Ho paura che l’interesse sia solo un abbaio,
che l'occhio sia un filtro per renderti gaio,
che metta in risalto quel che vuoi leggere,
spogliando le mie parole fin quasi a cedere.
Ho paura che quanto scrivi ti venga da dentro,
ma che non colpisca dello spirito il centro:
non tutto ciò che fuoriesce ed è spinto
ha origine pura, ma fegato e istinto.
Ho paura che ciò che dirai mi darà tormento,
se l'insulto per te è solo odio e lamento,
convinto che un complimento sia solo bontà,
su un piatto cemento che due facce non ha.
Ho paura, tra gente dai gesti spoglianti,
di ritrovarmi confuso pur stando tra tanti,
di fare l’errore di denudarmi davvero,
tra passanti che fingono di spogliarsi, invero.
Ed ecco il gran capo venire a formarmi;
la donna migliore mi dà consolazione;
il rivale schernisce dal fiero stallone;
e l’anziano deride il mio giovane cuore.
Ma il tutto ridà nuovo fuoco all'amore,
nel gioco infinito dell'interazione.
