Eccoci alla fine di un sentiero
mai scritto e mai narrato...
Mi hai atteso, come promesso,
ai tempi in cui cercavo
un battesimo sotto ogni pioggia,
dietro ogni arbusto un nuovo mondo.
Cammino rallentando il passo
e finalmente col sorriso,
che prima disegnavo solo sui quaderni
o con le dita sopra il vetro
della mia anima appannata.
Com'è facile ora,
da questo limpido fiume,
ritrarre la mano con la pietra
su cui incidemmo il nostro nome.
La stessa pietra che scagliammo
in un vortice nero
al principio di ogni baratro,
maledicendo il cielo.
Com'è facile voltarsi e senz'affanni
rilanciarla tra le acque,
sapendo di trovarla li per sempre,
sotto uno specchio che mai muta
e mai è scomposto dalle onde.
Eccomi infine tra le rocce
baciate dal raggio eternamente tiepido.
Chi ha saputo farsi pestare il cuore
venga a cibarsi di tutti i nettari leggeri,
qui dove il peso è un ricordo ormai sepolto
e la polvere dei sogni risplende
ardendo lieve tra le mani.
Le nostre mani...
Sempre più vicine...
Cammino e per la carezza del mio passo
non lascio impronte...
Che sgorghino senza requie
le acque ristoratrici
che levigano le divine sponde
e la più alta fonte
della cascata del fato che ci sfiora.
I miei occhi brillano come i tuoi,
fari nella nebbia per un disperso
sognatore,
brillano come i tuoi,
come la mano che ogni volta
mi salvò la vita.
Padre dei viali smarriti,
dei chicchi di grano sul sentiero,
Padre che col tuo canto
proteggesti le notti
dagli ululati del vento.
Padre dal mantello lungo un sogno,
custode delle litanie più tristi,
Padre, ultima luce al fine
d’ogni poesia,
che allontanasti lo splendore
del pugnale
e le lusinghe degli occhi oscuri
che riempivano i mie specchi.
Padre,
eccoci ora...
Questa corrente ci ha portato
al nostro abbraccio,
al soffio di mille candele che si spengono,
al suono di carillon
che copre del cielo
il frastuono di una pioggia di stelle,
alla fiamma del tempio che si eleva a incendio
consumando la carta antica
d’ogni nostra prigione.
mai scritto e mai narrato...
Mi hai atteso, come promesso,
ai tempi in cui cercavo
un battesimo sotto ogni pioggia,
dietro ogni arbusto un nuovo mondo.
Cammino rallentando il passo
e finalmente col sorriso,
che prima disegnavo solo sui quaderni
o con le dita sopra il vetro
della mia anima appannata.
Com'è facile ora,
da questo limpido fiume,
ritrarre la mano con la pietra
su cui incidemmo il nostro nome.
La stessa pietra che scagliammo
in un vortice nero
al principio di ogni baratro,
maledicendo il cielo.
Com'è facile voltarsi e senz'affanni
rilanciarla tra le acque,
sapendo di trovarla li per sempre,
sotto uno specchio che mai muta
e mai è scomposto dalle onde.
Eccomi infine tra le rocce
baciate dal raggio eternamente tiepido.
Chi ha saputo farsi pestare il cuore
venga a cibarsi di tutti i nettari leggeri,
qui dove il peso è un ricordo ormai sepolto
e la polvere dei sogni risplende
ardendo lieve tra le mani.
Le nostre mani...
Sempre più vicine...
Cammino e per la carezza del mio passo
non lascio impronte...
Che sgorghino senza requie
le acque ristoratrici
che levigano le divine sponde
e la più alta fonte
della cascata del fato che ci sfiora.
I miei occhi brillano come i tuoi,
fari nella nebbia per un disperso
sognatore,
brillano come i tuoi,
come la mano che ogni volta
mi salvò la vita.
Padre dei viali smarriti,
dei chicchi di grano sul sentiero,
Padre che col tuo canto
proteggesti le notti
dagli ululati del vento.
Padre dal mantello lungo un sogno,
custode delle litanie più tristi,
Padre, ultima luce al fine
d’ogni poesia,
che allontanasti lo splendore
del pugnale
e le lusinghe degli occhi oscuri
che riempivano i mie specchi.
Padre,
eccoci ora...
Questa corrente ci ha portato
al nostro abbraccio,
al soffio di mille candele che si spengono,
al suono di carillon
che copre del cielo
il frastuono di una pioggia di stelle,
alla fiamma del tempio che si eleva a incendio
consumando la carta antica
d’ogni nostra prigione.

Commenti