L’alba assaggia le nuvole,
bacia le mie scarpe
sporche delle ultime stelle
e poi mi incipria le vene
come vele svezzate d’eterno
a navigar fra la pioggia del silenzio.
Il suo profumo nasce sulla pelle,
timido d’esistere, come bucaneve,
e poi carezza finestre socchiuse,
strade addormentate,
voci inscatolate nelle piazze.
Aratri sbadigliano nei campi
ed allora la poesia
nasce per il mondo:
nasce l’alba,
è rugiada di sguardi.

Commenti
Piaciuta. Complimenti!
Caterina