Sono passati molti giorni oramai
e io sono ancora qui, spaventato
e raccolto nei miei pensieri.
Mi ricordo tutto, minuziosamente,
e ricordare mi fa male.
La vita la sento scorrere
per le curve dei miei nervi,
la sento precipitare
nelle grotte dello stomaco.
C’è qualcosa che entra e che esce,
che c’è e che non c’è,
che mi parla,
che non mi lascia dormire,
e che purtroppo non riesco a vedere.
Le giornate scorrono lentissime,
eterne come l’amore non corrisposto,
dolorose e tristi.
Se chiudo gli occhi
e con la mano sondo i fondali
dei miei pensieri,
sento il calore di abbracci passati,
la chimica dei profumi
e la saggezza di un amore puro.
Di mattina seguo il sole,
lo vedo crescere,
lo guardo con invidia,
lo minaccio, lo odio,
lo accuso di essere nato.
Quanti anni ha il sole?
Quante volte ancora
dovrà ricordarmi
quanto sono imperfetto?
Ho visto un profeta
che mi ha scritto sul cuore
un nome e un cognome.
Ho visto il tuo volto
dipinto su un petalo,
e un uomo che raccoglieva un fiore.
Ci sono morsi che il cuore non regge
e bocche che sputano grumi di sangue.
Non mi sento bene, è evidente.
Tutto mi dice, tutto mi parla.
La mia pazzia ha la forma
di un corpo che trema,
il colore del mare profondo.
Dimmelo tu,
dimmelo tu che mi vuoi bene:
sto morendo?

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Bellissima!