L’ alba bussava al tuo uscio,
e tu, in anticipo, eri pronta a partire.
L’afa, il gelo,
un malessere di donna o, a volte,
la vita che dentro te cresceva,
non potevano trattenerti.
Non c’era tempo per indugiare,
il dovere era più forte del dolore,
dell’ansia e della paura.
Raccoglievi i tuoi capelli,
rinfrescavi il viso,
svuotavi il vaso della notte,
le direttive alla figlia maggiore
e via…
La campagna ti aspettava, andavi,
i tuoi piedi scalzi ma dalla pianta dura,
lasciavano le orme sul terreno,
a volte freddo, a volte arido o scivoloso
e sovente, di tutto, sassi taglienti o pungenti spine,
rallentavano il tuo incedere.
Conoscevi ogni erba dei campi,
tu seminavi, piantavi, innaffiavi, raccoglievi.
Fasciavi la legna
e pronto il carico sulla nuca,
riprendevi la strada del ritorno.
Il tuo cammino era distratto dal fuso che,
tra le mani, filava la lana.
Andavi immersa nei tuoi profondi pensieri…
Il pane, l’acqua alla fontana, i panni al fiume,
gli animali, la casa e poi…
il dolce appuntamento con gli anziani
e il rispettoso ossequio per loro.
Essi ti aspettavano, apprezzavano
la tua presenza, la tua compagnia,
il tuo aiuto, le quattro parole da scambiare.
Ciò rigenerava in loro, il cuore e lo spirito e
ricchi di saggezza elargivano, in cambio, consigli
e proferivano detti proverbiali.
Tu li amavi e li curavi al punto da non negargli
il calore del loro nido,
fino all’ultimo alito di vita.
Donna, tutto questo eri,
fin quando durava il giorno.
Poi si chiudevano gli usci;
uno sguardo fugace all’uomo
e il terrore d’incontrare l’ira nei suoi occhi,
presagio di un imminente sfogo su di te,
regalandoti segni evidenti per giorni;
un segno di croce,
si smorzava la debole luce del lume
e si auspicava l’arrivo del nuovo giorno.
e tu, in anticipo, eri pronta a partire.
L’afa, il gelo,
un malessere di donna o, a volte,
la vita che dentro te cresceva,
non potevano trattenerti.
Non c’era tempo per indugiare,
il dovere era più forte del dolore,
dell’ansia e della paura.
Raccoglievi i tuoi capelli,
rinfrescavi il viso,
svuotavi il vaso della notte,
le direttive alla figlia maggiore
e via…
La campagna ti aspettava, andavi,
i tuoi piedi scalzi ma dalla pianta dura,
lasciavano le orme sul terreno,
a volte freddo, a volte arido o scivoloso
e sovente, di tutto, sassi taglienti o pungenti spine,
rallentavano il tuo incedere.
Conoscevi ogni erba dei campi,
tu seminavi, piantavi, innaffiavi, raccoglievi.
Fasciavi la legna
e pronto il carico sulla nuca,
riprendevi la strada del ritorno.
Il tuo cammino era distratto dal fuso che,
tra le mani, filava la lana.
Andavi immersa nei tuoi profondi pensieri…
Il pane, l’acqua alla fontana, i panni al fiume,
gli animali, la casa e poi…
il dolce appuntamento con gli anziani
e il rispettoso ossequio per loro.
Essi ti aspettavano, apprezzavano
la tua presenza, la tua compagnia,
il tuo aiuto, le quattro parole da scambiare.
Ciò rigenerava in loro, il cuore e lo spirito e
ricchi di saggezza elargivano, in cambio, consigli
e proferivano detti proverbiali.
Tu li amavi e li curavi al punto da non negargli
il calore del loro nido,
fino all’ultimo alito di vita.
Donna, tutto questo eri,
fin quando durava il giorno.
Poi si chiudevano gli usci;
uno sguardo fugace all’uomo
e il terrore d’incontrare l’ira nei suoi occhi,
presagio di un imminente sfogo su di te,
regalandoti segni evidenti per giorni;
un segno di croce,
si smorzava la debole luce del lume
e si auspicava l’arrivo del nuovo giorno.

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