L'aria si fa leggera, quasi fragile,
mentre il sole d'equinozio ridisegna i contorni
di un mondo che non sa più guardare in alto.
Sulle dita dei rami premono le gemme,
piccoli pugni chiusi pronti a farsi carezza,
e le rondini tornano a solcare l'azzurro
cucendo insieme pezzi di cielo lontano.
Tutto è pronto per la festa della luce,
per l'armonia sottile del colore
che torna a reclamare il suo spazio tra l'erba.
Eppure, nell'ombra che i rami non proiettano,
vibra un suono che non appartiene al bosco:
il rumore sordo di ciò che l'uomo spezza.
Sarebbe un incanto perfetto, questo giorno,
se il respiro della terra non si scontrasse
con il fumo denso di orizzonti feriti.
Ma la farfalla non trema, prosegue il suo volo,
ostinata nel dirci che la vita, nonostante noi,
ha ancora il coraggio di chiamarsi rinascita.

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delle bombe e degli umani
che con quelle teste matte
si distruggono il domani.