Sonetto classico con turpiloquio.
Non ho imparato a dire «Vaffanžulo»
o a dire che «Non me ne frega un žazzo,
perciò son condannato a questo andazzo
di rogne caricato più d’un mulo.
Non son capace a fare il paraculo,
la falsità mi mette in imbarazzo,
non amo alimentare lo schiamazzo
e sto a disagio con i leccaculo.
Ma questa umanità che, somma burla,
d’umano non conserva che qualche orma
e premia l’arrogante che più urla
o chi la narrazione più deforma,
io sono quello che al manico ciurla
restando tutto fuori dalla norma.
27/07/2025
