"Notifica- Coordinate 48.3794° N, 31.1656° E"-
Il ragazzo li conta come monetine lanciate addosso a un mendicante,
-click-
Non osano chiamarle col loro nome: risuonano come algoritmi che moltiplicano le ombre:
fanno a pezzi il sole con droni affamati di pixel,
mentre lui, nella tasca del gilet,
stringe una foto che lo irride
con denti di latte e una cornice di crack.
Ma', sillaba che sa di garza e biscotti bruciati,
ora dorme in una casa senza coordinate,
lettiera di lenzuola che non impareranno
il rosso delle sue ferite.
Lui sogna il suo corpo:
un origami di ossa bianche
piegato dal vento della chemio,
mentre qui la carne è una bomboniera di
confetti di tritolo,
e le mani -sempre le mani-
cercano brandelli d'aria vergine nei sacchi neri.
Da una parte, le ragnatele di shrapnel
che ricamano divise a brandelli;
dall’altra, il suo cuscino
dove il tempo ha lasciato un’impronta
-un’assenza a forma di madre.
Lei, morta al sicuro, è un’eresia:
nessun proiettile ha bucato il suo silenzio,
nessun telegramma ha osato dirgli
che il più grande massacro
è un cuore che esplode a distanza.
Le raffiche sono vespe di metallo,
il tempo di pensare non sincronizza.
Lui scava fosse con le unghie,
ma la terra gli ride in faccia:
"Qui non c’è spazio per demoni puliti,
solo radici che bevono uranio".
E intanto, nella città lontana,
le chiavi di casa arrugginiscono
sul tavolo della cucina-
un vespaio di tac che non tornerà mai tac.
Il bambino sa che il vero nemico
non è il fucile che respira nella trincea,
e quel lenzuolo immacolato
-senza un graffio, o anche un barlume di gloria-
lo ha trasformato in un orfano di infarti:
non si vede, non si sente nulla.
Sarà nel lenzuolo pulito,
s'è solo mascherata da fantasma.
Il ragazzo li conta come monetine lanciate addosso a un mendicante,
-click-
Non osano chiamarle col loro nome: risuonano come algoritmi che moltiplicano le ombre:
fanno a pezzi il sole con droni affamati di pixel,
mentre lui, nella tasca del gilet,
stringe una foto che lo irride
con denti di latte e una cornice di crack.
Ma', sillaba che sa di garza e biscotti bruciati,
ora dorme in una casa senza coordinate,
lettiera di lenzuola che non impareranno
il rosso delle sue ferite.
Lui sogna il suo corpo:
un origami di ossa bianche
piegato dal vento della chemio,
mentre qui la carne è una bomboniera di
confetti di tritolo,
e le mani -sempre le mani-
cercano brandelli d'aria vergine nei sacchi neri.
Da una parte, le ragnatele di shrapnel
che ricamano divise a brandelli;
dall’altra, il suo cuscino
dove il tempo ha lasciato un’impronta
-un’assenza a forma di madre.
Lei, morta al sicuro, è un’eresia:
nessun proiettile ha bucato il suo silenzio,
nessun telegramma ha osato dirgli
che il più grande massacro
è un cuore che esplode a distanza.
Le raffiche sono vespe di metallo,
il tempo di pensare non sincronizza.
Lui scava fosse con le unghie,
ma la terra gli ride in faccia:
"Qui non c’è spazio per demoni puliti,
solo radici che bevono uranio".
E intanto, nella città lontana,
le chiavi di casa arrugginiscono
sul tavolo della cucina-
un vespaio di tac che non tornerà mai tac.
Il bambino sa che il vero nemico
non è il fucile che respira nella trincea,
e quel lenzuolo immacolato
-senza un graffio, o anche un barlume di gloria-
lo ha trasformato in un orfano di infarti:
non si vede, non si sente nulla.
Sarà nel lenzuolo pulito,
s'è solo mascherata da fantasma.
