Statua di
decadente condottier
perso nel tempo
con immobile urlo
leva
usurata spada
rabbiosa al cielo,
dritta punta
stelle scintillanti
di lucente esercito,
combattendo secolare
battaglia contro
spazi celesti.
Notte di quieta
primavera
risalta
pallore lunare,
pianeta di mistica
bellezza irradia
cerei raggi a
rischiarar
un campo* ovattato
dal silenzio
della notte.
Disturbato
da ultimi clienti
di un bar
inebriati dal finir
di goder
pieni bicchieri
d’entusiasmo alcolico.
Allietato
dal suono armonioso
di labbra
avide di passione.
Ai suoi piedi
baci di giovani
amanti
domano
il bronzeo soldato,
velleità di guerrier
non spegne
sensuale incendio.
Luce bianca illumina
superficie metallica
di vecchio pozzo,
disvela
tormenti, paure
dubbi scritti da
giovanili mani
sul freddo
coperchio.
Immagini sacre
animano la vera,
ancestrale martirio
reca monito al
futile battagliero
eroismo
di una
statua.
*Campo: nome con cui viene indicata la piazza a Venezia.

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