L’incertezza delle onde rispecchiava
l’arcano dubbio che accompagnava l’incedere
del mio essere cittadino del mondo.
Il passato si bruciava come lo stoppino di una candela,
il presente cera si consumava come un giorno di pioggia
e il futuro si spegneva nell’abbraccio delle tenebre.
Ancora non credevo nei fantasmi e nelle ombre,
solo navigavo infinite acque
e correvo interminabili strade.
Gli immutabili conflitti dei poli opposti
sfioravano ogni giorno il mio esausto corpo
ma ingenuo salutavo sole e luna.
L’infanzia mi ha segnato
la vita mi ha turbato
la notte mi ha ingoiato.
Tremante la voce rincorreva i porti battuti
quando gli occhi scrutavano gli spazi infiniti,
distanze scoperte scappando gli affetti.
Amici, amici, pallide figure nel walzer della noia
ombre compagne al ballo notturno
ferite seccate su moli infelici.
Ora le ore non brillan di oro
tortura cinese la pioggia del tempo
nel dubbio che il sole distingua i contorni.
Il mare mi inghiotte mischiando le carte
un gioco pirata su nave pirata
una goccia si è persa con l’occhio suo padre.
I giorni trascorsi sfumature di nero
invitano lucciole a mostrare il ritorno
fra note stonate e seta sbiadita.
Il salino pian piano ha smussato i principi
teorie dislocate fra bottiglia e bicchiere
universo orizzonte mai troppo lontano.
Quel tanto volevo, quel tanto cercavo,
ma l’ora sfumata in minuti scontati
aumentava il disagio dell’essere in viaggio.
Le stelle bugiarde ridevano forte
stabilivano il gioco così come la posta
un mazzo di carte e un volo nel vuoto.
Camaleonte destino apriva le danze
una festa d’addio, una fine già scritta
aquilone che vaga al ballo cecchino.
Davvero scoprivo l’insolito raggio
splendente visione, abbaglio allo sguardo
un tuono caduto, una belva in letargo.
Colorava i ricordi del mondo di ieri
un’angoscia di fondo come freddo glaciale
come specchi puntati per bruciare intenzioni.
Un inguaribile odio compagno di viaggio
un labirinto feroce, fratello o giullare ??
un unico sogno riuscire a fuggire.
Un’isola in vista una lacrima in meno
fra un cuore ribelle e una lancia spezzata
cercavo uno spazio per non farmi notare.
L’abbraccio del sonno accerchiava l’inconscio
morsa invincibile nero indelebile
stella immutabile su un cielo che inghiotte.
Il sogno oramai cedeva lo scettro
alla cruda realtà`, al ferro che taglia
a quel dove dal quale si può solo scappare….
Ogni volta spiegare lo zero al numero uno
ogni volta cercare una fine che non riparta da zero
ogni volta fermarsi a uno sputo dalla linea d’arrivo.
Non dormiamo, amici, fra le righe
se non vogliamo che l’incubo
…diventi realtà.

Commenti
complimenti 5 stelle
un giorno la mia poetica (forse) maturerà e allora riuscirò nell'intento di universalizzare tematiche di vita vissuta "personale".
in questa capacità a mio avviso risiede la poesia più sublime.
è verissimo, c'è molto di me in questo scritto, moltissimo.
ricordo di aver scritto questo pezzo in pochissimi minuti... e "non stavo bene" in quel momento.
so che tu mi capisci....
in un certo senso è ispirata ad "Amico Fragile" di De Andrè.
i commenti li apprezzo sempre tutti, e ancora di più quando sento che sono onesti.
questa è una poesia molto personale, e parla della mia propria "disillusione".
una fase triste della vita, dalla quale sono uscito arricchito e forse anche un po' più saggio.
è vero che manca un climax, nel senso che non c'è.
ma è anche vero che non l'ho voluto.
ho preferito lasciare un senso di vuoto, di incmpiutezza, di dubbio.
Il tema trattato è un tema triste.
non ho detto però che è brutta. E' così perché l'hai voluta così. sei un'autore maturo, esperto e consapevole e si nota da ogni tuo scritto. Il climax manca formalmente ma sicuramente dentro di te è intensissima. Concordo tantissimo con ciò che hai scritto sopra, nel commento a Cristina. "Estraniarsi per universalizzare è uno degli apici della forma poetica. Ed è il mio preferito:-)!
di momenti passati mentre la vita si è e continua a rinnovarsi ... non credi?