, come miele
ma è odore di verdi alghe e nell’aria
profumo di mare e di mille perle di sale.
… Penso: “Fortunati noi, gente di mare”.
Poi, sorrido, sospiro, chiudo gli occhi, mi rilasso!...
Son già sulle onde
i miei occhi
di quel mare ancora da vedere
per le vacanze
avvolti da un senso di speranza
in letargo
una lieve consapevole difficoltà
mano nella mano con un pensiero
corvo nel riscontro
forse figliol prodigo
forse mai partito
L'attesa logora
le certezze flettono come vele al vento
prua fra i flutti
remi immersi
riemersi
Il telefono è un vigliacco comunicatore
nefasto
freddo senza temperatura
scorrono le frasi mezze verità
scorbutiche risate
senza presenziare
I miei occhi non si fermano
pizzicano l'animo
ormai sveglio
tremante
Al ripassar delle onde
s'immergono trascinati sul fondo
in un silenzioso gorgoglìo
casa e terra straniera
Mare che accarezzi
l'alba di ogni nuovo giorno;
del sole catturi i raggi
ed il suo calore.
Mare che raccogli
lacrime di cielo;
accompagni tempeste
e sospiri di vento.
Sei specchio di vita,
rifletti il tempo:
dipingi d'incanto il tramonto
e rubi alla notte
argentei riflessi di luna.
Inonndi l'anima,
che naufraga approda
su spiagge di libertà,
che insegue sogni
in un volo di gabbiani.
Resto immobile,
in silenzio ascolto la tua voce:
il fluire lento,
continuo andirivieni delle onde,
che si increspano sulle rocce dell'esistenza
e si infrangono sulle rive dei giorni già passati.
Infinitamente immenso
è il mio sentire
quando rubi il mio sguardo
e lo trascini oltre l'orizzonte
dell'immaginario tuo confine;
quando si perde
in questo quadro d'istanti
ed il pensiero s'immerge
in quell' attimo infinito di eternità.
Lo sguardo, tra rami spogli
resta in attesa, s’infila:
cacciatore d’immagine unica.
Con ansia,
lo spettacolo della notte che arriva,
aspetta.
Voglioso attende di scaldar
l’anima e il cuore.
Tra alberi senza vita,
che auspicano giorni migliori
mirerà l’armonia di sfumati colori,
che scioglie e placa l’affanno prepotente.
Un drappo di riflessi dorati,
luce soffusa come calda di candela,
spargerà.
L’attende là il mare,
nell’abbraccio di sempre.
Lì si avvolgeranno
con bruciante passione d’amanti.
… E tutto comincerà a tacere…
cinque minuti prima della partenza
quando una popolazione di speranzosi
si preparava all'assalto.
Tutti Fantozzi
occupavamo il possibile
ed anche l'impossibile
magari mandando in prima linea i più giovani.
C'erano sedili dirimpettai
e quasi era impossibile non far salotto,
e c'erano gli strapuntini per i più sfigati
meglio una lombalgia da seduti
che le vene varicose in piedi.
E' vietato....
Ne pas....
Achtung!!!
i finestrini sembravano
filo spinato di galera...
ma nessuno ti diceva niente
se ogni tanto li aprivi.
Era bello alla partenza
guardare il dissolvimento delle mani ondulanti in saluto
e lo scemare nostalgico dei bianchi fazzoletti in agitazione
lacrimette candide d'un augurale sperato rivedersi.
Preti e monache non mancavano
ed anche un incontro galante poteva galeotto scapparci,
mentre il bigliettaio controllore
più che un ufficiale sembrava l'amico
della porta accanto.
Contare le stazioni mentre passavano
ed osservare il film di mari e monti
era più di una lezione di geografia per i bambini
ed aprire i vietati finestrini mentre lo sferragliare
rallentava e ripartiva
carezzava le gote e risvegliava
i torpidi spiriti.
Era un mondo lento....ma bello!
Non c'erano frecce superveloci
e non c'erano carri bestiame da pendolari inferociti.
Eravamo tutti lì sulla stessa "barca"
volenti o nolenti
e forse ci volevamo un po' più di bene
mentre le metalliche sospensioni
ci cantavano la serenata viaggiante.
nella scia
della luna.
Sulle onde
un velo d' argento
e riflessi di stelle.
Sopra uno scoglio
in mezzo alla schiuma
un faro silenzioso.
Solitario guardiano
che squarcia le tenebre
ed il buio del mare.
Il suo fascio abbagliante
che ruota instancabile
sospeso nel vento.
Un saluto alla sera
alle nuvole in cielo
ai gabbiani posati.
Una piccola torre
che di notte diventa
un gigante di luce.
nella brezza impetuosa,
geometrici fremiti
gonfi di maestrale.
Vele inclinate
sospinte dal vento
che sembran volare
insieme ai gabbiani.
Barche che guizzano
lambendo l' azzurro
che corrono e vibrano
sulla schiuma arricciata.
Un mare di fuoco
dipinto dal sole
di giallo e d' arancio
e blu all' orizzonte.
La luce impazzita
che gioca sull' onde
e avvampa o si smorza
al passaggio di nubi.
L' odore d' estate
si rovescia nell' aria
dilaga nell' anima
inondandoci il cuore.





