Vienna, primi dell'Ottocento, al Café Sperl,
sarebbe stato quello l'ambiente più giusto:
per aria un valzer come un flûte di cristallo,
e fra noi Strauss padre che sogna ubriaco.
Parigi, è il 1850 circa all'Hotel de Pimodan,
e forse più dandy di così non si è mai visto;
ma qui, all'Hôtel de Lauzun, si fuma di già,
e forse si piantano i semi dei fiori del male.
Arles, e con te si chiude il secolo in piazza:
in una casa dalle mura color giallo panico,
fra allucinazioni e grosse teste di girasole.
Pura arte, seguita da uno stato di torpore.

Commenti
Sapevo di Van Gogh e di Baudelaire ma non sapevo di Strauss.
Dispiace che i grandi artisti di ieri abbiano avuto bisogno di far spaziare la loro mente con l'uso di sostanze (purtroppo succede anche oggi).
tutto vero quello che dici, ma se sia peccato o no questo non so capirlo.