Persèfone, col viso ormai sfiorito,
le troppe lune ancor non sa scordare,
che la trattengono al fosco marito,
lontana dalle terre a lei più care.
E adesso che ogni tempio va in rovina,
un abito odoroso s'è creato,
per danzar nella terra a lei vicina,
sotto lo sguardo materno e beato.
Ma dopo tanto ballare contento,
le spighe or son colonne, fili in rame;
la calce cade giù sul pavimento,
e madre non s'accorge del catrame.
O Persèfone mia, fammi l'incanto:
torna ragazza e sfuggi alle pretese,
lascia Demetra immersa nel suo pianto,
sposa alla Morte, solo per un mese.
le troppe lune ancor non sa scordare,
che la trattengono al fosco marito,
lontana dalle terre a lei più care.
E adesso che ogni tempio va in rovina,
un abito odoroso s'è creato,
per danzar nella terra a lei vicina,
sotto lo sguardo materno e beato.
Ma dopo tanto ballare contento,
le spighe or son colonne, fili in rame;
la calce cade giù sul pavimento,
e madre non s'accorge del catrame.
O Persèfone mia, fammi l'incanto:
torna ragazza e sfuggi alle pretese,
lascia Demetra immersa nel suo pianto,
sposa alla Morte, solo per un mese.
